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Quotidiano di Sicilia

Don Giuseppe Costa: "Condivisione e coinvolgimento per formare le giovani menti"
di Antonella Guglielmino

Forum con Don Giuseppe Costa, delegato regionale delle Scuole Salesiane per la Sicilia

Tags: Don Giuseppe Costa



Quante sono le scuole salesiane in Sicilia?
“Ci sono essenzialmente tre poli scolastici: Messina, Palermo e Catania. Dalla Sicilia, inoltre, dipendono anche due scuole in Tunisia: una superiore a Tunisi e una primaria a Manouba. Purtroppo, nell’ultimo periodo siamo stati costretti a chiudere numerose scuole per una serie di motivi, tra cui quello economico e quello del personale. Sono aumentate, invece, le scuole professionali, concentrate per lo più tra Gela, Ragusa e Catania, Palermo. In ogni polo c’è la Scuola dell’infanzia, le Elementari, le Medie, il Ginnasio, il Liceo. Questi ultimi sono suddivisi per curricula particolari, per esempio il Liceo scientifico economico e il linguistico di Palermo, che sono considerati d’eccellenza. A Catania c’è il Liceo classico per la comunicazione, lo scientifico e lo scientifico-sportivo. Adesso la nostra mission è quella di potenziare il settore delle lingue: per questo siamo stati a Malta per preparare un percorso di tre settimane per le vacanze studio. Un altro gruppo di ragazzi andrà in Cina, grazie a un gemellaggio con Shangai che porterà lì i nostri giovani e accoglierà nella nostra terra i ragazzi cinesi. Oggi la nostra scuola non è frequentata solo da giovani uomini, come nel passato, ma anche da promettenti ragazze. Gli scolari che frequentano da noi rimangono sino al pomeriggio, perché usufruiscono della mensa scolastica e del servizio post scuola”.
 
 
Quali sono i motivi che spingono i giovani a intraprendere gli studi nelle vostre scuole? Qual è la vostra formula vincente?
“Prima di tutto il rapporto che si viene a creare tra docente e singolo allievo, unico nel suo genere. Anche se oggi vi è un numero importante di docenti laici, quest’ultimi hanno abbracciato lo stile salesiano: gli scolari che frequentano i nostri istituti si sentono a casa loro perché si trovano in un ambiente non anonimo. Vi è anche la condivisione e il coinvolgimento delle famiglie e noi auspichiamo anche quello del territorio, anche se è molto più complesso. L’esperienza che fa un ragazzo nelle nostre strutture è qualcosa di totalizzante, perché parte dal giovane per diffondersi in ogni angolo della sua vita, a 360 gradi. Sicuramente c’è il peso della retta, che non è indifferente, ma chi può sostiene ben volentieri questo costo perché è consapevole della formazione in toto che avrà suo figlio. Devo sottolineare, inoltre, che le nostre non sono scuole confessionali, anche se vi è un’attenzione ai valori religiosi. Lo dimostra il fatto che abbiamo delle strutture in Tunisia, sostenute dal Governo musulmano, e a Il Cairo”.
 
Dedicate spazio allo sport e alla comunicazione?
“Consideriamo questi aspetti molto importanti per lo sviluppo psico-fisico del ragazzo. A tal proposito, abbiamo istituito il Liceo scientifico a indirizzo sportivo. Per quanto riguarda la comunicazione, stiamo allestendo un laboratorio per il giornalismo, con ben 24 postazioni, per preparare gli allievi al mondo della produzione e dell’informazione vera e propria sin dal primo Liceo. Vogliamo dare una formazione continua, per cinque anni, nel settore specifico, cosicché una volta diplomato il giovane possa affacciarsi sul mondo del lavoro con competenze specifiche e qualificate. Secondo noi è importante che i ragazzi capiscano sin da giovanissimi cosa vuol dire entrare nel mondo del lavoro. Personalmente, approvo le esperienze che si fanno in alcune scuole americane, che hanno la possibilità di avere un loro giornale scolastico, realizzato in maniera semplice e diretta. La lettura del giornale in classe, a mio avviso, è uno strumento utile per insegnare ai ragazzi l’importanza dell’informazione, ma purtroppo questa esperienza in Italia è fallita perché le scuole non hanno un bilancio florido”.
 
Nelle vostre scuole si verifica il fenomeno della dispersione scolastica?
“No, è minima. Da noi abbiamo qualche caso di giovani affetti da dislessia, ma vengono seguiti dagli insegnanti e recuperati. Purtroppo, spesso lo Stato non sostiene l’insegnate: questo rappresenta un grande limite della scuola paritaria, un costo di cui a volte ci facciamo carico noi e, altre volte, i genitori. Posso affermare che la nostra è una scuola che prepara le eccellenze di domani”.
 
 
 
I vostri istituti dispongono di tutti i requisiti e i certificati per la sicurezza dei ragazzi?
“Si, anche perché le scuole paritarie devono essere le prime ad adempiere agli obblighi di legge. Siamo molto attenti su questo versante: i costi sono considerevoli, ma a noi poco importa perché siamo consapevoli della responsabilità sociale che abbiamo sia verso noi stessi che verso gli alunni. Una scuola frequentata da 600-800 allievi ha bisogno di strutture sicure”.
 
Avete dei corsi per l’informatica?
“Si, ma non soltanto, anche su robotica, nanotecnologia e altro. La nostra scuola è 2.0, per cui gli insegnati si avvalgono di tutte le tecnologie necessarie. Una realtà moderna, dove i compiti vengono realizzati al computer e da questo punto di vista siamo veramente all’avanguardia, un fiore all’occhiello. Io parto sempre dal gioco, che è una prerogativa del mondo salesiano, ma ormai anche questo concetto si è evoluto attraverso il coinvolgimento delle varie federazioni sportive. Dalle nostre strutture nascono anche i giovani atleti del domani, come campioni di pattinaggio, di calcio e così via. Tra i diversi laboratori c’è poi quello di teatro, che si affianca alla Scuola di comunicazione, di chimica, di diritto”.
 
Avete in programma altri importanti novità?
“Continueremo a potenziare il settore delle lingue straniere, perché le esperienze con Malta e Cina sono destinate a crescere ulteriormente. Stiamo aspettando la visita a Catania del ministro della Pubblica istruzione della Repubblica di Malta. Già abbiamo avuto un incontro ufficiale perché desideriamo che questa esperienza, vissuta dai nostri ragazzi, non si limiti soltanto al periodo estivo, ma si possa estendere ad altri mesi dell’anno scolastico, magari con stage formativi continuativi”.

Articolo pubblicato il 13 novembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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