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Quotidiano di Sicilia

Quei marziani della Regione Lombardia
di Carlo Alberto Tregua

Trentanove piani di rapida civiltà

Tags: Lombardia, Uffici, Informatizzazione



Il 31 gennaio, la Regione Lombardia ha inaugurato il grattacielo di 39 piani, il più alto di Milano, nel quale troveranno allocazione tutti gli uffici regionali. L’operazione ha una ragione organizzativa e una finanziaria. Quella organizzativa riguarda la concentrazione in un unico stabile di tutti gli uffici, in un sistema totalmente informatizzato e collegato, per cui i 3000 dipendenti non hanno più motivo di fare i camminatori.
Quella finanziaria riguarda la razionalizzazione dei costi, mediante il rilascio di tutti gli immobili in affitto e l’utilizzazione dei relativi canoni per pagare le rate di leasing col cui finanziamento è stato costruito il palazzo della Regione. Alla fine dei 30 anni, l’istituzione lombarda diverrà proprietaria dello stabile e non avrà depauperato canoni di locazione inutilmente.
L’aspetto più importante di questa operazione è che la programmazione dell’opera e di cinque ospedali è stata effettuata appena nel 2006.

In un Paese agli ultimi posti in Europa per capacità di costruire infrastrutture nei tempi previsti e senza aggravi di costi, la realizzazione del palazzo della Regione Lombardia costituisce un record, perché realizzato nel triennio 2007, 2008 e 2009.
L’ente regionale, che è stato capace di tale record si chiama Infrastrutture Lombarde Spa, affidato a un ingegnere, Antonio Rognoni, al quale sono stati dati 1,3 mld di euro e carta bianca per realizzare il palazzo e cinque ospedali. Rognoni come Bertolaso.
La Regione Lombardia ha solo altre tre partecipazioni societarie: Lombardia Informatica, Finlombarda e Cestec, ente per la consulenza aziendale. Le quote delle tre partecipate non sono cedibili e sono controllate al cento per cento. Ma, contrariamente alle regioni meridionali, queste tre partecipate funzionano, ottimizzano i conti senza perdite, anche se con utili minimi, ma realizzano opere e strutture organizzative.
I vertici sono snellissimi, sia sotto il profilo amministrativo che sotto quello tecnico e poggiano sulla responsabilità affidata a un’ottantina di tecnici (ingegneri, architetti, geometri e uomini di finanza) coordinati da solo sei responsabili di settore.
 
Questo pool così snello risponde esclusivamente al presidente della Regione, Roberto Formigoni, il quale sceglie i responsabili a uno a uno sulla base delle competenze professionali e non sull’appartenenza alle famiglie, e li valuta in relazione ai risultati che ottengono. Il pool e il suo responsabile Rognoni hanno adottato un controllo di gestione in termini di sicurezza sul lavoro, di tempi di realizzazione degli step, di regolarità dei pagamenti (la Regione paga con puntualità entro 60 giorni, per evitare oneri aggiuntivi e revisioni prezzi), di qualità dei lavori e di turnazioni che hanno consentito di tenere i cantieri attivi, 24 ore su 24, con un numero di operai oscillante tra 500 e 700, su tre turni.
La Infrastrutture Lombarde Spa si occuperà dell’Expo 2015, ma ha anche in programma una lunga serie di opere che verosimilmente, dato l’esempio prima indicato, si realizzeranno in tempi certi e con costi predeterminati, anche con la collaborazione di privati, in project financing.

Non crediamo che la Regione lombarda sia amministrata da marziani, bensì da uomini politici responsabili che scelgono amministrativi e tecnici capaci. I 39 piani della nuova sede della Regione Lombardia sono l’esempio di una civiltà e di una capacità di gestire la Cosa pubblica che la Regione siciliana si sogna.
è infatti da più di 30 anni che si sente parlare di concentrare tutti gli uffici in una cittadella, ma nessuno ha mai messo mano con concretezza a questo progetto, con la conseguenza che si sprecano milioni e milioni di euro di affitti, con una dispersione di energie umane e tecniche enorme e con risultati risibili e deludenti.
I siciliani, che lavorano e producono ricchezza, non si sentono inferiori a nessuno. Quando assistono all’inconcludenza, al clientelismo e all’inefficienza di una classe politica e burocratica che non è capace di realizzare un sistema organizzativo efficiente, di tipo europeo, dovrebbero deprimersi. Ma l’ottimismo ci salva e ci spinge a costruire una Regione siciliana non inferiore a quella lombarda, come potete rilevare in ultima pagina.

Articolo pubblicato il 05 febbraio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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