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Quotidiano di Sicilia

In Sicilia il lavoro c'è per i competenti ma la stabilità resta una chimera
di Michele Giuliano

Dall’ultimo bollettino Unioncamere emerge che le assunzioni nell’isola sono sempre a tempo determinato. Solo il 27% potrà aspirare al posto sicuro, per il resto tanto precariato. Tra i profili professionali più difficili da reperire si contano i tecnici in campo ingegneristico

Tags: Lavoro, Sicilia



PALERMO - Il posto fisso è ormai una utopia. Quello che per anni è stato definito il porto sicuro per chi non aveva voglia di rischiare, per codardia o incapacità, che era stato, invece, per molte famiglie la base per migliorare il proprio tenore di vita e mettere le fondamenta per il futuro dei propri cari, ormai è diventato quasi un sogno irraggiungibile per molti giovani o non più tali che passano, quando va bene, da un contratto precario all’altro.
 
Poco meno di un terzo dei siciliani può contare su un lavoro a tempo indeterminato, mentre ben il 53% dei lavoratori isolani, ad ottobre 2018, poteva contare su una occupazione a tempo determinato. Valori che si attestano vicino alla media italiana, con un dislivello di 5 punti percentuali in più rispetto al resto dello stivale per quanto riguarda la quota di precariato, secondo i dati raccolti con il sistema Excelsior di Unioncamere e Anpal per il mese appena trascorso.
 
Altri dati rilevati dal sistema informativo, l’aumento delle imprese che programmano assunzioni, ma aumenta anche la difficoltà di far incontrare domanda e offerta di lavoro, che tocca il suo massimo dallo scorso anno. Su circa 370 mila contratti di lavoro da stipulare entro fine mese in tutta Italia (31mila in più rispetto a un anno fa), il 29% presenterà difficoltà di reperimento (era il 25% a ottobre 2017).
 
Tra i profili professionali più difficili da reperire si contano i tecnici in campo ingegneristico (61,2%), quali ad esempio tecnici addetti alla programmazione di macchine a controllo numerico e tecnici per la gestione, manutenzione ed uso di robot industriali; gli operai specializzati nella lavorazione dei metalli (58%), tra cui fonditori, saldatori, fabbri; gli addetti a macchinari dell’industria tessile (50,3%); gli ingegneri (49,8%); gli operai di macchine automatiche (49,7%); gli elettromeccanici (47%), come ad esempio installatori, montatori, manutentori di macchinari per impianti industriali, di apparecchiature elettriche, elettroniche, informatiche.
 
Nel Sud e Isole, gli ingressi programmati toccano il massimo nelle province di Napoli, Bari, Salerno, Palermo e Catania; generalmente più contenute le difficoltà di reperimento che vanno dal 27,5% di Napoli al 16,8% di Palermo. La domanda di lavoro espressa dalle imprese in questo mese si caratterizza anche per una ricerca più accentuata di personale ad alta qualificazione: rispetto a ottobre 2017, aumenta di 1,3 punti percentuali la quota di contratti che verranno offerti ai dirigenti e alle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione e di 0,7 punti percentuali quella destinata alle professioni tecniche. La maggior domanda fa innalzare anche la difficoltà di reperimento che, per le professioni tecniche, raggiunge addirittura il 35,7% delle entrate programmate. Made in Italy e meccatronica i settori che registrano le maggiori difficoltà di incontro domanda-offerta di lavoro, a partire dalle industrie metallurgiche e dei prodotti di metallo (48%), industrie tessili, dell’abbigliamento e calzature (45%), industrie meccaniche ed elettroniche (43%), industrie del legno e del mobile (40%).
 
Cresce di oltre due punti percentuali rispetto allo scorso anno anche la quota di imprese che ha in programma ingressi di personale, passando dal 14,5% di ottobre 2017 al 16,8% del mese in corso. A tenere maggiormente il passo sono soprattutto il comparto dei servizi alle imprese (oltre 1 impresa su 5 ha in programma di attivare nuovi contratti), dei servizi alle persone (il 16,9% delle imprese prevede nuove entrate) e del turismo (16,7%).

Articolo pubblicato il 29 novembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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