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Quotidiano di Sicilia

Corruttela
di Pino Grimaldi



“La corruttela dei costumi è mortale alle repubbliche”.
Lo scriveva Giacomo Leopardi nello Zibaldone per lamentarsi della decomposizione e del disfacimento che vedeva determinarsi attorno ai suoi ideali e nel rammarico si fomentava il suo pessimismo sul divenire che gli sembrava cupo e tormentoso.
Quasi profeta di quanto è andato configurandosi nel mondo con una escalation che pone problemi di comportamento in ogni parte del mondo.
 
Oggi l’Italia è al 54° posto nella scala della corruzione - come ora viene chiamata - accanto a Paesi che non hanno avuto l’acculturazione nostra né sono terza potenza industriale d’Europa e settima del mondo, né retaggio di millenni che pur in mezzo a tanti marasmi hanno portato il Paese ad avere uno dei più ricchi patrimoni culturali del pianeta.
 
Dice Rampini nel suo recente “Quando inizia la nostra storia” che stupirsi non è corretto se è vero che da noi, ma anche in altre parti del mondo e non solo occidentale, il progresso è riuscito svicolando in mezzo a tutto il contrario del bene e del giusto e dunque il piagnisteo italico è fine a se stesso: non risolve,ma mette in mostra.
 
Si direbbe, nulla di nuovo sotto la luce del sole. Vero, ma con una precisazione: la contaminazione della informazione in tempo reale che permea tutti, dà a ciascuno non la reiezione dell’ingiusto ma solo la conoscenza di esso. Che può essere critica e dunque portare a non errare, ma su giovani e personalità borderline agisce innescando emulazione nella errata convinzione che il “delitto” se si perfeziona possa essere commesso senza averne conseguenze. Vale nella vita pubblica - Leopardi ne fa problema di dignità - e nella vita privata sulla quale neanche le ideologie religiose riescono più a far da ammortizzatore come in passato.
 
Va detto che la orripilante delinquenza morale dell’oggi è tante volte accaduta e si sono avuti secoli bui dai quali sembrava non dover mai uscire. Ma l’istinto di sopravvivenza ha sempre portato l’umano a dare un colpo di schiena, a raddrizzarsi ed adire quasi a vita nuova: corsi e ricorsi storici del buon Machiavelli.
 
Ma la preoccupazione di oggi è di essere, sia pure in apparenza, un tutt’uno, quasi che paralleli e meridiani, borealità ed australità siano solo termini geografici senza corrispondenti costumi, stili di vita, modi di essere ma “melting pot” di cui parlava Zangwill nell’opera omonima del 1908.
È ciò che oggi, increduli, abbiamo sotto gli occhi in Italia.
 
Le news riguardano solo “ammazzatine” più meno giustificate (sic!) e crudeli, latrocinio comunizzato e costante perdita della dignità e del rispetto per la propria persona: “putain respecteuse” pronta a tutto, incapace di educare le nuove generazioni, assenza di autorevolezza genitoriale e di maestri, politici ignoranti - o finti tali - a dare quotidianamente cifre numeriche e non. Insomma, il brand Italia a carte quarantotto.
E financo sondaggi sull’indice di gradimento del Papa! (che non ne è uscito molto bene).
Usque tandem?
 
Il Natale prossimo induce a pregare:moltissimo.
E chi non crede? è messo male.

Articolo pubblicato il 01 dicembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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