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Strage di Avola: desecretare gli atti
di Redazione

Lo hanno chiesto sia i Sindacati, sia il presidente della Regione Nello Musumeci. Cinquant'anni fa nella cittadina del Siracusano, durante una protesta dei braccianti, le forze dell'ordine ricevettero l'ordine di sparare sui lavoratori e ci furono due morti e quarantotto feriti. Ieri la commemorazione. La lotta al caporalato

Tags: Strage Avola, Desecretare Atti, Musumeci, Pagliara, Zappulla, Cannata, Mattarella



Ricordo e commemorazione ieri ad Avola, nel Siracusano, per i cinquant'anni dalla strage dei braccianti, con le forze dell'ordine che ricevettero l'ordine di sparare sui lavoratori durante uno sciopero per il rinnovo del contratto di lavoro.
 
Ci furono due morti - Giuseppe Scibilia, di 47 anni e Angelo Sigona, di 25 - e ben quarantotto feriti, cinque dei quali in maniera grave.
 
Per quelli che sono passati alla storia come "I fatti di Avola" non c'è mai stato un processo, non è mai stato individuato un colpevole.
 
Restano articoli di giornale e uno spettacolo realizzato dal premio Nobel Dario Fo. E tanta amarezza da parte dei familiari delle vittime.
 
"Noi abbiamo sempre avuto fiducia nello Stato e mio figlio è un poliziotto, ma vorremmo sapere chi è stato, chi ha ucciso mio padre e perché" ha dichiarato nei giorni scorsi Paola Scibilia, 59 anni figlia di Giuseppe.
 
Una corona di fiori è stata deposta davanti al cippo in contrada Chiusa di Carlo, il luogo dell'eccidio.
 
"Una vicenda drammatica - ha detto il coordinatore di Art.1-Mdp in Sicilia, Pippo Zappulla - che segnò una intera stagione sindacale e per l'intero Paese. Fu uno degli eventi che scatenò una giusta indignazione in tutta Italia e contribuì a sviluppare quella straordinaria stagione del 68-69 nelle fabbriche, nelle scuole e nelle università".
 
Dal palco del teatro Garibaldi di Avola, dove si è svolta una iniziativa organizzata dal sindaco Luca Cannata, era presente anche il presidente della Regione, Nello Musumeci, il quale ha annunciato che scriverà al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere di riaprire i fascicoli secretati della polizia per capire cosa accadde veramente il 2 dicembre del '68 ad Avola, nel Siracusano.
 
All'incontro introdotto dal sindaco di Avola, Luca Cannata, hanno preso parte anche i segretario generale nazionale di Flai Cgil, Ivana Galli, il segretario generale Cgil Sicilia, Michele Pagliaro, ed il segretario generale della Uil territoriale, Stefano Munafò.
 
"Desecretare gli atti - ha detto il segretario generale della Fai Cisl, Onofrio Rota - sarebbe un modo per risanare la ferita e per dare un senso alla vita di quelle persone che con il loro sacrificio contribuirono a tante conquiste per il mondo del lavoro, compreso lo statuto dei lavoratori".
 
"I giovani - ha concluso Zappulla - devono sapere che quei braccianti persero la vita perché stavano lottando per sacrosanti diritti, per combattere le gabbie salariali, perché allora un bracciante di Avola percepiva un salario diverso da quello di un bracciante di Lentini".
 
"Quello dello sfruttamento nei campi è un fenomeno trasversale, al Sud come al Centro e al Nord. Oltre 400 mila persone vengono sfruttate e restano senza tutele. Sono circa 220 mila i braccianti irregolari", ha aggiunto.
 
Anche Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uil hanno chiesto alle istituzioni di mettere in pratica "tutti gli strumenti normativi esistenti per sconfiggere il caporalato e lo Stato renda pubblici i fascicoli di polizia di cinquant'anni fa".
 
Per il segretario generale Flai Cgil, Ivana Galli, "quei diritti conquistati ad Avola devono essere mantenuti vivi; per farlo le istituzioni devono fare rispettare le leggi esistenti e attuare tutti i protocolli siglati".
 
"E questo - ha aggiunto - per contrastare tutte quelle forme di caporalato ancora presenti nelle campagne dove si continua a morire".
 
 
 

Articolo pubblicato il 03 dicembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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