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Quotidiano di Sicilia

Anche con una bassa produzione di rifiuti i termovalorizzatori restano determinanti
di Rosario Battiato

Secondo il Rapporto Was 2018 il fabbisogno residuo da coprire in Sicilia sarebbe di 1 mln di tonnellate l’anno. Si autorizzano nuove discariche, mentre viene demolito l’unico “inceneritore” realizzato

Tags: Rifiuti, Sicilia, Mafia, Termovalorizzatori, Discarica



PALERMO – Serve una visione strategica per definire un piano d’azione concreto e risolutivo sul fronte della gestione dei rifiuti. Il messaggio è arrivato in occasione della presentazione del rapporto Was 2018, dal titolo “Il waste management tra industria e policy, la sfida della regolazione”, che, come ogni anno, ha illustrato lo stato di salute della filiera del trattamento e del riciclo dei rifiuti in Italia, denunciando al contempo il gravissimo gap infrastrutturale. Un allarme che di certo riguarda da vicino la Sicilia, regione con evidenti limiti di impiantistica – nel 2016 ancora circa l’80% dei rifiuti urbani prodotti venivano diretti in discarica – e ancora senza progetti per realizzare i termovalorizzatori.
 
Il futuro è nella gestione integrata. “Sviluppare la raccolta differenziata e il riciclo è basilare – ha spiegato Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys – ma serve ragionare sull’intera filiera del waste management” perché “raccolti materiali riciclabili e rifiuti organici servono gli impianti per trattarli e valorizzarli”.
 
In questo senso “servono anche termovalorizzatori per recuperare energia dai rifiuti non recuperabili altrimenti, distribuiti in modo coerente con i fabbisogni sul territorio in modo da limitare gli impatti ambientali, sia dello smaltimento in discarica, o peggio illegale, sia del trasporto dei rifiuti su lunghe distanze”.

Una pianificazione strategica, in altri termini, è necessaria, soprattutto per una Sicilia che ha sempre navigato a vista e che non può limitarsi ai recenti successi sul fronte della raccolta differenziata – dati della Regione da consolidare sul lungo periodo fanno riferimento al superamento del 30%, praticamente raddoppiata rispetto ai valori del 2016 – in quanto si registra comunque la penuria di quegli impianti necessari per rendere virtuoso ed economicamente conveniente il meccanismo della raccolta.
 
Per l’Italia l’impegno è quello del 2030, quando gli obiettivi Ue richiedono il 65% di riciclo dei rifiuti urbani. Il modello di riferimento per le regioni italiane è il Veneto, secondo una nota relativa allo studio, che registra un’alta percentuale di raccolta differenziata e una bassa produzione pro capite. Saranno raccolta differenziata e riciclo ad abbassare il fabbisogno nazionale dei termovalorizzatori che, invece, sono necessari in una Sicilia che oggi ne è totalmente sprovvista. Secondo una stima al 2030 e in uno scenario a bassa produzione di rifiuti, l’Isola avrebbe bisogno di capacità per smaltire circa un milione di tonnellate.
 
Un calcolo addirittura superiore a quanto stimato dai tecnici del passato Governo che nello Sblocca Italia (Legge 164/2014), in particolare nell’articolo 35, individuava “il fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati” e fissava in circa 700 mila tonnellate il quantitativo da assegnare agli impianti di valorizzazione energetica isolani.
 
La Regione, intanto, l’unico inceneritore mai avuto, e in disuso da diversi anni, lo sta smantellando. Si trattava di un impianto destinato esclusivamente a bruciare alcune tipologie di rifiuti, senza possibilità di recupero termico o elettrico, che ha visto nelle scorse settimane la disposizione dei lavori di completamento delle attività di demolizione dell’inceneritore San Ranieri, sito in località Falcata nel Comune di Messina. Il quadro economico era stato originariamente fissato in circa 600mila euro.
 
Allargando il raggio d’azione all’aspetto competitivo, il report ha analizzato i 238 maggiori player attivi nel comparto della raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani e in quello della selezione e valorizzazione dei materiali. Il settore vale complessivamente 11 miliardi di euro e coinvolge una vasta gamma di operatori, che vanno dalle grandi multiutility quotate alle piccole-medie imprese locali e familiari. Si evidenzia un dinamismo delle maggiori aziende e un’evoluzione verso la circular economy anche se l’ultimo anno ha registrato un “sostanziale immobilismo delle policy nazionali”.

Articolo pubblicato il 05 dicembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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