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Quotidiano di Sicilia

Previsioni 2019-2023 sul valore aggiunto, Sicilia tra le Cenerentole del Mezzogiorno
di Adriano Agatino Zuccaro

Elaborazioni dell’Osservatorio Banche Imprese (Obi): si allarga la forbice Nord-Sud. Migliori performance per Palermo (0,89%), Catania (0,71%) e Ragusa (0,68%)

Tags: Economia, Sicilia, Sviluppo



ROMA - Il tasso di crescita annuale medio del valore aggiunto totale previsto per gli anni 2019-2023 in Sicilia è pari allo 0,56% contro lo 0,63% del Mezzogiorno e lo 0,81% dell’Italia.
 
Superano la performance del Mezzogiorno, tra le province siciliane, solo Palermo (0,89%), Catania (0,71%) e Ragusa (0,68%); chiude la classifica Agrigento con una crescita vicinissima allo zero. Elaborazioni e previsioni sono dell’Osservatorio Banche Imprese (Obi) che ha aggiornato le previsioni 2019-2023 sul valore aggiunto per tutte le province italiane e per i comuni del Mezzogiorno.
 
“Le stime e le previsioni dell’Obi forniscono un quadro variegato per il Mezzogiorno - comunica l’Osservatorio - quadro composto da alcune luci ma anche da ombre. Dopo il rallentamento segnalato dalle ultime stime, l’Obi prevede che il Mezzogiorno crescerà ancora a ritmi inferiori alla media nazionale con il gap tra Italia e Mezzogiorno che continuerà ad allargarsi in misura continua anche se limitata. Si intravedono alcuni segnali di ripresa soprattutto nei settori dell’industria in senso stretto mentre meno rosea dovrebbe risultare la dinamica per il settore dei servizi”. Una sintesi amara per l’Isola che stenta a rialzarsi dopo le annualità difficili riscontrate in tutta Italia tra il 2009 e il 2018.
 
L’Italia, come accennato, procederà con una crescita annua dello 0,8% nel cinquennio di previsione 2019-2023 mentre le altre macroaree: +0,7% per il Nord Ovest, +0,8% per il Nord Est e +0,9% per il Centro Italia. “Dopo la tenuta del triennio 2015-2017 - prosegue l’Osservatorio - il divario del Mezzogiorno rispetto alle altre macro-aree del Paese è destinato ad allargarsi leggermente nei prossimi anni con l’economia del Mezzogiorno che non riuscirà a raggiungere il livello pre-crisi del 2008 rispetto alla dinamica delle altre macro-aree che l’hanno già raggiunto (Nord Est) o si apprestano a farlo nei prossimi tre anni (Nord Ovest e Centro Italia). Secondo il report, nel quinquennio 2019-203, a trainare la crescita dell’economia del Mezzogiorno dovrebbe essere il recupero del settore dell’industria in senso stretto e del settore delle costruzioni.
 
A livello regionale, nel quinquennio 2019-2023, la crescita dovrebbe risultare sostanzialmente contenuta in tutte le regioni italiane. Superiore alla media nazionale dovrebbe risultare la sola crescita delle regioni Marche (+0,96%), Lazio (+0,93%) ed Emilia Romagna (+0,89%) mentre più contenuta dovrebbe essere la crescita prevista per le regioni Basilicata (+0,46%), Abruzzo (+0,43%) e Valle d’Aosta (+0,26%). Le regioni Veneto e Lombardia dovrebbero infine registrare una crescita leggermente inferiore alla media nazionale: rispettivamente pari allo 0,77% ed allo 0,73%. Come anticipato, l’economia delle regioni Abruzzo, Basilicata, Puglia e Sicilia crescerà ad un ritmo più contenuto rispetto alla media del Mezzogiorno mentre reagirà in misura leggermente più positiva (ma comunque con una crescita media annua al di sotto della soglia dell’1%) l’economia delle regioni Calabria, Campania, Molise e Sardegna che tuttavia hanno risentito in misura maggiore degli effetti negativi della crisi dell’ultimo decennio.
 
A livello provinciale, le province di Crotone e di Matera saranno quelle più dinamiche caratterizzate da una crescita media annua nel periodo 2019-2023 rispettivamente pari all’1% ed all’1,4%. Al contrario, numerose province del Meridione saranno caratterizzate nello stesso periodo da una crescita decisamente contenuta o sostanzialmente assente. È il caso delle province al centro della Sardegna, delle province a sud della Sicilia e che si affacciano sullo stretto di Messina (vedi tabella per provincia), delle province del Salento in Puglia e di un folto nucleo costituito dalle province che circondano l’Appennino Meridionale andando dall’Adriatico al Tirreno.
 
All’Isola occorre fissare nuove frontiere di sviluppo; per il direttore generale dell’Osservatorio Banche – Imprese, Antonio Corvino, queste “sono sicuramente l’industria 4.0, la digitalizzazione dell’economia e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi, oltre alla ricerca sul versante della compatibilità ambientale e dell’energia pulita” ma bisogna “andare avanti con l’agricoltura familiare e la biodiversità del Mediterraneo”.

Articolo pubblicato il 06 dicembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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