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Catania - Tari, tassa che colpisce i cittadini più poveri. Federconsumatori: "A Catania? È iniqua"
di Desirée Miranda

Il tributarista Creaco spiega come funziona: “Ogni Comune adotta un proprio regolamento”

Tags: Catania, Tari, Federconsumatori



CATANIA - Il 50% dei cittadini catanesi non paga la tassa sui rifiuti e mentre al Senato è in discussione la possibilità di inserire nella bolletta della luce il tributo per i Comuni in dissesto e pre dissesto, abbiamo fatto una ricognizione per cercare di capire sulla base di cosa si paga la tassa sulla spazzatura. “Il calcolo della Tariffa rifiuti solidi urbani deve essere effettuata moltiplicando la superficie per la tariffa dell’anno di riferimento con l’aggiunta del 15% per oneri accessori” si legge sul sito del Comune.
 
La disciplina è delegata a ogni Ente e se qualcuno, oltre la differenziazione tra utenze domestiche e non domestiche, per il calcolo della tariffa considera il numero dei componenti familiari, l’ubicazione dell’abitazione nonché i metri quadri, il Comune di Catania guarda solo la superficie totale, e non solo quella dell’abitazione, ma anche delle pertinenze come i garages. Su un appartamento di 80 mq a Librino, si pagherà tanto quanto chi ha un appartamento della stessa dimensione in via Etnea senza considerare quante persone vivano lì. “Una iniquità”, la definisce Salvo Nicosia, presidente di Federconsumatori Catania che però è legittimata dalla legge.
 
“La Tari si evolve in almeno due modelli - spiega - uno deriva dalla Tarsu e uno dalla Tia. Il cittadino, a Catania, pagherà la Tari come evoluzione della Tarsu nella sfaccettatura che considerava sia le pertinenze che l’immobile per il calcolo della tariffa”.
 
Non solo. La logica della Tari dovrebbe essere quella del non profitto per cui i cittadini sono chiamati a pagare per la copertura del servizio. “Viene pagata al 100% dal cittadino e deve essere una equa ripartizione per ogni singola unità immobiliare fatto 100 il costo del contratto. Non si può lucrare sulla tassa dei rifiuti essendo un tributo. Ogni Comune adotta un regolamento di applicazione della Tari sulla base del contratto di servizi stipulato con la società che lo espleta”, afferma l’avvocato tributarista di Federconsumatori Fortunato Creaco.
 
“Addirittura - aggiunge il presidente catanese di Federconsumatori - la normativa ci dice che il Comune può elaborare il totale del costo per il territorio comunale fino al 10% perché al suo interno deve pagarsi anche il costo del personale impiegato per l’elaborazione del tributo e in parte anche a copertura dell’evasione fiscale che fisiologicamente esiste”, aggiunge Nicosia.
 
Questo significa che i cittadini non pagano solo per il ritiro del rifiuto prodotto direttamente, ma anche per il conferimento in discarica dello stesso e per tutti gli annessi e connessi come anche il pagamento dei dipendenti comunali che lavorano al recupero dei tributi evasi. Se poi nel contratto c’è anche lo spazzamento e la pulizia delle strade, il diserbamento delle zone verdi della città o ancora la pulizia del cimitero pagano pure quello.
 
C’è da dire, inoltre, che la città di Catania - come abbiamo scritto più volte - ha ancora percentuali bassissime di raccolta differenziata e, poiché il costo del conferimento è strettamente legato alle performance di quest’ultima, ne deriva che Catania paga, per ogni tonnellata di indifferenziato, una certa quota di maggiorazione che serve a pagare le ingenti multe commutate dall’Unione europea al nostro paese e che paga ogni Comune perché, come detto, i costi sono a carico del cittadino. E se qualcuno vuole sapere se c’è un legame tra dissesto e aumento dell’aliquota della tassa sui rifiuti, a togliere ogni dubbio ci pensa l’assessore al bilancio del Comune di Catania, Roberto Bonaccorsi. “L’aliquota è a copertura del servizio quindi non c’entra nulla con il dissesto”, afferma.
 
Leggermente diverso il discorso per le altre aliquote come l’Imu, che sono già al massimo perché eravamo in pre dissesto. “Cambieranno in qualche dettaglio ma ne parliamo quando andremo in Consiglio comunale con il bilancio entro metà di gennaio”, aggiunge.
 
A questo quadro si aggiunge la possibilità di inserire il tributo nella bolletta elettrica come già fatto con il canone Rai. “Noi di Federconsumatori ci auguriamo che non accada perché produrrebbe ulteriori iniquità trasformando il gestore dell’energia in esattore senza averne la competenza”, conclude Nicosia.

Articolo pubblicato il 22 dicembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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