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Quotidiano di Sicilia

La terra si rilancia, ma in Sicilia vale ancora poco
di Michele Giuliano

L'indagine di Crea sul mercato fondiario: nell’Isola crescita di +0,7% nell’ultimo anno ma le discrepanze col Nord sono enormi. Se il prezzo medio dei terreni agricoli in Italia è stato pari a poco più di 20 mila euro per ettaro, nasconde una forte differenziazione tra i prezzi delle compravendite nel Settentrione, stabilmente sopra i 40 mila euro per ettaro nelle regioni del Nord Est e i prezzi che si registrano nel Mezzogiorno compresi in media tra 8 e 13 mila euro per ettaro

Tags: Agricoltura, Sicilia



PALERMO - Il valore della terra siciliana aumenta. Insieme alla lenta ma continua crescita dell’agricoltura, il mercato fondiario sta vedendo anche una crescita dei prezzi incoraggiante.
 
Dopo cinque anni di continue svalutazioni, un risultato non da poco, secondo quanto riportato dall’indagine annuale 2017 sul mercato fondiario, curata dalle postazioni regionali Crea, il Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia. Ancora lunga però è la strada da fare, se si pensa che i valori siciliani e di tutto il sud sono parecchio più bassi rispetto a quelli del nord Italia.
 
Se il prezzo medio della terra in Italia è stato pari a poco più di 20 mila euro per ettaro, nasconde una forte differenziazione tra i prezzi delle compravendite nel Nord Italia, stabilmente sopra i 40 mila euro per ettaro nelle regioni del Nord Est e i prezzi che si registrano nel Mezzogiorno compresi in media tra 8 e 13 mila euro per ettaro.
 
Valori che scendono ulteriormente nelle isole, quindi anche in Sicilia, seguendo gli andamenti nel tempo si nota una crescita leggermente superiore dei valori fondiari nelle regioni meridionali rispetto a quelle del Nord, ma è ancora troppo debole per ridurre significativamente il differenziale.
 
Segnali positivi vengono dall’analisi dell’attività di compravendita. Infatti, il numero di compravendite, desunto dalle statistiche Istat sull’attività notarile, è aumentato del 2% consolidando la crescita che si era già riscontrata nei due anni precedenti. Il livello delle compravendite è ancora lontano dai valori che si registravano oltre dieci anni fa, ma è importante che si sia invertita la tendenza e che riemerga un certo interesse da parte degli investitori.
 
È probabile che la domanda sia orientata soprattutto verso i terreni dotati di buona fertilità, di caratteristiche accessorie ma fondamentali, come infrastrutture irrigue e vicinanza a reti stradali tra tutte, e di prospettive commerciali legate a particolari produzioni agricole, come ben dimostra il caso dei vigneti, il cui interesse sembra non accennare a diminuire, anzi, sembra essere in continua ascesa. Di fatto i terreni migliori non hanno mai smesso di suscitare l’interesse di potenziali compratori, portando i valori fondiari a livelli non sempre compatibili con l’effettiva redditività delle imprese agricole.
 
Un aiuto viene dagli sforzi delle istituzioni, che spingono per aumentare la mobilità fondiaria attraverso una conferma delle agevolazioni per l’acquisto della terra da parte degli imprenditori agricoli e, soprattutto, un rafforzamento delle iniziative per rimettere in circolazione terreni a favore di imprese agricole desiderose di sviluppare le proprie attività, con particolare riguardo ai giovani.
 
Dopo il decreto Terre vive del 2014 che ha messo a disposizione terreni demaniali, in larga misura ubicati in zone marginali, ora è stata avviata la Banca della terra nazionale curata dall’Ismea che ha messo in vendita all’asta 7.700 ettari, in molti casi di aziende accorpate situate in zone fertili. Si tratta di iniziative che si stanno sviluppando in parallelo con le Banche della terra regionali, maggiormente orientate verso la concessione in affitto di terreni, in genere, appartenenti ad enti pubblici.
 
Anche l’Unione Europea sembra intenzionata a rispondere all’esigenza di un maggiore accesso alla terra, ad esempio attraverso la possibile ammissibilità delle spese per l’acquisto della terra tra gli aiuti di stato nella prossima programmazione 2021-2027, per aiutare soprattutto i giovani agricoltori che vogliono investire per un futuro nel nostro settore più tradizionale.

Articolo pubblicato il 16 gennaio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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