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Quotidiano di Sicilia

Calenda vuole tornare al nuovo Ulivo
di Carlo Alberto Tregua

Europee, lista calderone



La storia non insegna nulla. L’esperienza di Romano Prodi, che mise insieme le anime più disparate dell’agone politico, sotto l’insegna dell’Ulivo, cadde per l’eterogeneità dei propri componenti.
Carlo Calenda, venuto al nostro Forum pubblicato l’1/2/2014, ha proposto di mettere insieme “tutti quelli che ci stanno” in una lista caleidoscopica.
Dopo un primo impatto positivo, i diversi soggetti chiamati a comporla hanno cominciato a mettere i paletti, perché non c’è la volontà, da parte di tutti coloro che non appartengono alla maggioranza GialloVerde, di creare un fronte unico per contrastarla, né da un lato né dall’altro.
Ognuno è mosso da interessi personali ed egoistici, dimenticando quelli generali. Questa debolezza costituisce la forza di Lega e grillini. Di fatto, essi non hanno opposizione. Non si può considerare forte il ritorno in prima linea dell’82enne Berlusconi, il quale certamente attrarrà voti personali, la cui percentuale è stimata da diversi sondaggisti fra il 3 e il 6%. Nonostante ciò, è difficile che FI bissi il 14% del 4 marzo 2018.
 
Nonostante gli sfracelli promessi da Salvini e il boom (senza la S) promesso da Di Maio, le previsioni del nuovo europarlamento non prevedono sconvolgimenti, bensì spostamenti di qualche decina di eurodeputati da un partito all’altro. I sondaggisti, peraltro, prevedono un insuccesso del Movimento 5 stelle, il quale è partito da un consenso elettorale del 32,5%, oggi è accreditato di circa il 25%, alle europee potrebbe scendere sotto il 20%.
In ogni caso, l’Europarlamento non è dotato di effettivi poteri, perché qualunque propria delibera, per diventare operativa, deve passare attraverso l’approvazione del Consiglio d’Europa, formato dai capi di Stato e di Governo. La stessa Commissione europea è emanazione di tale Consiglio europeo.
Le elezioni del 26 maggio prossimo presentano l’incognita rappresentata dall’eventuale accordo fra Gran Bretagna e Commissione europea. In quel Paese cresce ogni giorno di più la voglia di rifare il Referendum, cosa fattibile. Tony Blair è resuscitato e a gran voce sta spingendo il suo partito, guidato da Jeremy Corbyn, in questa direzione. Fra gli elettori conservatori, una parte sempre maggiore chiede di votare nuovamente.
 
L’idea di Calenda di mettere insieme elettorati sparsi in tutto l’agone politico è un’alternativa ragionevole, anche se non costituisce il meglio. Tuttavia, l’egoismo dei singoli capetti molto probabilmente la farà naufragare, rinforzando così ancora di più l’asse GialloVerde.
Quest’ultimo, sta sgonfiandosi, perché gli elettori si accorgono che alcune delle più roboanti promesse non possono essere mantenute.
Vero è che il decretone ha varato le norme per Rdc e Quota 100, ma esse sono così complicate e farraginose da indurre dubbi seri sulla loro effettiva realizzabilità. Non vorremmo che, ancora una volta, i congegni malcombinati della macchina pubblica rendessero inutili le volontà politiche.
Per la Sicilia sarebbe un danno, perché comunque da Rdc dovrebbero pervenire nel circuito finanziario all’incirca 1,2 miliardi.
Inoltre, molti dipendenti pubblici rientranti nella Quota 100 andrebbero a ingrossare le fila di coloro che percepiscono l’assegno senza lavorare. Ma questo, com’è noto, non significa l’ingresso di giovani al posto degli uscenti.
 
In questa vicenda, sottolineiamo il silenzio assordante di Paolo Savona, ministro dell’Economia in ombra, ma che con la sua esperienza e maturità comincia a capire come la politica economica pensata dai due leader e vice presidenti del Consiglio abbia tante falle da cui piano piano escono i buoni propositi.
Che Salvini e Di Maio siano in buona fede, potremmo confermarlo. Ma che abbiano avuto la capacità di disegnare il futuro economico, occupazionale e sociale del nostro Paese suscita perplessità. Non occorre cadere nel burrone quando ci si accorge che si va verso di esso e se ne conosce la profondità. In questo caso occorrerebbe prevenire proprio per evitare di precipitarvi dentro.
La manovra correttiva è dietro l’angolo, ma tutti dichiarano di volerla rinviare a dopo il 26 maggio, come se questa data non arrivasse mai. Ma intanto, così confermano che essa viene ritenuta fin da ora quasi inevitabile.

Articolo pubblicato il 23 gennaio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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