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Quotidiano di Sicilia

La compagnia di bandiera da Berlusconi a Di Maio
di Carlo Alberto Tregua

Alitalia costata sei miliardi

Tags: Alitalia



l giovane Luigi Di Maio ha ripetuto, papale papale, quanto aveva affermato Berlusconi: “L’Italia deve avere la propria compagnia aerea di bandiera”. Si tratta di una solenne cazzata perché, con la concorrenza internazionale, non esistono compagnie di bandiera, bensì compagnie capaci di stare sul mercato, avendo una organizzazione super efficiente, con i costi ridotti all’osso, i servizi migliori possibili ed il conto economico in attivo.
Vi sono compagnie che hanno questi risultati? La maggior parte, ma sono quasi tutte a gestione privata.
Berlusconi sbandierò quella frase perché voleva tutelare gli imprenditori italiani che avevano investito in Alitalia e perso molti soldi. Ricordiamo Carlo Toto, patron di AirOne, che riversò la sua compagnia in Alitalia, recuperando il suo investimento.
Con questo salvataggio di Stato (il Cavaliere, ora riabilitato, non mise soldi propri ma dei cittadini), furono bruciati oltre cinque miliardi, tanti quanti ne ha bruciati Renzi ogni anno con l’accoglienza degli immigrati.
 
Cosicché il giovane Di Maio è stato folgorato dall’iniziativa del Cavaliere e ha pensato bene, come titolare del Mise, di affidare alla FS Holding Spa la trattativa per far riprendere ad Alitalia la vita ordinaria.
Ricordiamo che, in atto, essa è gestita da tre Commissari straordinari (Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari), perde centinaia di milioni l’anno ed ha un debito ponte con lo Stato di 600-900 milioni, che dovrebbe restituire entro quest’anno.
In queste condizioni, Alitalia è una compagnia che non può stare sul mercato e, quindi, necessariamente, deve essere venduta tutta o spacchetata ad altre compagnie disposte ad acquistarla.
Sono interessate Lufthansa, Air France-Klm, e ora anche l’americana Delta Airlines. Nella trattativa c’è un ostacolo enorme che è il personale, soprattutto quello amministrativo: un esubero di circa quattromila unità che nessun acquirente può accollarsi perché questo costo è una delle componenti che portano in perdita la compagnia italiana.
Ora, non si capisce perché Di Maio voglia ripetere l’errore di Berlusconi.
 
La questione dei trasporti aerei nel nostro Paese è fondamentale, sia perlo sviluppo dell’economia che per l’incremento del turismo.
Nel primo caso, i trasporti aerei sono una componente importante della logistica: passeggeri e merci devono potersi muovere a costi competitivi da e per il nostro Paese. Lo stesso dicasi di tutte quelle merci che non possono utilizzare i trasporti terrestri su gomma e su ferro.
Quest’ultimo mezzo si sta ammodernando per far viaggiare le merci di notte sull’infrastruttura ad alta capacità, con ciò raddoppiando la velocità.
Però, vi sono quegli asini della No-Tav che vogliono impedire a questo sistema moderno di connettersi con quello europeo attraverso la galleria della Torino-Lione.
Gli aeroporti si stanno modernizzando e conseguono risultati quando sono amministrati da un buon management. Un disastro, invece, quando gli amministratori sono politici trombati.
 
I trasporti aerei, marittimi, ferroviari e stradali costituiscono la leva più importante per lo sviluppo dell’economia e della nuova occupazione.
Ecco perché non avere dotato di infrastrutture adeguate il Sud d’Italia, in questi settant’anni, è una gravissima responsabilità del ceto politico, soprattutto di quello meridionale che si è sempre fatto sopraffare per i propri interessi.
Non importa il colore del gatto, importa che mangi i topi, diceva Mao Tse Tung. Parafrasando, non importa se governano destrorsi, sinistrorsi o centristi, importa che governino bene, fornendo ai cittadini servizi della migliore qualità possibile, per i quali vengono spese risorse nella minore quantità possibile.
La questione è tutta qui: ottimi servizi, minime spese. Ma chi è capace di comportarsi così? Chi è dotato di competenze, e chi ha una moralità a prova di corruzione?
Personale politico con queste caratteristiche ce n’è poco ed ecco perché si torna a sbandierare la stupidaggine che l’Italia ha bisogno di una compagnia aerea di bandiera. No, ha bisogno di politici con la testa funzionante e senza scheletri negli armadi.

Articolo pubblicato il 29 gennaio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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