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Quotidiano di Sicilia

Non solo abusi edilizi, suolo siciliano divorato anche da incendi e discariche
di Rosario Battiato

La fotografia Arpa-Ispra su com’è cambiata la copertura del territorio tra il 2012 e il 2018. Variazioni in 16 mila ettari dell’Isola: diminuiscono cantieri, infrastrutture e aree agricole

Tags: Arpa, Ispra, Ambiente, Cementificazione, Sicilia



PALERMO – In Sicilia si marcia male: i cambiamenti registrati in 16 mila ettari, tra il 2012 e il 2018, hanno fatto registrare la crescita delle aree percorse da incendi e gli spazi occupati dalle discariche mentre crollano i cantieri e le reti stradali, ferroviarie, le infrastrutture tecniche e le aree agricole. Un timido cenno di ripresa arriva soltanto dall’area a vegetazione boschiva e arbustiva in evoluzione, lievemente in crescita. Sono questi i numeri più importanti registrati nella variazione della superficie di classe di consumo di suolo dello scorso anno rispetto a quanto registrato nel 2012 nello studio realizzato grazie a una convenzione tra Arpa Sicilia e Ispra.
 
In linea generale, i dati al 2018, evidenziano come la classe d’uso del suolo maggiormente presente a livello regionale è “seminativi in aree non irrigue”, che annovera nel frumento e nelle altre graminacee le specie più rappresentative del territorio siciliano ricadenti in tale classe d’uso.
 
A preoccupare, tuttavia, sono i risultati relativi alla progressione di alcune classi di copertura del suolo siciliane nel percorso degli ultimi sei anni. Dal 2012 al 2018 si “registrano cambiamenti in circa 16.000 ettari, pari a circa lo 0,60% dell’intero territorio regionale”. Di questi 16.000 ettari, poco più del “50% riguardano aree percorse da incendi” al punto che il risultato del 2018 è pari a cinque volte quello del 2012. Andando in dettaglio, scopriamo che le aree percorse da incendio sono passate da 1.775,8 ettari a 8.700, con segno positivo di 6.924 ettari, pari al 389,8%.
 
Altri aumenti preoccupanti riguardano la classe di riferimento per “Discariche e depositi di miniere, industrie e collettività pubbliche”, una tendenza che potrebbe crescere ancora dal momento che, per superare il ritardo decennale nella gestione dei rifiuti, la Regione ha previsto l’apertura di nuove discariche nei prossimi anni, assieme a impianti per migliorare il ciclo. Rispetto alle aree percorse dal fuoco, l’impatto delle discariche è stato decisamente minore, essendo passate da 234,86 a 295 ettari, con una differenza di 60 ettari, pari al 25% in più nel confronto tra le due annualità.
 
La nota positiva arriva dalla crescita delle aree a vegetazione boschiva e arbustiva in evoluzione, passate da 13.522 a 14.255 ettari, facendo registrare una crescita di 732 ettari, con un segno positivo che ha superato il 5%. Le maggiori diminuzioni riguardano i cantieri, circa il 50% in meno, e la classe che comprende reti stradali, ferroviarie e infrastrutture tecniche in diminuzione di poco più del 10% sempre rispetto a quanto rappresentato nel 2012.
 
In calo anche il dato relativo ai “sistemi colturali e particellari complessi” che da 167.520 ettari è passato a 160.438, circa 7 mila ettari in meno, per un valore statistico di quattro punti percentuali in meno. Il lavoro ha lo scopo di “revisionare le classi di copertura ed uso del suolo del territorio regionale del 2012 ed aggiornarle al 2018”. L’attività discende dal progetto “Italian NRCs LC Copernicus supporting activities for the period 2017-2021” che opera tramite “l’utilizzo di cartografie e attività di fotointerpretazione ed editing manuale”.

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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