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Quotidiano di Sicilia

Governo per cambiare. In meglio o in peggio?
di Carlo Alberto Tregua

Ok immigrazione, no Rdc e quota 100



La politica sull’immigrazione di questo Governo si sta rivelando efficace perché finalmente, da questo gennaio, il bilancio immigrati/espulsioni è diventato favorevole a quest’ultime.
È irraggiungibile l’obiettivo di riportare nelle loro “case” i 500 mila immigrati irregolari, in quanto mancano le convenzioni con i Paesi di origine, però il processo è avviato. Conseguenza, è la graduale riduzione dell’enorme spesa voluta da Renzi, di circa 5 miliardi l’anno, per “mantenere” il popolo degli abusivi.
È un peccato che Lega e Cinque stelle abbiano approvato la immodificabilità del Trattato di Dublino, che impone la certificazione del Paese di sbarco degli immigrati. Ma ora tale modifica è diventata indispensabile.
Bene ha fatto il Governo ad aprire un contenzioso con l’Olanda, la cui bandiera sventola sulla Sea Watch, conferendole il rango di territorio olandese. Bene ha fatto anche a sottolineare il comportamento di quel capitano che, anziché rifugiarsi nel vicino porto di Tunisi (40 miglia), ha fatto rotta per la Sicilia (220 miglia).
 
Non concordiamo sulle decisioni relative a Rdc e Quota cento, non per antipatia ai Giallo-Verdi, per i quali invece nutriamo simpatia, ma perché i due provvedimenti vanno nella direzione della decrescita, anziché della crescita.
Com’è noto in macroeconomia, se si dà uno stipendio esso viene speso e così ha mosso leva “1”. Se la stessa cifra si destina ad investimenti, si muove leva “5/10”, cioè il circuito di quel denaro aziona economie per cinque o dieci volte in più.
A questo principio si associa quello della “velocità della moneta”: più alto è il numero di scambi, più veloce gira la ruota economica. I testi in materia sono universalmente concordanti. Solo alcuni scienziati minori affermano tesi contrarie.
Siccome l’Rdc muoverà stipendi, cioè accrediti mensili sulla carta di ciascun beneficiato, la spesa che farà ognuno di essi muoverà leva “1”. se i circa 7 miliardi fossero stati investiti in infrastrutture, si sarebbero creati circa 70 mila posti di lavoro.
Lo stesso ragionamento vale per quota 100. Mandare a casa persone relativamente giovani di 60/62 anni è un modo per incentivare il lavoro nero che essi faranno in quanto dotati di energia e, in più, di competenze.
 
La questione si aggrava dal momento che, essendo vietato un lavoro autonomo il cui compenso superi i 5 mila euro annui, sarà inevitabile che i compensi superiori a tale soglia verranno dati sottobanco, quindi alimentando l’evasione fiscale.
Anche in questo caso, se i circa sette miliardi fossero stati indirizzati verso investimenti, avrebbero messo in moto, come nel caso precedente, altri 70 mila posti di lavoro. Va da sé che se i due importi fossero stati destinati al Sud avrebbero creato un movimento finanziario e un forte sollievo sociale a quelle popolazioni.
Vi è poi la questione dei Fondi europei che non è stata affrontata da questo Governo, salvo la nomina di una ministra del Sud, Barbara Lezzi, la quale sta brillando per la sua assenza.
Assenza di che cosa? Di iniziative, di coordinamento, di impulsi da dare alle otto regioni meridionali per attivare un processo tendente a realizzare progetti necessari per ottenere tali fondi comunitari.
 
Che i veri poveri debbano essere sostenuti non c’è dubbio, ma che si pensi che cittadini e cittadine italiani, che non hanno lavoro, possano essere sostenuti attraverso sussidi, non solo non risolve il problema, ma è del tutto negativo sulla mentalità e sull’educazione dei predetti cittadini. Infatti, ogni essere umano deve essere capace ogni mattina di procurarsi il cibo necessario per la sua sopravvivenza.
Questo è il Governo del cambiamento, afferma il triumvirato (Conte, Salvini e Di Maio). Ma in che direzione va il cambiamento? In meglio o in peggio? Di tre iniziative che abbiamo esaminato, la prima (immigrati) verso il meglio, la seconda e la terza (Rdc e Quota cento) verso il peggio.
Bene ha fatto il Governo nello stabilire la riduzione dei premi Inail sulle imprese, ma si tratta di spiccioli; bene sulla diminuzione dell’Imu sui capannoni industriali.
Manca all’appello, dopo otto mesi, però, l’essenziale riforma della Pubblica amministrazione.

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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