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Agricoltura: Sud più performante, ma non basta
Luca Bianchi, direttore Svimez: nel 2017 risultati migliori nel Mezzogiorno grazie al settore olivicolo e alla crescita dell’export. Nonostante l’incremento delle esportazioni nel settore agroalimentare, il contributo del Meridione resta abbastanza contenuto (vale solo il 17% del totale nazionale)

Tags: Svimez, Luca Bianchi, Agricoltura



NAPOLI - “Il 2017 è stato un altro anno difficile per l’agricoltura italiana, ma, in questo contesto, il Mezzogiorno ha avuto una performance migliore di quella del Centro-Nord, grazie al settore olivicolo e all’aumento dell’export agricolo”. Lo ha detto nel suo intervento a un convegno a Napoli promosso dalla Confederazione italiana agricoltori, Luca Bianchi, direttore Svimez ed ex assessore all’Economia della Regione siciliana. “All’aumento del valore aggiunto agricolo nel 2017 ha contribuito, infatti, soprattutto il Sud, con 13 miliardi e 178 milioni di euro (+6,1% rispetto al 2016, a fronte del +2,5% nel Centro-Nord)”.
 
“I settori che nel 2018 maggiormente hanno risentito delle avversità metereologiche - continua - sono stati quelli del vino (-14% della produzione), dei cereali (-11,7%), della frutta (-6,15), con particolare riferimento alle mele (-18,2%). L’olio, invece, dopo un 2016 molto critico, ha aumentato la produzione del 17,3%, che tuttavia non è stato sufficiente a recuperare i livelli produttivi del passato”.
La Calabria - prosegue ancora Bianchi - è l’unica regione che dal 2016 al 2017 ha visto crescere (+6,5%) il valore aggiunto agricolo, anche in maniera consistente. Fatta eccezione per l’Abruzzo che cresce dello 0,3%, tutte le altre regioni meridionali registrano variazioni negative, prima tra tutte la Sardegna (-5,6%). La Campania, in analogia con le altre regioni meridionali, vede calare il valore aggiunto dell’1,3% a valori concatenati mentre cresce del 4% circa a prezzi correnti”.
 
Cresce, invece, l’export agricolo meridionale. Nel 2017 le esportazioni sono state pari ad oltre 7 miliardi. Tuttavia il contributo complessivo del Sud all’export agroalimentare resta contenuto seppur in crescita: il 17,4% di quello nazionale, con una crescita al Sud nel 2017 di oltre il 3%. Ma il 2017 è stato un anno di ripresa degli investimenti: +3,3, sebbene è ancora marcata la differenza Nord-Sud: l’agricoltura meridionale ha investito circa 2,2 miliardi di euro, a fronte dei 7,1 miliardi di euro nel Centro-Nord.
 
Per quanto riguarda le produzioni tipiche a indicazione geografica nelle regioni del Mezzogiorno, a fine 2017 nel Mezzogiorno risultano riconosciute 64 Dop, e 44 Igp: il 37% del totale nazionale. Il 73% dei prodotti riconosciuti si concentra in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria. Crescono poi le imprese agricole giovanili al Sud, sebbene l’aumento ha interessato più il Nord (+9%) e il Centro (+12,5%), e meno il Mezzogiorno (+1,9%).
 
Per Bianchi “il sistema agroalimentare meridionale è una potenzialità parzialmente inespressa per lo sviluppo dell’economia meridionale. L’agricoltura - aggiunge - è l’unica attività economica, in un approccio moderno alla pianificazione, capace di realizzare obiettivi privati quali il profitto di impresa e, nello stesso tempo, obiettivi pubblici quali la difesa territoriale. Ma esistono tuttavia, molti punti deboli che vanno affrontati. In primo luogo, esiste ancora un divario funzionale tra il Mezzogiorno produttore di materie prime e il Centro-Nord in cui sono localizzate le fasi a maggiore valore aggiunto, non solo le industrie di trasformazione, ma anche gli esportatori e le piattaforme di distribuzione con servizi integrati”.
 
“In secondo luogo, il tasso di organizzazione della produzione meridionale è ancora modesto e ciò rappresenta un forte limite. In terzo luogo, molto spesso il Mezzogiorno è associato a fenomeni di irregolarità e illegalità. Negli ultimi anni fenomeni criminali come quello della Terra dei Fuochi in Campania hanno avuto un impatto economico diretto sull’agricoltura, così come negli ultimi anni all’agricoltura meridionale sono stati associati fatti drammatici legati allo sfruttamento della manodopera che, evidentemente, vanificano qualunque strategia di sviluppo basata sulla qualità. Su questi punti di debolezza occorre intervenire”.

Articolo pubblicato il 05 febbraio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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