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Quotidiano di Sicilia

Comuni e Bilanci: solito corto circuito
di Rosario Battiato

Enti locali incapaci di programmare, anche per i mancati trasferimenti di Stato e Regione. Dal ministero dell’Interno è già arrivata la proroga al 31 marzo per i Preventivi 2019/2021. Alla fine dello scorso anno ben 79 Municipi non avevano ancora approvato il Previsionale 2018



PALERMO – Sui bilanci i Comuni isolani sono riusciti a esagerare, nonostante le proroghe e i ritardi di “sistema”. In Sicilia, infatti, il ritardo nella definizione di questi strumenti si è stiracchiato così tanto da superare di nove mesi l’ultima proroga disponibile, quella di marzo dello scorso anno, mentre a livello nazionale si sono già definiti i termini per la proroga degli strumenti finanziari dell’anno successivo. Un vero e proprio cortocircuito che ogni anno sembra farsi sempre più elaborato da risolvere.
 
La Gazzetta ufficiale n. 292 del 17 dicembre ha pubblicato il “differimento del termine per la deliberazione del bilancio di previsione 2019/2021 degli Enti locali dal 31 dicembre al 28 febbraio 2019” disposto con apposito decreto del ministero dell’Interno, ma nello stesso periodo – alla data del 18 dicembre – c’erano circa ottanta Comuni siciliani ancora in ritardo con il Bilancio di previsione 2018/2020 e circa un centinaio che non avevano ancora definito il Rendiconto del 2017.
 
Una proroga, in riferimento agli strumenti 2019/2021, che poi è stata ulteriormente estesa tramite il decreto 25 gennaio 2019 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (numero 28 del 2 febbraio 2019), che fissa il differimento del termine per la deliberazione del Bilancio di previsione 2019/2021 degli Enti locali “al 31 marzo 2019”.
 
In attesa di nuovi aggiornamenti da parte del dipartimento delle Autonomie locali dell’assessorato regionale delle Autonomie locali e della Funzione pubblica, i numeri aggiornati al dicembre scorso sono impietosi: il Bilancio di previsione 2018/2020, secondo l’aggiornamento di dicembre, era stato approvato soltanto da 311 comuni isolani – nonostante i commissariamenti della scorsa estate – pari al 77,94% del totale, mentre il Rendiconto 2017 soltanto da 283 Enti locali, cioè il 70,93%.
 
È probabile, come ha spiegato nell’intervista in pagina Mario Emanuele Alvano, segretario generale di AnciSicilia, che nel 2019 il dato sia migliorato, ma restano comunque “numeri molto gravi”. Del resto, si tratta di due elementi essenziali dell’agire amministrativo che di fatto, soprattutto nel caso del Previsionale, dovrebbero servire per la pianificazione della spesa dell’anno successivo, che invece si organizza in dodicesimi.
 
Non a caso, il Tuel, il Testo unico degli Enti locali, fissa l’approvazione del previsionale entro il 31 dicembre. Ma i Comuni isolani sono stati incredibilmente ritardatari al punto da superare la prima proroga della fine di febbraio e poi quella del 31 marzo. Fino, appunto, a ricongiungersi con la proroga per i bilanci previsionali 2019/2021 che, come ogni anno, arriva puntuale a livello nazionale nel mese di dicembre.
 
E dire che per gli Enti locali siciliani è stata formidabile la spinta arrivata dalla Regione siciliana, quando alla fine di luglio, operazione ormai abituale che si ripete di anno in anno, erano stati definiti nove decreti di commissariamento in relazione alla mancata approvazione degli strumenti di programmazione finanziaria che avevano coinvolto 294 Enti locali per il ritardo nella definizione del Rendiconto e poi, a settembre, altri 150 per il ritardo dei Bilanci preventivi 2018/2020.
 
Come recita il Tuel all’articolo 162, “gli Enti locali deliberano annualmente il Bilancio di previsione finanziario riferito ad almeno un triennio”, stabilendo che (articolo 151) l’approvazione avvenga entro il 31 dicembre dell’anno precedente. In caso contrario, si deve procedere (articolo 163) alla gestione finanziaria dell’Ente “nel rispetto dei principi applicati della contabilità finanziaria riguardanti l’esercizio provvisorio o la gestione provvisoria”.
 
Anche il rendiconto di gestione costituisce un passaggio necessario: lo precisa sempre il Tuel all’articolo 227 dove si riporta che “la dimostrazione dei risultati di gestione avviene mediate il rendiconto della gestione, il quale comprende il conto del Bilancio, il conto economico e lo stato patrimoniale” che deve essere deliberato entro “il 30 aprile dell’anno successivo dall’organo consiliare” (articolo 151).
 

 
Intervista esclusiva al segretario generale dell’Associazione dei Comuni dell’Isola
Mario Emanuele Alvano (AnciSicilia): “Dato allarmante si tratta di situazioni ormai strutturali”
 
PALERMO – Per approfondire quali ripercussioni abbiano sui Comuni, e a seguire sui cittadini, i ritardi nell’approvazione dei documenti economico-finanziari, abbiamo sentito Mario Emanuele Alvano, segretario generale di AnciSicilia.
 
I Municipi siciliani sono in continuo ritardo. Quest’anno, a distanza di un anno dalla data ultima, soltanto il 77% aveva deliberato il Bilancio preventivo. Come si spiega?
“Si tratta certamente di un dato allarmante, anche se immagino che dopo lo scorso dicembre la situazione sia migliorata. In ogni caso, bisogna ragionare su un concetto: stiamo parlando di un fenomeno che si ripete ormai annualmente e che riguarda tantissimi Comuni isolani, non casi isolati. Questo vuol dire che c’è un problema a monte, di sistema, e che non riguarda i singoli Municipi. Anche l’invio dei commissari, che sicuramente stimola la risoluzione del problema, non può però essere considerato come risolutivo in generale. Sebbene io non sia contro l’intervento sostitutivo della Regione, siamo di fronte a un problema decisamente più grande”.
 
Dove risiedono le cause di questo problema?
“Partendo dalla constatazione che si tratta di un dato generalizzato, sarebbe opportuno ragionare sulle dinamiche che conducono a questo punto. Per esempio, le difficoltà finanziarie degli Enti non hanno sempre come ragione degli elementi di carattere finanziario, ma anche di gestione, in riferimento all’assenza di figure tecniche che sostengano l’azione amministrativa”.
 
Quindi è un discorso che può allargarsi dai Bilanci agli altri strumenti prioritari della vita amministrativa?
“Sì, è sufficiente andare a vedere i ritardi che si registrano in altri settori molto importanti come i Piani di Protezione civile o i Piani regolatori. A determinare queste situazioni strutturali sono evidentemente anche dei limiti nella macchina amministrativa, bisogna pertanto trovare delle soluzioni che consentano di aggregare le risorse”.
 
Si riferisce alle varie possibilità di condividere le risorse tra i Comuni?
“Serve certamente una maggiore aggregazione, cosa che sta avvenendo, seppur con molta fatica, nel resto d’Italia”.
 

 
Da Palermo a Catania una criticità diffusa
 
PALERMO – Nel Comune capoluogo l’approvazione del Bilancio di previsione 2018/2020 è arrivata soltanto all’inizio di dicembre scorso, sostanzialmente a nove mesi dall’ultima proroga di marzo e a un anno di distanza dalla scadenza naturale. Nel corso dello stesso mese, tuttavia, la Giunta comunale ha approvato la proposta di Bilancio di previsione 2019/2021 che adesso dovrà passare dal Consiglio comunale per l’approvazione.
 
A Catania, prima che la situazione degenerasse con la dichiarazione di dissesto, il bilancio di previsione era stato approvato lo scorso aprile, mentre a Messina l’approvazione del Consiglio era giunta a metà settembre.
 
Per gli strumenti 2019/2021, in ogni caso, ci sarà tempo fino al 31 marzo 2019 come termine ultimo per la deliberazione. “L’ulteriore differimento del termine – si legge sul sito dell’Anci – già spostato una prima volta al 28 febbraio, è stato disposto con decreto del ministro dell’Interno 25 gennaio 2019 pubblicato e consultabile on line sulla Gazzetta ufficiale, Serie generale, n.28 del 2 febbraio 2019”.
 
La decisione accoglie le “richieste dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e dell’Unione delle province d’Italia (Upi), motivate dalla complessità del quadro giuridico e finanziario di riferimento”.

Articolo pubblicato il 13 febbraio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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