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Quotidiano di Sicilia

Privacy: è reato accedere al profilo facebook del coniuge
di Antonino Lo Re

La Suprema Corte si è espressa con sentenza 2905/2019. La pronuncia segue il caso dell’accesso di un uomo all’account fb della moglie

Tags: Facebook, Privacy



PALERMO - Accedere al profilo Facebook del coniuge nonostante siano state comunicate spontaneamente le credenziali, resta un reato. A sottolinearlo è la Corte di Cassazione con la sentenza 2905/2019 della Quinta sezione penale. La pronuncia della Suprema Corte prende spunto dalla condotta di un marito, che sospettoso su una presunta relazione della moglie con un altro uomo, ha deciso di entrare nell’account social della coniuge.
 
La donna aveva comunicato la password di accesso in tempo di “pace” al marito, con quest’ultimo che ha poi fotografato una chat intrattenuta dalla moglie con un altro uomo e cambiato la password in maniera tale da inibire ogni accesso successivo a Facebook.
 
Il Tribunale di Palermo prima, e la Corte d’appello poi hanno condannato il marito per accesso abusivo a sistema informatico. La sentenza della Corte è stata impugnata per Cassazione dal difensore del coniuge. Con il primo motivo il ricorrente ha dedotto il difetto di motivazione del provvedimento impugnato atteso che dai riscontri dell’istruttoria non era stato individuato l’indirizzo id dal quale era stato effettuato il collegamento sul profilo Facebook della moglie.
 
La Cassazione ha ritenuto il motivo inammissibile e ha rigettato il ricorso. Sul punto la Suprema Corte ha osservato che la doglianza tende a mettere in discussione un giudizio di fatto non sindacabile in cassazione se non sotto l’aspetto della violazione di legge che qui non ricorre. Attraverso l’ingresso sull’account social è stato ottenuto un risultato di certo in contrasto con la volontà della persona offesa, azzerando l’effetto di qualsiasi ipotesi di autorizzazione e cioè la conoscenza di conversazioni riservate e anche un’estromissione dal profilo Facebook della titolare dell’account e l’impossibilità di avervi accesso.
 
La Suprema Corte, con un’altra sentenza, ha negato l’applicazione della causa di non punibilità della tenuta del fatto, sempre per lo stesso reato di accesso abusivo a sistema informatico. La questione sempre di carattere sentimentale, vedeva un uomo che era entrato sull’account Facebook dell’ex compagna, dopodiché aveva inviato delle minacce al nuovo compagno della donna. Motivi che hanno spinto la Cassazione a non considerare leggera l’offesa (l’uomo aveva avuto accesso sull'indirizzo email della donna e sostituito le password).

Articolo pubblicato il 14 febbraio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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