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Quotidiano di Sicilia

Colture italiane contro la coltivazione di oppio
di Alessio Petrocelli

Tags: Franco Frattini



La Comunità internazionale approva la strategia per una “reintegrazione e riconciliazione” dei talebani “pentiti” e propensi ad accettare la Costituzione. E’ fattibile un’amnistia a suo avviso?
“Ci sono alcuni gruppi tribali di talebani che a mio avviso sono recuperabili. Sono coloro che sono passati dalla tribù locale che coltivava l’oppio al terrorismo semplicemente perché non hanno trovato nessun altra opportunità di collaborazione o di lavoro.
C’è stata una strategia sbagliata, durata molti anni. Le coltivazioni di oppio venivano rase al suolo senza affiancare una politica di sostituzione di colture legali, provocando la perdita di lavoro per una grande quantità di persone che sposavano la causa dei terroristi. Oggi noi partiamo subito con la coltura sostitutiva dell’oppio e pensi che l’Italia sta varando dei progetti molto simbolici. Nella provincia di Herat, che è la provincia sotto il controllo italiano, noi stiamo finanziando dei progetti per la produzione di olio di oliva. Mi è stato detto dai nostri esperti che trent’anni fa era presente una fiorente coltura di olio di oliva fatta dagli italiani. Allora è ovvio che il terreno è propizio e l’olio di oliva costa di più, in quelle terre, della droga. Per non parlare dello zafferano, che è la più costosa produzione agricola che si può realizzare in Afghanistan, molto richiesta sul mercato, che costa dieci volte l’oppio. Allora una coltura di zafferano, che pure stiamo insediando, è una coltura sostitutiva ideale. Poi ci sono i talebani, che per ragioni di piccola economia locale hanno visto perdere tutte le loro possibilità di guadagno e sono stati reclutati dai terroristi. A queste persone noi dovremmo offrire una via di ritorno nella legalità, con la precondizione di un rifiuto categorico e preventivo della violenza e di un ritorno al quadro costituzionale”.

Articolo pubblicato il 13 febbraio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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