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Quotidiano di Sicilia

Per 8.000 lavoratori un 2009 in Cigs
di Vanessa Paradiso

In Sicilia aumentano in maniera esponenziale le richieste di cassa integrazione e le aziende rischiano la chiusura. Drammatico il caso della metalmeccanica siracusana: il ricorso allo strumento è aumentato del 1500%

Tags: Cassa Integrazione, Lavoro, Disoccupati, Inps, Giuseppe Berretta, Ivan Lo Bello



PALERMO - Se a Roma si brinda grazie ai dati diffusi dall’Inps che segnalano il calo della cassa integrazione ordinaria e delle domande di sussidio di disoccupazione, in Sicilia aumentano in maniera esponenziale le richieste di cassa integrazione, le aziende rischiano la chiusura ed il lavoro sommerso non accenna a diminuire.

A gennaio, secondo i dati Inps in riferimento all’intera Nazione sono state richieste 84,5 milioni di ore di cassa integrazione, con un calo del 17% rispetto a dicembre 2009, laddove le domande di sussidio di disoccupazione giunte all’Inps sono state 94.600 (-17% rispetto al mese precedente). L’Inps segnala altresì il calo della cassa straordinaria (-14,83%). Lo stesso non può dirsi per la nostra Regione, dove gli ultimi rapporti della Cgil e della Uil denotano un peggioramento drammatico delle condizioni lavorative.

Il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Giuseppe Berretta, dichiara che “in un anno si sono persi in Sicilia 40 mila posti di lavoro e oltre 8mila operai hanno trascorso gli ultimi dodici mesi in cassa integrazione e che nel 2009 ha toccato quota 5 milioni di ore solo per gli operai siciliani (39,5 milioni di ore in totale in Italia, nella sola Sicilia 8% rispetto al totale nazionale).

Secondo il presidente di Confindustria Ivan Lo Bello “Solo nella metalmeccanica siracusana il ricorso alla cassa integrazione è aumentata del 1500%”. Numerose le vertenze incoate in Sicilia. A Gela, la raffineria si fermerà a fine marzo per la crisi del mercato del petrolio e così a Palermo e a Messina, dove la situazione dei cantieri navali non accenna a migliorare. Per non parlare poi della crisi Fiat. Lo stesso dramma si vive anche a Ragusa, dove i dati diffusi dall’Ufficio Provinciale del Lavoro mostrano come 19 aziende della provincia iblea hanno chiesto la cassa integrazione ordinaria “in deroga” e la crisi comprende diversi settori dal commercio all’artigianato, all’industria e financo a radio e tv.
 
E per le sorti dell’ex Sat a Catania, l’assessore regionale al Lavoro, Politiche sociali e Famiglia, Lino Lenza, ha dichiarato “stiamo lavorando per garantire ai dipendenti dell’ex Sat (157 dipendenti), fabbrica specializzata nella realizzazione di componenti elettronici, la proroga della cassa integrazione”.
Grave la situazione alla Wyeth di Catania, per la quale si attende il piano industriale dell’altra industria farmaceutica Pfizer, nonché nel settore metalmeccanico, radio e call center. Quest’ultimo settore investe tutto il territorio siciliano e riguarda 8.000 persone che temono le politiche di delocalizzazione all’estero di queste attività.

L’unica nota positiva giunge dal presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, il quale afferma che “Il sistema degli ammortizzatori sembra aver supportato la fase più acuta e mostra di aver conseguito il suo obiettivo: trattenere i lavoratori in azienda”.
 

 
Irregolarità, nell’Isola dati sopra la media
 
PALERMO - In Sicilia registriamo solo record negativi, questo è quanto emerge dal Rapporto della Uil Servizio Politiche del Lavoro, che ha analizzato il tasso di irregolarità lavorativa nel 2009 delle 104 Province italiane. A livello regionale, 8 Regioni hanno un tasso di irregolarità sopra la media nazionale, di queste 7 sono nel Mezzogiorno (tutte tranne l’Abruzzo) ed una nel Centro-Nord (Trento). In un’ideale classifica regionale (negativa), spicca il dato della Calabria dove il tasso di irregolarità è del 24% ed un fatturato sommerso di oltre 5,5 miliardi di euro, seguita dalla Sicilia con un tasso di irregolarità del 22,7% e con un’economia sommersa pari a 14,1 miliardi di euro, la Campania con un tasso del 21,9% ed un fatturato sommerso di 12,4 miliardi, seguita da Puglia e Basilicata. A livello territoriale, 47 Province hanno un tasso di irregolarità lavorativa al di sopra della media nazionale. Spiccano i dati di Vibo Valentia, quale Provincia più irregolare, seguita da Agrigento con un tasso del 25,2% (1,3 miliardi di euro di fatturato), Caltanissetta ed Enna con il 24,8% (rispettivamente con 829 e 512 milioni di euro sommersi); Reggio Calabria con il 24,7% (1,6 miliardi di euro sommersi). Dall’analisi Uil, in Sicilia il lavoro sommerso è una piaga che coinvolge quasi 23 lavoratori su 100 e rappresenta il 17% del Pil dell’Isola.

Articolo pubblicato il 13 febbraio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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