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Palermo - L’Amia e l’ostinazione del sindaco. “Io la mia sfida l’ho già superata”
di Luca Insalaco

Stato d’insolvenza per la società: i conti affidati ai commissari del Ministero dello Sviluppo economico. Cammarata non fa marcia indietro. Il Pd chiede ancora le sue dimissioni

Tags: Amia, Diego Cammarata, Palermo, Gaetano Lo Cicero, Mario Parlavecchio



PALERMO – L’Amia sarà stata sottoposta ad amministrazione straordinaria. Il Tribunale fallimentare ha accolto la richiesta della Procura, dichiarando lo stato di insolvenza dell’azienda di igiene ambientale. Evitato per il momento il fallimento, con i conti dell’azienda che saranno “vivisezionati” da tre commissari indicati dal ministero dello Sviluppo economico, i quali avranno anche il compito di studiare eventuali possibilità di recupero economico della società e di fare ogni sei mesi un rendiconto sullo stato economico dell’azienda al Tribunale.

La notizia ha naturalmente scatenato una ridda di reazioni. Se il sindaco Diego Cammarata rivendica di aver vinto la sua “sfida”, l’opposizione addita proprio le responsabilità dell’amministrazione comunale per il crack della società partecipata e il Pd torna a chiede la testa del sindaco.

“Un’altra sconfitta di Cammarata che aveva indicato nella salvezza dell'Amia uno degli obiettivi della sua amministrazione” ha affermato Davide Faraone (Pd). Plaude alla decisione dei giudici Nadia Spallitta (Un’Altra Storia), secondo la quale: “Ora finalmente si potrà fare chiarezza sulla regolarità dei conti e lo stato debitorio”. La consigliera si augura poi che ciò “non sia la premessa per la privatizzazione dell’azienda e che nessuno dei dipendenti possa perdere il proprio posto di lavoro”.
Fatta luce sulla reale situazione finanziaria della società, si punta ora a tutelare i dipendenti di Nenni e dell’indotto.
“Faremo la nostra parte, in Consiglio comunale e in ogni altra sede, per risanare e rilanciare l’azienda allo scopo di salvare un patrimonio di esperienze e di conoscenze che è stato umiliato dalla gestione dissennata di Cammarata e Galioto” assicura Maurizio Pellegrino (Pd).

Deluso, come era prevedibile aspettarsi, Gaetano Lo Cicero, che si appresta dunque a lasciare l’incarico di commissario liquidatore: “Ritenevamo di avere presentato un piano credibile e basato su una serie di elementi che davano le garanzie dovute al risanamento dell’azienda”.
Dello stesso tono il commento dell’assessore all’Ambiente, Mario Parlavecchio: “Per salvare l’azienda è stato fatto un grande sforzo da parte dell'amministrazione. Abbiamo tentato in tutti i modi possibili”.
E Cammarata? “Io - ha detto - la mia sfida l’ho già vinta. In questi mesi abbiamo operato con tenacia e caparbietà per mettere ordine nei conti e nei servizi di Amia e ci siamo riusciti”.
 


Focus. Cos’è l’amministrazione straordinaria
 
PALERMO - Si tratta una procedura concorsuale che, a differenza del fallimento e della liquidazione coatta amministrativa, ha una finalità conservativa del patrimonio dell’impresa. “Entro 30 giorni - spiega l’avvocato Stagno D’Alcontres, legale dell’Amia - i commissari devono indicare al Tribunale se è possibile raggiungere uno degli obiettivi stabiliti dalla legge, cioè la cessione dei complessi aziendali, sulla base di un programma di prosecuzione dell’esercizio dell’impresa, o la ristrutturazione economica e finanziaria dell'impresa, sulla base di un programma di risanamento di durata non superiore a due anni. Se i commissari accertano che non è possibile raggiungere uno dei due obiettivi, lo comunicano al Tribunale che deve dichiarare subito il fallimento. Qualora, invece, ritengano che uno delle due finalità sia raggiungibile, il Tribunale dichiara l’apertura dell’amministrazione straordinaria che può durare un massimo di un anno prorogabile di due mesi”. Alla fine si per il risanamento o il fallimento”.

Articolo pubblicato il 13 febbraio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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