Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia

Otto fiumi su 10 superano la prova metalli, ma lo "stato ecologico" lascia a desiderare
di Rosario Battiato

Arpa Sicilia: tra il 2011 e il 2018 effettuata la valutazione di circa il 50% dei corpi idrici. Corsi d’acqua bocciati nelle zone dove “è più alta la pressione antropica”

Tags: Arpa Sicilia



PALERMO – Più di otto fiumi su dieci siciliani si trovano in uno stato ecologico “non buono” mentre lo stesso risultato per lo stato chimico ha riguardato il 16% dei corpi idrici esaminati. I risultati arrivano dall’ultimo monitoraggio dell’Arpa Sicilia che è stato diffuso nei giorni scorsi sul sito ufficiale.
 
Il monitoraggio ha indagato “parametri ed indicatori ecologici, idrologici e chimico-fisici, necessari a valutare lo Stato Ecologico e Stato Chimico delle acque dei fiumi – si legge nel comunicato dell’Arpa –, valutazioni che consentono di definire lo Stato di Qualità oltre che le variazioni nel periodo 2011-2018”.
 
L’attività di monitoraggio, in riferimento al periodo 2017-2018, è stata possibile grazie alla Convenzione tra Arpa Sicilia e il Dipartimento Regionale Acque e Rifiuti. In questo senso sono stati integrati i monitoraggi svolti dal 2011 dall’Agenzia, consentendo “all’Autorità di Bacino di disporre dei dati necessario al processo di revisione del Piano di Gestione del Distretto Idrografico della Sicilia (PdG) e all’individuazione delle misure di risanamento idonee e necessarie per i corpi idrici che non hanno raggiunto lo stato ecologico e/o chimico buono”.
 
Nel periodo complessivo preso in considerazione, cioè quello incluso tra il 2011 e il 2018, è stata effettuata la valutazione dello stato ecologico per 74 dei corpi idrici e per 81 dello stato chimico, pari rispettivamente al 50% e 55% dei corpi idrici monitorabili e non salati, oltre che l’individuazione dei vari parametri che hanno determinato il mancato raggiungimento di stato “buono” come previsto dalla normativa. Inoltre, spiegano dall’Agenzia, considerando un ulteriore gruppo di corpi idrici intermittenti (ossia un corso d’acqua temporaneo con acqua in alveo per più di 8 mesi all’anno) è stato possibile valutare lo stato ecologico per un totale di 118 corpi idrici pari all’80% dei corpi idrici monitorabili e non salati.
 
L’analisi complessiva ha dimostrato che i corpi idrici con stato ecologico non buono costituiscono l’85% dei casi, mentre non risulta nessun caso di stato elevato e soltanto il 15% con classe buono. “Tale situazione – spiegano dall’Agenzia – è attribuibile principalmente ad elementi biologici, in particolare a macroinvertebrati e macrofite e nel caso dei fiumi perenni alla fauna ittica”.
 
Andando in dettaglio, si scopre come i corpi idrici con stato ecologico non buono, insistono, ad eccezione dei fiumi perenni, in zone dove è “più alta la pressione antropica, considerazione che dovrebbe orientare le future programmazioni in materia di azioni di tutela del territorio”.
 
Per quanto riguarda lo stato ecologico dei fiumi, monitorati sempre dal 2011 al 2018, lo stato chimico, complessivamente migliore rispetto a quello biologico, “risulta non buono soltanto nel 16% ed è attribuibile, nel 12% dei corpi idrici monitorati alla presenza di metalli quali nichel, mercurio, cadmio e piombo (inseriti nell’elenco delle sostanze prioritarie)”.
 
Lo stato ecologico è un indicatore sintetico delle alterazioni in atto sugli ecosistemi dei corsi d’acqua, mentre lo stato chimico in base alla presenza delle sostanze chimiche definite come sostanze prioritarie (metalli pesanti, pesticidi, inquinanti industriali, interferenti endocrini, ecc.) e individuate, sulla base delle pericolosità, nel decreto di riferimento.

Articolo pubblicato il 26 febbraio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus