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La "conta" della Formazione: la Regione siciliana chiede i dati
di Michele Giuliano

Seppure a rilento sono partite le attività dell’Avviso 2, con i corsi di formazione professionale fermi da tre anni.Il governo Musumeci vuol provare a verificare “l’impatto occupazionale”. Gli enti chiamati a fornire i dettagli su assunzioni e procedure fatte nelle varie attività

Tags: Formazione, Lavoro, Sicilia



PALERMO - Ormai da qualche mese, seppure a rilento, sono partite le attività dell’Avviso 2, con il quale sono stati finalmente avviati i corsi di formazione professionale fermi da tre anni sul territorio siciliano.
 
Con l’inizio dell’anno nuovo, l’assessorato regionale dell’Istruzione e della Formazione professionale vuole vederci chiaro sullo stato dei lavoratori inseriti nei progetti già avviati. È partita quindi una circolare indirizzata agli enti gestori di attività formative finanziate dall’amministrazione regionale, nella quale si chiede “al fine di poter adeguatamente monitorare l’impatto occupazionale delle attività gestite dai soggetti destinatari di risorse pubbliche nel settore formativo” un prospetto contenente i dati dei lavoratori utilizzati alla data attuale, specificando in particolare quanti sono stati reclutati con una procedura di selezione pubblica, attivata sulla piattaforma Po Fse 2014/2020. Il prospetto, compilato in tutte le sue parti, è stato inviato al dipartimento via pec, a firma del legale rappresentante dell’ente. In tal modo, si vuole supervisionare lo stato del personale assunto, per cercare di tutelare i lavoratori storici della formazione, inseriti appunto nell’albo degli operatori della formazione professionale.
 
Già con i primi decreti di finanziamento si era aperta una diatriba con gli enti. Nonostante si volesse dare priorità a questi lavoratori, nella pratica, sulle prime 1.300 assunzioni, effettuate a seguito dell’emissione di bandi nelle settimane centrali di agosto, oltre 800 erano state effettuate al di fuori dell’albo, che conta 8 mila iscritti. In quel momento, l’assessorato regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale decise di verificare con ispezioni e controlli documentali che le procedure fossero state rispettate e che non fossero stati attuati stratagemmi atti ad aggirare la legge. Un continuo innalzarsi della tensione, in cui ognuna delle parti ha espresso la propria buona fede nel procedere delle operazioni. Alla notizia delle ispezioni programmate dall’assessorato, l’associazione datoriale Anfop rispose subito con una lettera: “Si fa notare – scrivono - che gli avvisi di ricerca che hanno riguardato il personale dell’albo, spesso sostenuti da attività di informazione effettuata tramite mail e telefonate, non hanno prodotto i risultati da tutti sperati e che, in ogni caso, la presenza di personale esterno, indicato in progettazione esecutiva, è dovuta dalla mancata candidatura di personale dell’Albo o per figure professionali non presenti nello stesso”.
 
Non sarebbe dipeso dagli enti, quindi, ma dalla mancanza delle competenze necessarie o comunque dalla mancata candidatura da parte degli operatori che avrebbero potuto ricoprire i ruoli scoperti. In conclusione: l’Anfop in quella occasione ritenne di aver ottemperato al proprio impegno preso in sede di accordo sindacale, e che la mancata emissione dei decreti sarebbe stato un pretesto, una facile strumentalizzazione da parte degli uffici regionali, un modo per “prendere tempo”.
 
Ad oggi, dopo quel primo momento di scontro si apre un nuovo capitolo, e solo dopo la consegna dei prospetti e l’analisi degli stessi da parte del dipartimento all’Istruzione e alla Formazione professionale, si saprà quanto e come gli enti abbiano rispettato le direttive sulle assunzioni e come l’assessorato affronterà l’eventuale problema.

Articolo pubblicato il 28 febbraio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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