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Quotidiano di Sicilia

Investimenti in protezione dell'ambiente, giro d'affari da 1,4 miliardi di euro
di Rosario Battiato

Istat: a sostenere la crescita soprattutto le imprese di piccola e media dimensione (+13%). Spese più frequenti in tutela del suolo e delle acque, ma non nell’Isola ancora contaminata

Tags: Ambiente



PALERMO – La protezione dell’ambiente è un affare che ha movimentato, nel corso del 2016, circa 1,4 miliardi di euro, 2,3 punti percentuali in più rispetto al 2015. Si tratta, in particolare, degli interventi realizzati dalle imprese industriali che investono nella protezione ambientale. Lo certifica l’Istat nell’ultimo rapporto sul tema che è stato rilasciato all’inizio di marzo.
 
A sostenere la crescita degli investimenti sono state soprattutto le imprese di piccola e media dimensione (+12,9%) mentre per le grandi imprese si registra una lieve flessione (-0,4%). La quota di investimenti fissi lordi destinati alla “protezione dell’ambiente – ha precisato l’Istat – si è ridotta nell’industria (3,9% rispetto a 4,1% del 2015) e in misura ancora più contenuta nella manifattura (1,9%, -0,1 punti percentuali)”.
 
A determinare la porzione maggiore di interventi sono gli impianti e le attrezzatura di tipo end-of-pipe (cioè di fine ciclo) che valgono quasi un miliardo di euro (956 milioni di euro), anche se questa tipologia di investimenti è in flessione del 2,3% sul 2015. Di entità più ridotta, invece, risulta la spesa sostenuta per “impianti e attrezzature a tecnologia integrata (481 milioni di euro)”, anche se risulta essere in netta espansione sul 2015 (+12,9%), con rilevanti differenze tra i principali macro- settori dell’industria.
 
In particolare, analizzando i settori di intervento, si certifica che circa un terzo della spesa (39,0%) è destinato alle “attività di protezione e recupero del suolo e delle acque di falda e superficiali, all’abbattimento del rumore, alla protezione del paesaggio e protezione dalle radiazioni e alle attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla protezione dell’ambiente”.
 
Altro dato rilevante arriva dalla manifattura: in questo settore il 50% della spesa proviene dalla “fabbricazione di prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (18,4%), dalla metallurgia (18,1%) e dalla fabbricazione di prodotti chimici (13,0%)”. Una quota che comunque risulta in calo rispetto al 2015 di circa 10 punti percentuali.
 
Pur non essendoci dati di dettaglio a livello regionale, appare chiara la netta difficoltà ad avviare e concludere la riqualificazione del territorio in aree dove c’erano state attività produttive. Lo dimostra la contaminazione di suolo e falde acquifere, che è raccontata dai numeri che riguardano i cosiddetti siti di interesse nazionale presenti in Sicilia, dove le bonifiche hanno avuto un iter particolarmente travagliato e sono ancora molto indietro – lo certifica anche l’ultimo aggiornamento del ministero dell’Ambiente – mentre, più in generale, ci sono altri 516 siti contaminati nell’Isola, tra cui discariche autorizzate e punti vendita idrocarburi, che non hanno mai visto un effettivo risanamento.
 
La gamma di questi siti contaminati è particolarmente variegata e pericolosa, dal momento che le bonifiche stentano a decollare e la percentuale degli iter di bonifica portati a compimento è rimasta praticamente uguale tra il 2016 e il 2017. Lo confermano i numeri dell’Arpa Sicilia: 95 siti con iter concluso, che valgono il 18% del totale, 38 nelle procedure semplificate, 108 nel piano di caratterizzazione, 16 nelle indagini preliminari, e circa un centinaio nella fase di notifica. L’analisi di rischio riguarda 25 siti, mentre ce ne sono 113 siti che risultano inseriti nel capitolo del “progetto operativo di bonifica o messa in sicurezza operativa o permanente”.

Articolo pubblicato il 14 marzo 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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