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Somme erogate fondi Ue 2018. Chi le ha viste?
di Dario Raffaele

Da due mesi il QdS chiede l’elenco dei bonifici girati nel 2018 dalla Regione ai beneficiari dei quattro Programmi europei 2014/2020: Fesr, Fse, Psr, Feamp. Ma i dati restano nascosti. Su quasi 9,5 mld disponibili, certificati 1,42 mld, realmente immessi nel circuito finanziario 106 mln

Tags: Fesr, Fse, Psr, Feamp, Unione Europea



Resta il mistero intorno ai fondi Ue effettivamente entrati nel mercato nel 2018. Stiamo parlando dei bonifici emessi dalla Regione, mese per mese, ai beneficiari (privati ed enti locali) utilizzatori dei fondi Fesr, Fes, Feamp, Psr già certificati lo scorso anno. Da oltre due mesi ormai li richiediamo alla Regione: al ragioniere generale, alla Tesoreria, all’Autorità di certificazione, all’assessore all’Economia, al Presidente stesso.
 
Prima il “classico” muro di gomma, poi un rimbalzo di competenze da un assessorato all’altro, da un dipartimento all’altro. Infine (giovedì, ndr) un primo, al momento unico, dato: le somme relative al Po Fse Sicilia 2014/2020 erogate ai beneficiari alla data del 4 marzo 2019 ammontano a 106,5 milioni di euro.
 
Al momento in cui scriviamo non ci è dato sapere se questa cifra si riferisce alle somme erogate nell’ultimo anno o dall’inizio della programmazione. Ancora nulla ci è stato detto relativamente alle somme erogate per il Fesr, il Feamp e il Psr.
 
Il Presidente della Regione, Nello Musumeci, alla fine dello scorso anno aveva comunicato di avere certificato una spesa di 719 milioni di euro a valere sulla Programmazione europea 2014-2020 del Fesr, dando così nuova linfa alla depressa economia siciliana.
 
Ma nei fatti, come abbiamo scritto nell’inchiesta pubblicata il 26 gennaio scorso (leggi qui), nel 2018, non si è verificata alcuna iniezione di liquidità extra nel mercato (per l’appunto, i fondi Ue), ma solo una anticipazione di denaro da parte dei beneficiari stessi dei contributi europei che, così facendo, hanno continuato ad impoverirsi (attingendo dalle banche), di conseguenza limitando i propri consumi lasciando l’economia stagnante. E così oggi, nella nostra Isola, i benefici di questa spesa non si vedono.
 
È evidente che la certificazione della spesa dei fondi Ue non coincide con una trasfusione di liquidità extra sul mercato. Si resta in attesa dei rimborsi da parte dell’Unione europea, prima, - rimborsi tanto più celeri quanto più celere è la certificazione della spesa stessa – e dei rimborsi (leggasi bonifici o erogazione di somme) della Regione ai beneficiari, poi.
 
Bisogna sottolineare come la spesa certificata altro non è se non una richiesta di rimborso - o richiesta di pagamento - delle spese sostenute, che viene presentata alla Commissione europea dalle Amministrazioni titolari dei Programmi cofinanziati dai Fondi strutturali. Spese sostenute attingendo innanzitutto ai propri capitali, quando si posseggono, o facendo ricorso ai prestiti dalle banche. Tali richieste di rimborso, per ogni annualità contabile delle risorse impegnate sul bilancio comunitario per ciascun Programma (Fse, Fesr, Psr, Feamp), sono da presentare entro un determinato periodo di tempo se non si vuole arrivare al disimpegno automatico, cioè alla riduzione del finanziamento comunitario e del corrispondente cofinanziamento nazionale del Programma.
 
Come abbiamo già ampiamente documentato, la Regione siciliana, al 31 dicembre 2017 (e quindi a quattro anni dall’inizio della Programmazione), aveva certificato appena 6,3 milioni di euro per il Fesr 2014-2020 e 32,9 milioni di euro per l’Fse 2014-2020).
 
Nell’anno 2018, relativamente al Fesr 2014-20, la Regione ha presentato quattro richieste di pagamento alla Commissione europea, certificando la relativa spesa. E precisamente: il 14 dicembre per un rimborso di 201.586.629,24 euro; il 21 dicembre per 251.384.232,97 euro; il 29 e il 31 dicembre per 112.934.669,28 euro e 4.230.754,42 euro. Quattro richieste di pagamento per un importo totale di 570.136.285,91 euro (che corrispondono all’80% della spesa certificata; l’altro 20% è direttamente a carico di Stato e Regione).
 
La Regione siciliana si è vista rimborsare le prime due tranches di 201 e 251 milioni di euro rispettivamente il 2 e 4 gennaio 2019. Dunque, ricapitolando: relativamente alla spesa certificata dei fondi Fesr per il 2018, la Regione Siciliana, nel 2018 ha avuto zero euro di rimborsi dall’Europa. E sì, perché, sempre da fonte europea ci fanno sapere che da gennaio 2018 a novembre 2018, la Regione Siciliana non ha inviato altre richieste di pagamento (presentando relativa spesa certificata), di conseguenza non ricevendo alcun rimborso.
 
 
A dicembre 2018 certificata una spesa di 719 mln del Fesr grazie all’utilizzo di progetti “vecchi”
 
Anche riguardo alla spesa certificata per il 2018 il QdS, nell’inchiesta del 9 febbraio ha dimostrato come non sia oro tutto quello che luccica. La Regione siciliana, si è trovata a dover certificare, entro il 31 dicembre 2018, 1,1 miliardi di euro di fondi Ue (tra Fesr, Fse, Psr, Feamp) pena il loro disimpegno. E così, trovandosi con l’acqua alla gola, ha deciso di utilizzare alcuni escamotage (comunque legittimi dal punto di vista contabile) che, se da un lato le hanno consentito di raggiungere il target di spesa, a poco o a niente sono serviti per lo sviluppo dell’Isola.
 
Il primo stratagemma utilizzato per certificare la spesa in tempo, è stato quello di ridurre il tasso di cofinanziamento nazionale (così come suggerito dall’Agenzia per la Coesione territoriale). Così facendo si è ridotto proporzionalmente il target “N+3” per il 2018 che così è passato da 719,58 milioni di euro a 674,61 milioni di euro. In sostanza è stato rimodulato il quadro finanziario del Programma, che è passato dai 4.557.908.025 euro iniziali ai 4.273.038.775 euro attuali.
 
Con un secondo escamotage ha inserito nella spesa certificata 2018 i Grandi progetti suddivisi in fasi con la programmazione 2007-2013 (per fasizzazione, nel campo delle opere pubbliche, si intende la suddivisione di un investimento in più fasi. Questa, spesso, ha lo scopo principale di ripartire il costo di un investimento nel tempo, evitando la necessità di trovare le risorse finanziarie all’avvio dei cantieri).
 
Rientrano nei Grandi progetti iniziati con la Programmazione 2007-2013 il completamento del Raddoppio ferroviario Palermo Centrale – Carini Tratta urbana A – Azione 7.1.1 per una spesa certificata di € 10.451.030 e l’Adeguamento a quattro corsie della SS 640 di Porto Empedocle per una spesa certificata di 265.613.205 €. Il totale dei Grandi progetti fasizzati portati a rendiconto è stato dunque di € 276.064.235,44 (10.451.030,15 € + 265.613.205,27 €).
 
Infine, dopo aver verificato, in sinergia con i dipartimenti regionali, la possibilità di imputare al Por 2014-20 operazioni originariamente finanziate nell’ambito di altri programmi di investimento (soprattutto nei settori dell’edilizia residenziale pubblica, di quella scolastica, della messa in sicurezza del territorio e del settore idrico depurativo), la Regione, per raggiungere il target di spesa prefissato dalla Commissione europea, ha deciso di inserire nel listone della spesa (certificata) da presentare a fine anno, alcuni progetti “vecchi” (in gergo tecnico “retrospettivi”).
 
La loro spesa certificata, se ha salvato di fatto (mettendovi una pezza) la Regione dal disimpegno dei fondi, a nulla è servita per lo sviluppo dell’Isola. Nulla di nuovo è stato fatto in questi casi. Erano progetti già finanziati, già cantierati, con lavori già iniziati; nulla di nuovo per il territorio. Anche la Commissione europea si era espressa dietro nostra sollecitazione, sull’opportunità di usare progetti “vecchi” per certificare la spesa dei fondi europei.
 
“Le Autorità del programma possono trasferire retroattivamente i progetti originariamente finanziati attraverso risorse nazionali in programmi finanziati dall’Ue, se tali progetti sono coerenti con la strategia e gli obiettivi del programma stesso e comunque non dopo che questi siano stati completati e pienamente attuati. In generale, però non incoraggiamo attivamente l’uso di progetti retrospettivi”.
 
“Il problema della carenza di progettualità – ci diceva Patrizia Valenti, dirigente generale dell’Autorità di certificazione della Regione - è un problema che esiste in Sicilia come in Italia. Per farvi fronte sono state attivate alcune misure da parte del nostro Governo regionale. Prima fra tutte un Ufficio per la progettazione (ancora all’inizio, ma che poco alla volta sta entrando a regime). Sono stati poi impegnati 10 milioni di euro in un Fondo per la progettazione dei Comuni. Ma, come può confermare il dipartimento Tecnico, ad un anno dall’attivazione di questo fondo, di fatto nessun Comune ha utilizzato un solo euro di queste risorse. Infine la Regione sta adottando delle misure di assistenza tecnica per supportare gli Enti locali. In definitiva – aveva concluso la Valenti - sono statti adottati meccanismi che ci permetteranno di avere a breve un parco progetti da spendere per questo Programma 2014-20”.

Articolo pubblicato il 16 marzo 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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