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Inaugurazione anno giudiziario del Tar: "Quadro normativo caotico e mutevole"
di Francesco Sanfilippo

La relazione del presidente Ferlisi ha fatto il punto sul lavoro del Tribunale amministrativo

Tags: Tar



PALERMO – Con la consueta relazione del presidente del Tribunale amministrativo regionale del capoluogo siciliano, Calogero Ferlisi, è stato inaugurato ieri l’anno giudiziario. Tanti i punti evidenziati da Ferlisi nel suo resoconto, che ha fotografato un quadro fatto di numerose criticità cui si sta cercando di porre rimedio.
 
Il presidente del Tar ha innanzitutto evidenziato come, a oggi, i principi giuridici siano sacrificati. È responsabilità del legislatore, infatti, garantire una legislazione ridotta, che dia certezze e chiarezza, poiché nel nostro ordinamento è il potere legislativo ad avere la preminenza su quello esecutivo e su quello giudiziario. La legislazione vigente, invece, non aiuta, poiché “esiste una sovrabbondanza di norme mutevoli che comportano disorganizzazioni e conflitti”. Ecco dunque che s’inficia l’azione degli altri due poteri, l’esecutivo e il giudiziario, la cui azione diviene incerta e fonte d’ingiustizie.
 
Il quadro normativo, come sottolineato da Ferlisi, è particolarmente incerto nel mondo degli appalti, nella scuola, nella lotta alla mafia, nei conflitti di attribuzione di poteri tra Stato, Regioni ed Enti locali, nonché nella sanità e nell’erogazione dei servizi pubblici. Proprio in campo sanitario, la disorganizzazione impedisce l’accesso a cure efficaci.
 
Per il presidente Ferlisi, la buona amministrazione consiste nel miglioramento qualitativo delle leggi, che sono il passo fondamentale per consentire all’azione amministrativa di passare dall’astrattezza della norma alla sua realizzazione concreta.
 
Sul piano strettamente organizzativo del Tar, il presidente ha rilevato le carenze di personale adeguato a coprire tutti gli impegni giudiziari in corso, mentre sono diminuiti i ricorsi passando dai 3.074 del 2017 ai 2.634 del 2018 a Palermo e da 2.308 del 2017 ai 2.203 a Catania. Una diminuzione dovuta alla deviazione di molti ricorsi verso il Tar del Lazio, divenuto un “super Tar nazionale” e dall’alto costo del contenzioso.
 
Dei 2.634 ricorsi pendenti, solo 1.802 sono ordinari, mentre 36 sono quelli dei riti accelerati come quello degli appalti. Poi, ci sono i ricorsi per accesso agli atti (43) e quelli di ottemperanza (492). Tra le materie che presentano il maggior numero di casi ci sono il pubblico impiego, l’agricoltura e l’industria.
 
La produttività presenta 3.138 procedimenti definiti contro i 2.634 sopravvenuti, portando l’abbattimento dell’arretrato da 9.175 a 7.671 fascicoli. L’adozione delle sentenze semplificate ha contribuito alla piena produttività degli uffici, nonostante, su 36 unità del personale amministrativo, siano assenti in 9. Con la chiusura degli uffici il sabato si è dato via libera all’adozione del lavoro agile, da smaltire operando da casa con appositi sistemi informatici. Infine, la questione della sede: il Tar non ne ha ancora una definitiva, nonostante la mole non indifferente di lavoro in corso.
 
Il presidente Ferlisi ha concluso la relazione citando Voltaire, con l’auspicio che sia apportata una modifica all’articolo 135 del Codice di procedura amministrativa: ciò consentirebbe di attuare pienamente l’art. 125 comma 2 della Costituzione, riavvicinando il contenzioso amministrativo ai cittadini.

Articolo pubblicato il 16 marzo 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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