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Scuola, almeno diecimila i supplenti non in graduatoria chiamati dai presidi
Il blocco del doppio canale di reclutamento e dei corsi abilitanti lascia migliaia di abilitati fuori dalla Gae. Anief: “Intanto le scuole pubbliche italiane hanno estremo bisogno di insegnanti”

Tags: Scuola, Anief, Docenti, Insegnanti



PALERMO - In Italia ci sono sempre più aspiranti docenti che lavorano “in molti casi fino al 30 giugno, grazie al loro spirito di intraprendenza. Anche con la sola laurea”, dopo avere presentato al dirigente scolastico una semplice “messa a disposizione”: è una condizione inusuale, che porta “la scuola italiana indietro di 70 anni”. Si sta in pratica vivendo “la medesima situazione che si verificava nell’immediato dopoguerra, quando bastava una semplice laurea o un diploma per essere assunto ad personam dal capo d’istituto che spesso non sapeva, per carenza di insegnanti, a chi fare svolgere le lezioni quotidiane. E senza nessun concorso”.
 
“Alla politica di smantellamento delle liste dei precari storici – scrive La Repubblica - sono state affiancate dal 2008, con la riforma Gelmini, almeno altre tre nuove riforme del reclutamento che però sono andate a rilento e sono state modificate a ogni cambio di governo. Col risultato che la scorsa estate un terzo circa delle 57mila cattedre messe a disposizione dal Miur per le annuali immissioni in ruolo sono andate deserte per mancanza di aspiranti iscritti nelle Gae e nelle graduatorie degli ultimi concorsi a cattedra. Un paradosso per un paese con un tasso di disoccupazione giovanile alle stelle. Così, agevolati da una serie di siti che favoriscono l’incontro della domanda e della offerta, molti semplici laureati o inseriti nelle graduatoria di altre province si sono proposti ai singoli presidi e sono stati assunti”.
 
I supplenti in servizio nelle scuole italiane hanno raggiunto nel 2018/19 la stratosferica cifra di 164mila unità: quasi uno ogni cinque docenti in cattedra. E l’anno prossimo andrà peggio, visto che la situazione è stata in questo ultimo periodo “aggravata ulteriormente dalle uscite con quota 100 che ha portato a 68mila le cattedre vacanti del prossimo anno scolastico”. Ma anche “perché i concorsi straordinari lanciati dal governo attuale e i percorsi immaginati dalla Buona scuola procedono a rilento per le difficoltà che stanno incontrando gli Uffici scolastici regionali nel comporre le commissioni giudicatrici”.
 
“Sono anni che continuiamo a ripetere che occorre riaprire le GaE – ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – e ripristinare un vero doppio canale di reclutamento: ora la situazione è esplosa, tuttavia attuando una procedura normativa d’urgenza che apra le graduatorie ad esaurimento ai precari abilitati e permetta lo scorrimento nei ruoli per il 50 per cento da quelle graduatorie, si potrebbe evitare il peggio in vista del prossimo anno. A rendere più complicata la situazione saranno le esclusioni progressive dalle GaE delle maestre con diploma magistrale, dopo che i tribunali avranno adottato le indicazioni confermate dall’assurda decisione presa in adunanza plenaria dal Consiglio di Stato che stavolta si è superata, mettendo pure in dubbio la liceità dell’abilitazione connessa al titolo conseguito prima del 2002”.
 
“A incrementare i ‘buchi’ – continua Pacifico – sarà anche l'abolizione degli ambiti territoriali, prevista dal governo, che andrà ad incidere sul già consistente numero di posti vacanti e disponibili. Così, i dirigenti scolastici avranno sempre più esigenza di ricorrere a supplenti inesperti, anche perché gli abilitati sono concentrati su pochi istituti perché costretti a sceglierne non più di 20.
 
Cogliamo l’occasione per invitare il Ministro dell’Istruzione a prendere coscienza della gravità della situazione e ad adoperarsi con immediatezza sulle GaE, replicando quello che è stato già fatto nel 2008 e nel 2012, puntando tutto sul doppio canale, visto che i concorsi sono lontani dal concludersi, e organizzando dei corsi abilitanti per il personale di ruolo presso gli uffici scolastici territoriali, in modo da permettere i passaggi di ruolo secondo le quote annualmente previste nell'ultimo contratto sulla mobilità”.
 
Bisogna consentire anche ai tanti precari con 36 mesi di servizio di conseguire l'abilitazione o di essere assunti direttamente dalle stesse graduatorie d'istituto da trasformare in provinciali.

Articolo pubblicato il 16 marzo 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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