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Gli uomini-velina non sono da meno
di Carlo Alberto Tregua

Tags: Veline



Non comprendiamo lo scandalo di alcuni benpensanti nel criticare tante ragazze giovani (e meno giovani) e carine che scodinzolano, si agitano seminude sugli schermi televisivi, con la speranza di essere notate e di fare carriera. Sono le cosiddette veline che, ai giorni d’oggi, hanno intrapreso questa “professione”: una come tante.
Si, perché, nel mondo dell’immagine e della comunicazione, peraltro ben rappresentato in quotidiani e periodici, la foto di una donna desnuda attrae gli interessi degli uomini e le critiche delle donne. Il che è sempre una forma d’interesse.
I moralisti farebbero bene a ricordarsi che vi sono comportamenti sconci da parte di coloro che, per esempio, rubano i soldi dei cittadini, schiavizzano immigrati clandestini, violano la sacralità dei bambini ed evadono imposte e oneri previdenziali. Sconci sono anche coloro che hanno truffato migliaia di risparmiatori chiedendo i loro soldi contro obbligazioni, divenute carta straccia.

Vorremmo che qualcuno ci dicesse che non ci sono uomini-velina. A noi, invece, sembra che esistano e non siano da meno delle loro colleghe. Uomini che cercano in ogni modo di emergere facendosi notare, imbucandosi nelle feste e negli incontri delle persone che contano, inventandosi storie di ogni genere, facendo la corte a signore di una certa età e via discorrendo.
Qualunque persona ha il diritto di progredire lecitamente. Non vediamo alcun illecito nel mostrare il proprio corpo in pubblico, salvo la tutela dei piccoli. Solamente dei parrucconi che fanno finta di essere religiosi, pensiamo a musulmani e cattolici, ritengono che mostrare il proprio corpo, maschile o femminile, sia un segno di satanismo. Adamo nasce nudo ed Eva pure. E allo stesso modo, nudi, sono morti. La nudità non è sacrilega, ma fa parte integrante dei viventi dotati di intelligenza.

Fare carriera a ogni costo non è di per se negativo, a condizione che non si violino valori morali e che non si danneggi nessuno. Naturalmente, alla base della progressione di carriera deve esserci il merito, cioè una qualità intrinseca che consenta di ottenere risultati. Non sembri contraddittorio quanto stiamo affermando, perché sosteniamo da sempre che ognuno di noi deve dare il massimo e fare tutto il possibile per crescere professionalmente, socialmente e moralmente.
Chi tirasse indietro le manine per paura di farsele schiacciare, ovvero chi non osasse correre rischi, è persona che prima o dopo si ripiega su se stessa. Con la conseguenza di lamentarsi che la fortuna non gli arride mai, comportandosi, né più né meno, come il non dimenticato pulcino nero, Calimero.
Quanti ne vediamo e ne sentiamo, in giro, che protestano contro la malasorte e contro questo e quello, invece di fare l’esame di coscienza e valutare la propria incapacità o la propria mancanza di volontà e di sacrificio che sono le vere cause del mancato successo.
Occorre sudare, impegnarsi, rinunciare ad alcune uscite serali con gli amici o al riposo domenicale per accrescere la propria conoscenza e la propria capacità di fare.

Perché no, dunque, uomini-velina come donne-velina? Sfatare i luoghi comuni dei benpensanti è sempre arduo ed è un modo sicuro per attirarsi critiche di quella parte della borghesia conservatrice, per fortuna superata dalla borghesia illuminata e progressista.
Il mondo è andato avanti, in questi millenni, perché vi è stata una parte di gente che ha trovato soluzioni innovative per vivere meglio in tutti i settori della collettività. Naturalmente la parte conservatrice della stessa, non ottenendo risultati, viene presa da quei due disvalori che sono l’invidia e la gelosia, comportandosi né più né meno come la volpe che, non riuscendo ad arrivare all’uva posta in alto, diceva a se stessa che era acerba e quindi non valeva la pena di coglierla (Fedro 15-55 a.C.).
Prendere atto di una serie di nuove attività è indispensabile. Altrettanto indispensabile è modifica le valutazioni delle stesse. Andare avanti è indispensabile, chi si ferma è perduto. Ma tanta gente ostinatamente si ferma e ineluttabilmente si perde, nascondendosi nei meandri della mediocrità e nell’incapacità di reazione.

Articolo pubblicato il 07 maggio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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