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Quotidiano di Sicilia

Nell’Isola su cui transitano 31 mld di metri cubi di gas un altro impianto è dannoso, specie in quella zona
di Luca Salici

La Ionio gas spinge verso i propri interessi, ma il Governo Lombardo non vuole dare l’autorizzazione: troppi i rischi emersi per la popolazione. Il progetto è fermo all’ultima conferenza dei servizi e al parere negativo dei dirigenti dell’assessorato regionale Ambiente

Tags: Priolo, Melilli, Rigassificatore, Triangolo Della Morte, Legambiente, Enzo Parisi, Giuseppe Giaquinta



CATANIA - Il Quotidiano di Sicilia ha fatto nei mesi scorsi una campagna di sensibilizzazione schierandosi apertamente contro la realizzazione del rigassificatore. Tanti i motivi che non convincono i cittadini di Priolo-Melilli, che vivono in una zona ad alta concentrazione di industrie con rischi sempre maggiori per la loro sicurezza. Proprio sabato abbiamo pubblicato l’inchiesta, ripresa da diversi canali d’informazione, sul rischio incidenti al petrolchimico di Priolo: tra il gennaio del 2007 e il dicembre 2009 sono avvenuti 193 eventi “imprevisti o incidentali”, in pratica uno ogni 5 giorni, come rileva l’ultima relazione a firma di Salvatore Cocina in qualità di dirigente generale del dipartimento della Protezione civile. Nell’area industriale di Priolo infatti sono attivi degli impianti entrati in funzione sessant’anni fa che non danno oggi alcuna garanzia sotto il profilo antisismico.

Il progetto della Ionio gas ha già ricevuto, nell'ultima conferenza dei servizi, lo scorso 26 novembre, un parere negativo dai dirigenti Rossanna Interlandi e Antonino Cuspilici del Dipartimento Territorio e Ambiente. Per i due dg il sito scelto per la realizzazione dell’opera non è adatto: i problemi sono soprattutto la prossimità dell’impianto ai centri abitati e ad altre industrie a rischio, oltre all’assenza di ricambio idrico nella rada con i conseguenti effetti dello scarico delle acque di processo nell’ambiente marino. La zona dove dovrebbe essere costruito il rigassificatore è esposto a rischi di varia natura: industriale, sismico, bellico (ad Augusta attraccano navi militari e sottomarini a propulsione nucleare) e altri rischi legati al traffico sia navale che ferroviario (la linea ferrata passa a poche centinaia di metri dall'area interessata). L’impianto quindi non può essere definito totalmente sicuro se viene immesso in una situazione “ad elevato rischio di crisi ambientale”; anche un incidente non immediatamente catastrofico, potrebbe innescare un “effetto domino” che concretizzerebbe un rischio imprevedibile per le città vicine.

In questa pagina trovate alcune delle inchieste che il QdS ha pubblicato in questi mesi per informare i siciliani sul pericolo che rappresenta la costruzione del rigassificatore. L’Isola non ha bisogno di gas, ne arrivano 31 miliardi di mc all’anno, e ne viene utilizzato solo il 15% mentre la rimanenza va a finire nel resto d'Italia; si trova in una condizione di surplus energetico (produce il 6,5% di energia in più rispetto al suo fabbisogno); possiede 5 raffinerie, di cui 3 nel polo siracusano, che producono prodotti petroliferi per il 40% in più rispetto al fabbisogno nazionale.
Non si può oggi costruire quel modello di rigassificatore in una zona dichiarata nel 1990 ad elevato rischio di crisi ambientale e nel luglio 2002 area in piena crisi ambientale.

Articolo pubblicato il 18 febbraio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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