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SiciliaFiat legata all’auto: sì, no, forse
di Antonio Casa

Ieri movimentata comunicazione del ministro per lo Sviluppo economico al Senato sul futuro dello stabilimento di Termini. Scajola ammette: 2.000 posti di lavoro con scarse prospettive. Lo spiraglio: presentate 14 proposte

Tags: Fiat, Termini Imerese, Claudio Scajola, Costantino Garraffa



ROMA - La cattiva notizia è che, per usare una frase del ministro Claudio Scajola, “a Termini vi sono 2.000 posti di lavoro con scarse prospettive”.
La buona è che finora sono state presentate 14 proposte per rilevare l’attività della Fiat prossima alla cessazione (fine 2011). Il Governo, però, insiste: saranno privilegiate le produzioni di auto. Peccato: è la stessa attività che sta affossando l’economia della zona.

Intervenendo ieri al Senato - in una contestata seduta di cui riferiamo in pagina - il ministro per lo Sviluppo economico ha precisato che il “governo è determinato a garantire la vocazione industriale dell’aerea, privilegiando i progetti del settore automotive”, ha detto Scajola, ricordando che “altre iniziative, nel settore terziario, multimediale, turistico, agroindustriale, logistico  potranno concorrere a supportare i processi di viluppo dell’area, integrando non sostituendo l’utilizzo produttivo del sito. Il Governo ha ritenuto che anche in Italia sia giunto il momento di tornare alla normalità del mercato dell’auto – ha aggiunto -, non rinnovando gli incentivi e intensificando invece il sostegno alla ricerca e all’innovazione”.

Il governo ha tempo fino a tutto il 2011 per “individuare nuove imprese e nuovi progetti produttivi che possano assicurare la sopravvivenza e lo sviluppo futuro” dell’impianto siciliano. Non dobbiamo agire in modo affrettato e approssimativo”, ha aggiunto, “sull’onda di una emotività comprensibile, ma che potrebbe farci prendere decisioni poco meditate: abbiamo tempo per selezionare, in modo trasparente, proposte serie ed affidabili”. Scajola ha sottolineato che condizione fondamentale è “il mantenimento dell’occupazione, e la salvaguardia della presenza industriale sul territorio”. Il ministro ha ricordato che per questo è stata istituita una task force “con il compito di raccogliere, analizzare e valutare le diverse manifestazioni di interesse per nuove attività produttive” mentre proprio ieri erano a Termini Imerese i tecnici di Invitalia.

Le reazioni

Secondo il senatore Fabio Giambrone, di Italia dei Valori, la Fiat deve cedere a 1 euro impianti, terreni e autorizzazioni alla Regione Siciliana che attiverà un intervento-ponte, sino alla fine del 2011, per consentire al governo di non restare fermo sulle posizioni assunte da Fiat - cioè chiusura totale dello stabilimento entro il prossimo anno - e la Regione si attiverà per trovare soluzioni alternative “evitando di essere travolti da iniziative imprenditoriali prive di fondamento industriale e finanziario”.
Quasi una sfida la proposta del senatore Giuseppe Lumia, del Pd: “La Fiat deve produrre in Italia almeno un milione e mezzo di macchine per avvicinarsi ai livelli produttivi degli altri Paesi europei e, inoltre, si favorisca l’entrata di altri grandi produttori mondiali nel nostro Paese. Termini Imerese deve diventare un polo automobilistico della Fiat e di altre case, per la produzione di auto ad energia pulita”.

Per il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, “ci sono risorse pubbliche a disposizione e ci sono interlocutori numerosi interessati a proseguire quell’attività mentre la Fiat in campo nazionale si impegna, di converso, ad aumentare in maniera significativa la produzione di autovetture all’interno dei nostri confini”.

Se la senatrice del Pdl Simona Vicari non esclude la possibilità di “ridisegnare l’area industriale di Termini Imerese con le infrastrutture necessarie a renderla competitiva e appetibile agli investimenti delle grandi imprese o assisteremo nei prossimi anni a tanti nuovi casi Fiat”, per Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, “bisogna che ci mettiamo intorno ad un tavolo e proviamo a stringere le maglie di questa rete. Non possiamo vivere di attese”.
 

 
“Bugiardo, Pinocchio”. “Maleducato”. Seduta sospesa dopo la rissa in aula
 
ROMA - “Bugiardo, Pinocchio!”. I due epiteti del senatore Costantino Garraffa, siciliano doc nato a Palermo e parlamentare nelle file del Pd dal 2001, hanno segnato il culmine delle interruzioni al ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola che stava riferendo in Aula sulla chiusura, dal gennaio 2012, dello stabilimento Fiat a Termini Imerese. Garraffa ha fatto poi le sue scuse, ma non è arretrato di un millimetro rispetto alle critiche. “Lei non si può permettere di dire che un ministro dice bugie!! Lei è un maleducato e un bugiardo”, gli ha urlato Scajola. Il presidente di turno dell’Assemblea, Domenico Nania, dopo aver richiamato energicamente il senatore Garraffa ha sospeso la seduta. La tensione in Aula a Palazzo Madama è rimasta alta, almeno fino a quando non è passata alla discussione sulla situazione nelle carceri.
Per le sue interruzioni Garraffa non avevo atteso il passaggio del discorso in cui Scajola riferiva delle manifestazioni di interesse di gruppi stranieri per Termini Imerese. Al punto che il senatore leghista Sergio Divina, intuendo la piega che stava prendendo la situazione, aveva rintuzzato una prima interruzione del senatore Pd chiedendogli se, per caso, non avesse avuto voglia di farsi un giro ...

Articolo pubblicato il 18 febbraio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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