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Fatti gli investimenti ma non sono sufficienti
di Rosario Battiato

Gli ultimi dati Istat: la dispersione totale nell’Isola è pari al 55%. Il rapporto tra immesso ed erogato è 7 punti sotto la media

Tags: Acqua, Servizi Idrici



PALERMO – Impossibile raffigurare lo stato dell’arte delle infrastrutture isolane senza enumerare le numerose perdite. Gli ultimi dati Istat certificano come il rapporto tra acqua prelevata su acqua erogata sia pari al 55% (dispersione totale), mentre il rapporto tra acqua immessa su acqua erogata sia al 54% (dispersioni di rete). Si parla di sette punti percentuali sotto la media italiana, ma le grandi città isolane fotografano ancora di più la fragilità dell’intero sistema: Palermo, seconda peggiore d’Italia, immette 88 litri di acqua per 100 litri di acqua erogata, quindi 188 litri per arrivare a quota 100, e Catania non è da meno col quarto posto nazionale e 63 litri immessi in più. Dati che confermano come la Sicilia sia lontana dal meccanismo premiale degli Obiettivi di Servizio per le regioni del Mezzogiorno, che fissa al 2013 un valore target di acqua non dispersa pari al 75% dell’acqua immessa nelle reti comunali (cioè quella in uscita dai serbatoi comunali).

L’apice toccato dai costi di Agrigento non deve tuttavia lasciar passare in secondo piano la media isolana che spiega come In Sicilia si pagano 1,36 euro al metro cubo, secondo l’ultimo rapporto Utilitas di Federutility, e nel giro di pochi anni, entro il 2015, questa cifra toccherà quota 1,52 euro a metro cubo, una media tra le più alte del Meridione, ma elevata anche per il Nord del Paese, come Veneto, Friuli, Lombardia e Piemonte. Eppure gli investimenti parlano di 1 milione e 400mila euro per la manutenzione straordinaria e altri 2 milioni e 800mila euro per il ripristino del sistema da parte dall’Aps a Palermo. Tuttavia sembra che per risollevarsi da questo stato servano opere di grande impatto infrastrutturale.

Articolo pubblicato il 19 febbraio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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