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Quotidiano di Sicilia

Ogni siciliano ha sborsato 25 € per il ticket contro 11 € della media italia per i primi 10 mesi del 2009
di Luigi Di Salvo

L’incidenza del ticket sulla spesa farmaceutica in Sicilia nel 2009 si è allargata fino a raggiungere il 10,5% contro il 6,5% per l’Italia. Sono usciti ben 617 milioni di euro dalle tasche degli abitanti dell’Isola negli ultimi sette anni in ticket per farmaci

Tags: Sanità, Farmaci



Una regione come la nostra in continua emergenza occupazionale, che non è mai riuscita a valorizzare le sue potenzialità turistiche, climatiche e paesaggistiche, non può pensare di sopportare ulteriormente questa tassa derivante da una politica dei conti che, alla fine, si è dimostrata non essere totalmente appagante, seppure abbia consentito il recupero di fondi dello stato importanti. E poi ancora, mantenere un ticket così pesante, è come affermare che l’appropriatezza prescrittiva è fuori discussione e che i siciliani hanno bisogno di cure farmacologiche maggiori rispetto al resto d’Italia, perché più cagionevoli. Pur con tutti i distinguo che possono essere fatti tenendo conto delle norme che sono intervenute, del maggiore costo dei farmaci definiti “innovativi” e alla distribuzione diretta che è stata incrementata ma che forse non è stata ben valutata per i casi di distribuzione in nome e per conto del Ssn attraverso la rete delle farmacie private e per i costi del personale dipendente delle Asp, ci si aspetta un ulteriore studio del fenomeno e conseguenti provvedimenti di indirizzo che guardino alla situazione generale e che puntino ad una maggiore qualità ed efficienza.

E’ un momento critico esposto a tante ipotesi di lavoro che vede tra l’altro Federfarma nazionale, impegnata a difendere e rilanciare l’ipotesi della distribuzione dei farmaci innovativi attraverso la rete di farmacie private e le Asp probabilmente a riconsiderare il problema. In tutto questo, la speranza è che questa volta ogni decisione derivi da una cognizione di causa precisa e cioè consapevole delle difficoltà economiche, ma anche conseguenti ad uno studio attento delle dinamiche che regolano il settore.

Tutto questo significa che l’approccio al problema della spesa farmaceutica, che è una delle voci più drammatiche del bilancio regionale, probabilmente deve essere ripensato con una visione complessiva  nella quale i singoli decreti, le indicazioni, le circolari o atti ed iniziative mirate al perseguimento di una razionalizzazione della spesa globale, non restino semplici espressioni di salvaguardia o miglioramento di un singolo  settore, ma siano intese come atti incidenti sul problema generale in virtù dell’interdipendenza tra i molteplici settori di utilizzo.

Ad esempio, la spesa farmaceutica ospedaliera, apparentemente fuori controllo, meriterebbe un’attenzione particolare e, perché no, uno studio mirato delle ripercussioni sul territorio di competenza delle Aziende Sanitarie Provinciali, a prescindere dalle modalità di acquisto dei farmaci.
Sarebbe opportuno, finalmente, sviscerare e integrare le conoscenze, per proporre soluzioni che siano si compatibili con i bilanci, ma che prima di tutto rispettino i cittadini che anziché essere vessati andrebbero educati e guidati al corretto uso dei farmaci. Questa fondamentale operazione non può prescindere dal totale coinvolgimento dei medici che hanno responsabilità diagnostiche e terapeutiche nelle quali posto preminente spetta alla prescrizione farmaceutica.

Per fare questo potrebbe essere necessario conoscere approfonditamente la problematica generale attraverso una visione completa del panorama farmaceutico a partire dal ruolo svolto dalle industrie, dei criteri di utilizzo e delle motivazioni che determinano le scelte.
Negli ultimi 7 anni i cittadini siciliani hanno sborsato di tasca propria circa 617 milioni di Euro in ticket per i farmaci.  La quota di ticket pro capite pagata da gennaio a novembre 2009  dai siciliani è stata di 25,43 Euro, dai lombardi di 17,03, dai veneti 16,22 e dai laziali di 17,20, contro una media nazionale di 11,62 Euro.

Nel 2005 il divario tra la percentuale dell’incidenza del ticket sulla spesa farmaceutica lorda era del 4,59 per la Sicilia e del 3,8 per l’Italia, mentre nei primi dieci mesi del 2009 la forbice si è allargata fino a raggiungere il valore percentuale del 10,5% contro il 6,5% di incidenza per l’Italia.
Così, un provvedimento calmierante e transitorio, come avrebbe dovuto essere il ticket, il cui scopo dovrebbe essere quello di consentire il raffreddamento della spesa nell’ attesa della applicazione di criteri diversi per la sua qualificazione, in terra di Sicilia è diventato atto scontato, trascurando, come già detto, che questa nostra bellissima e difficilissima terra, non sopporta volentieri questa tassa ulteriore che grava sulle tasche in maniera diretta e che difficilmente, oggi,  può essere disattesa. Dimostrazione ne è il continuo aumento del numero di esenti, ma cosa più grave il fatto che la sua incidenza continui ad aumentare.

Questa disamina, seppure cruda, vuole essere un invito alla riflessione per tutti, per i cittadini invitati a non accumulare farmaci a casa, per i medici che devono essere attenti non solo alle loro prescrizioni, ma anche ai fenomeni di suggestione che non sempre sono giustificati, per i farmacisti che divengono saggi consiglieri per indirizzare  la libera scelta dei cittadini, per esempio, verso un generico equivalente, ma meno costoso, per politici e burocrati che dovrebbero sforzarsi di più, non solo nella comprensione dei fenomeni, ma anche e principalmente nella stesura di provvedimenti che non possono più essere di settore o di frazioni di settori, ma che devono tenere conto della complessità della sanità nel suo insieme ivi compreso anche l’uso dei farmaci.

Articolo pubblicato il 23 febbraio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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