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Asili nido proibiti: in Sicilia le rette crescono più che nel resto d’Italia
di Vincenzo Castiglione

è quanto si legge in un’indagine di Cittadinanzattiva: un bambino su 4 non riesce ad accedere. Ci vogliono 198 € al mese: a Ragusa un aumento del 29%, a Catania del 20%

Tags: Asilo, Cittadinanzattiva, Aumento



CATANIA - Il 25% dei bimbi non riesce ad accedere agli asili nido comunali in Italia, un anno fa erano il 23%. Le cause principali: il caro-rette e l’indisponibilità dei posti. è quanto si legge in un’indagine di Cittadinanzattiva.
Una media di 297 euro al mese, ovvero una spesa annua a famiglia di circa 3.000 euro (considerando 10 mesi di utilizzo del servizio) per mandare il proprio figlio all’asilo nido comunale, fra difficoltà di accesso, alti costi e disparità economiche tra aree del Paese difficili da giustificare: in una provincia, la spesa mensile per il tempo pieno può avere costi anche tre volte superiori rispetto ad un’altra provincia, e doppi tra province nell’ambito di una stessa regione.

In particolare, nel 2008/09, ben 34 città hanno ritoccato all’insù le rette di frequenza, e 7 capoluoghi registrano incrementi a due cifre: tra queste si segnalano Ragusa (+29%), Catania (+20%), Trapani (+17%). In totale in Sicilia la spesa media mensile per pagare la retta di un asilo nido comunale è stata di 198 euro nel 2008/2009, 10 euro in più rispetto al 2007/2008 con un incremento del 5,3% che risulta essere l’incremento più alto dell’intera penisola.
L’analisi, svolta dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200 euro e relativo Isee di 19.000 euro. I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali (anni scolastici 2007/08 e 2008/09) delle Amministrazioni comunali interessate all’indagine (tutti i capoluoghi di provincia).

Oggetto della ricerca sono state le rette applicate al servizio di asilo nido comunale per la frequenza a tempo pieno (in media, 9 ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media, 6 ore al giorno), per cinque giorni a settimana.
Dall’analisi di dati in possesso al Ministero degli Interni e relativi al 2007, emerge che il numero degli asili nido comunali sia cresciuto solo del 2,4% rispetto al 2006 (nel 2006 l’incremento fu del 3,3% rispetto al 2005): in media il 25% dei richiedenti rimane in lista d’attesa, un anno fa erano il 23%. La percentuale sale al 27% se consideriamo solo i capoluoghi di provincia. Il poco edificante record va alla Campania con il 42% di bimbi in lista di attesa, seguita da Lazio (36%) e Umbria (35%).
“In tema di asili nido comunali - commenta Antonio Gaudioso, vicesegretario generale e responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva - l’Italia sconta un ritardo strutturale ormai conclamato, espressione di una attenzione alle esigenze delle giovani coppie vera solo sulla carta. In questi anni, infatti, molti amministratori hanno parlato di tutela della famiglia e di asili nido solo in campagna elettorale e pochissimi hanno fatto qualcosa. Ci aspettiamo - aggiunge - che con queste amministrative i candidati prendano impegni concreti e misurabili. Federalismo, d’altra parte, vuol dire soprattutto questo: prendersi impegni e mantenerli”.
 

 
CATANIA - In Sicilia, secondo la banca dati del Ministero dell’Interno sulla fiscalità locale aggiornata al 2007, ci sono 162 asili nido comunali per 6.746 posti disponibili. Il maggior numero di asili è presente in provincia di Palermo (42, con 1.614 posti), mentre la provincia di Enna ne registra il numero minore (solo 5, con 182 posti). A fronte di 10.055 domande presentate, in Sicilia uno su tre (33%) dei richiedenti rimane in lista di attesa, a fronte di una media nazionale del 25%.
Considerando unicamente i capoluoghi di provincia siciliani, Caltanissetta presenta le liste di attesa più alte con il 72% di domande respinte, seguita da Trapani (55%) e Palermo (52%). “In tema di asili nido comunali” commenta Giuseppe Greco, segretario regionale di Cittadinanzattiva Sicilia, “l’Italia sconta un ritardo strutturale ormai conclamato, espressione di una attenzione alle esigenze delle giovani coppie vera solo sulla carta. In questi anni, infatti, molti amministratori hanno parlato di tutela della famiglia e di asili nido solo in campagna elettorale e pochissimi hanno fatto qualcosa. Ci aspettiamo che con queste amministrative i candidati prendano impegni concreti e misurabili”.

Articolo pubblicato il 24 febbraio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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