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Quotidiano di Sicilia

Da spendere 933 milioni di euro entro l’anno in corso, ma è necessario pubblicare i bandi di attivazione
di Maria Rosaria Minà

Martedì si è svolta in commissione Bilancio Ars l’audizione dell’assessore Cimino e del dg Bonanno sull’impiego dei fondi europei. Dei 590 milioni del Par Fas annunciati da Lombardo il 10 febbraio, nei prossimi due mesi saranno avviati solo 218 mln

Tags: Unione Europea, Contributi, Michele Cimino, Felice Bonanno



“Il governo ha attivato investimenti mirati per 590 milioni di euro di risorse del Par Fas che avranno un impatto importante sull’intero territorio sotto il profilo economico se saranno bene utilizzati. Perché non basta solo investire, è necessario poi monitorare e verificare in che misura l’impiego di tali risorse siano in grado di ridurre la forbice strutturale e infrastrutturale tra la Sicilia e il resto del Paese”. Queste le parole del presidente della Regione, Raffaele Lombardo, il 10 febbraio scorso sullo stato dell’arte degli investimenti dei fondi del Par Fas (Programma attuativo regionale dei fondi per le aree sottoutilizzate) 2007/2013. Ma per il momento partiranno tra pochi giorni solo due bandi, finanziati con risorse del Par Fas Sicilia, destinati alla realizzazione di opere strutturali. Un ambito progetto, che  per quanto atteso, richiede tempi di attuazione non immediati.
È quanto è emerso nel corso dell’audizione di martedi 2 marzo scorso di Michele Cimino e Felice Bonanno, rispettivamente assessore regionale per l’Economia e dirigente generale del Dipartimento Programmazione, in riferimento allo stato di attivazione dei fondi europei.

In concreto, saranno necessari almeno due mesi, senza calcolare varie ed eventuali. 
Di contro con i due bandi saranno messi  in circolo 218 milioni di euro, distribuiti su due linee d’azione; la prima è la 7.1,  attiva la realizzazione d’investimenti negli enti locali, con un impegno di spesa di 128 milioni di euro.
La restante parte è  dirottata sulla linea 7.2   ‘altri progetti di interesse regionale’. Nel dettaglio i 90 milioni di euro saranno prevalentemente destinati ad emergenze ambientali e idrogeologiche.
In questa prospettiva, rimane prioritaria la questione relativa al dissesto idrogeologico, che ha colpito il messinese. Sono stati impegnati 357 milioni di euro, che andranno a rimpinguare questa linea d’intervento, a cui si abbina il cosiddetto piano regionale integrato di rinascita, che dispone di 100 milioni di euro come incentivo socio-economico. 

Un primo segnale positivo, lungo una corsa contro il tempo, assegnata a Felice Bonanno. È lui  che ha ereditato un ritardo biennale sul fronte di attuazione del Por Fers 2007/2013 e i fondi Par Fas. Oggi, con fatica, può concedersi un sospiro di sollievo, nell’affermare che ormai le criticità sembrano superate. “I fondi Fas, pari a 4,312 miliardi di euro, sono stati assegnati. Per quanto riguarda la nuova programmazione le relative procedure sono state attivate e  per il  2009, gli impegni di spesa sono a regime. Complessivamente le risorse approvate e movimentate ammontano ad 954.129.918,51 di euro, di cui sono state impegnate 651.068.525,96 di euro, contro 395.797.986,40 di euro di spesa. Rispetto a quest’ultimo dato – tiene a sottolineare – che non vi sarà disimpegno automatico, al 31 dicembre 2009, in quanto i pagamenti realizzati sono superiori di oltre 40 milioni di euro rispetto al limite minimo consentito. Rimangono comunque da spendere 933 milioni di euro entro l’anno in corso”.

Il prossimo passo sarà l’apertura di nuovi bandi, in ordine ai regimi di aiuto. “Nonostante le procedure siano più complesse – spiega Bonanno - tutti i bandi relativi al settore industriale sono stati avviati e molto presto partiranno i bandi relativi alla ricerca. Si conta di concludere le procedure di pubblicazione dei regimi di aiuto suddetti entro il 2010”.

Più tortuoso è il sentiero da percorrere per raggiungere  l’applicazione della neo-legge sul credito d’imposta per la crescita dimensionale delle imprese. Il testo approvato nel 2009, è rimasto in stand by; non è applicabile perché privo di certezze di risorse. Diverse le ipotesi risolutive: si potrebbero aggiungere al Po Fesr un’apposita linea di intervento: “ma in tal caso - rileva Bonanno- che le procedure saranno condotte ‘a bando’ e non come previsto in atto con ‘automatismo’”. Gli fa eco Michele Cimino: “si potrebbero sfruttare risorse nazionali”.

Articolo pubblicato il 05 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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