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Da tre anni il documento che prevede le tariffe
di Rosario Battiato

È del 2006 l’approvazione nella Conferenza delle Regioni. Il canone minimo esiste, ma in Sicilia non viene applicato

Tags: Acqua, Sicilia



PALERMO – I mezzi per agire e ottenere più denaro dagli emungitori di acqua ci sarebbero sin da ora. Nel 2006 alla Conferenza delle Regioni fu approvato il “Documento di indirizzo delle Regioni italiani in materia di acque minerali naturali e di sorgente” che prevedeva della tariffe di massima da rispettare per ottenere delle entrate più eque in rapporto ai vantaggi delle imprese che agiscono nel settore. A differenza di quanto sostiene Ettore Fontana, presidente di Mineracque, appare difficile trovare un canone comune all’intera penisola, poiché la materia delle acque termali e minerali costituisce oggetto di competenza esclusiva per le Regioni.

Tuttavia, da tempo esistono degli indirizzi di massima, espressi anche dalla Corte dei Conti del Piemonte che ha chiesto la necessità di “una futura gestione improntata a criteri di concorrenzialità e, quindi, di maggior profitto per gli enti gestori”.
La scrittura di questo documento di massima, che di fatto non inficia le Regioni nella loro autonomia, consente di mettere ordine in un settore che si presenta frastagliato e confuso, al punto da mettere in pericolo, conferma la premessa del documento della Conferenza, la stessa idea di concorrenzialità.

Da qui i minimi e massimi stabiliti da 1,00 a 2,50 € ogni mille litri o frazione di imbottigliato e da 0,50 a 2,00 € ogni mille litri o frazione di utilizzato o emunto. Da aggiungere anche una quota minima di 30,00 euro per ogni ettaro di concessione, tariffa pari a tre volte di quella che si paga oggi in Sicilia. In tal modo, l’Isola otterrebbe qualcosa come almeno il quadruplo di quanto incassa attualmente. Veneto, Lombardia, Piemonte e Toscana si sono già mossi. E la Sicilia?

Articolo pubblicato il 09 maggio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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