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14 società da salvare nel disegno di legge del Pd
di Raffaella Pessina

Anche il Partito Democratico ha elaborato un piano di riordino. Limite ai compensi di presidenti, amministratori e consiglieri

Tags: Partecipate, Regione Siciliana



PALERMO - Quello del riordino delle società cosiddette partecipate, è un argomento che sta molto a cuore anche al Partito Democratico, ormai divenuto parte della maggioranza, a tal punto da presentare quest’anno un ddl , il n. 517, proprio su questo argomento.
La norma, che consta di 9 articoli ed è a firma di tutti i componenti del gruppo parlamentare Pd, porta il titolo di “Norme in materia di riordino delle società partecipate dalla Regione” e ha già ricevuto il parere favorevole, all’unanimità e senza osservazioni, della Commissione Attività produttive.

Nella relazione si specifica come conformemente  alla  normativa  nazionale - leggi finanziarie  2007 e 2008  e successive  modifiche ed integrazioni  - il disegno di legge tende ad  arginare anche le degenerazioni del  sistema attraverso l’imposizione di vincoli diretti sull’organizzazione e sulla gestione delle società a partecipazione regionale.

La riorganizzazione proposta trae origine pertanto anche dalla necessità di fondare il  sistema delle partecipazioni regionali su  principi chiari,   uniformi e stabili nel tempo, traendo indicazioni dalle  disposizioni  comunitarie che impongono il rispetto di principi di trasparenza e non discriminazione nell’aggiudicazione dei contratti pubblici  per  l’acquisto di forniture, la prestazione di servizi e l’esecuzione di lavori. L’unica deroga consentita dal diritto comunitario al  rispetto  delle regole di aggiudicazione in materia di appalti pubblici di lavori e di servizi riguarda  gli affidamenti in house consentiti solo in circostanze strettamente limitate: quando  l’amministrazione esercita  sull’affidatario un controllo analogo  a quello da essa esercitato sui propri servizi e quando l’affidatario  realizza la parte più importante della propria attività con l’amministrazione che lo controlla, quando cioè il soggetto pubblico controllante esercita su di essa potere di direzione, coordinamento e supervisione dell’attività svolta.

In definitiva le società da salvare sono 14, le quali secondo la norma non possono procedere a nuove assunzioni. Viene anche fissato il limite massimo dei compensi:  50.000,00  euro annui per presidenti e amministratori delegati;  25.000 per ciascun  componente degli organi  di amministrazione; di 20.000  euro  per ciascun componente  degli organi di vigilanza e controllo. Nel documento viene previsto che siano trasferiti alla Regione i beni  mobili ed immobili di proprietà delle società poste in liquidazione che residuano al termine della procedura di liquidazione.

Articolo pubblicato il 17 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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