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Quotidiano di Sicilia

Quei costi per il personale che bloccano lo sviluppo
di Michele Giuliano

A essere penalizzati sono gli investimenti, che restano così al palo. I bilanci ingessati da spropositate spese correnti

Tags: Enti Locali, Trasparenza, Renato Brunetta



PALERMO – Dando uno sguardo ai rendiconti dei vari enti pubblici, si può notare come già, senza alcun incarico extra, il personale riesca a risucchiare quantità ingenti di soldi delle Pubbliche amministrazioni. I numeri la dicono già abbastanza lunga e sono riferiti all’ultimo rendiconto presentato dai Comuni capoluogo e dalle Province regionali.

In media, ogni Provincia e Comune si vede il bilancio ingessato per il 60 per cento dalle cosiddette spese correnti, che sono relative a tutti quegli esborsi necessari per far funzionare la struttura. Emerge che (sempre facendo una media tra tutti gli enti presi in considerazione) appena il 10 per cento è destinato alle spese relative al pagamento di bollette di luce telefono, gas, affitti, e altro. Mentre il 50 per cento è costantemente vincolato a pagare gli stipendi.

Quello che viene fuori dai bilanci delle 18 pubbliche amministrazioni prese in esame è una cifra astronomica: nei nove Comuni capoluogo 337,5 milioni di euro servono per pagare i 16 mila e 600 dipendenti, nelle nove Province invece vanno indirizzati nei conti in banca dei lavoratori altri 225 milioni di euro.

Quindi queste 18 pubbliche amministrazioni sborsano per il solo personale 562 milioni e mezzo di euro. Di certo non si può parlare in nessuna caso di virtuosismo: in sostanza la Sicilia si conferma ancora una volta, con questi dati statistici, la “regina” incontrastata in Italia come regione con il più alto numero di dipendenti delle Pa (in rapporto alla popolazione) e quindi con conseguente aggravio sui bilanci in dissesto delle Pa.

Articolo pubblicato il 20 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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