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Quotidiano di Sicilia

Dopo 11 anni di attesa, torna d’attualità il piano paesaggistico
di Dario Raffaele e Vincenzo Castiglione

“Semplificazione dell’ordinamento dei beni culturali e del paesaggio”. Il ddl già approvato in Giunta. Le linee guida vennero approvate nel 1999. Su 17 previsti ambiti approvati solo 3

Tags: Piano Paesaggistico, Gesualdo Campo, Gaetano Armao



PALERMO  - Dopo quasi 12 anni di attesa per tramutare le “linee guida del Piano territoriale paesistico regionale” in fatti concreti, il neo assessore regionale all’Identità culturale, sembra voler dare un’accelerata.
Adozione dei piani paesaggistici in tempi brevi e snellimento delle procedure per avere meno burocrazia e più efficienza. Sono questi infatti i due passaggi chiave per la gestione dei beni culturali in Sicilia contenuti nel disegno di legge con le norme per la “Semplificazione dell’ordinamento dei beni culturali e del paesaggio” presentato dall’assessore Gaetano Armao e già approvato dalla Giunta.

Di piano Paesistico, il Quotidiano di Sicilia, si occupò già due anni fa, ricevendo le rassicurazioni degli ex vertici dell’assessorato, che l’iter sarebbe stato completato nel giro di qualche mese. Ora il tema è ritornato di attualità ma di passi avanti se ne sono fatti pochi.
Il Piano paesaggistico regionale rappresenta il documento di metodo della pianificazione paesistica nel territorio regionale. Le Linee guida (approvate con D.A. n. 6080 del 21 maggio 1999) hanno individuato sul territorio 17 ambiti o macroaree, ognuna delle quali doveva essere soggetta a un suo piano paesistico di ambito. Il tutto venne  inserito nel documento di programmazione del Por 2000-2006 con un progetto di sistematizzazione delle conoscenze.

Ma come mai non sono bastati quasi 12 anni per tramutare le linee guida in un vero e proprio piano? I piani sono previsti dalla Legge n. 1497 sul paesaggio del 1939,  anche la legge Galasso del 1985 li ha contemplati. Sulla base di queste leggi sono state fatte le linee guida. Poi è entrato in vigore il testo unico 490 del ‘99, quindi il Codice Urbani del ‘94, a questo sono seguite due integrazioni importanti e una ulteriore modifica al Codice Urbani venne fatta dall’ex governo Prodi. I ritardi sono quindi da addebitarsi in parte a questo inseguimento fra norme e decreti, in parte all’enorme difficoltà di normare un territorio di 25 milioni di mq con una quantità di risorse culturali, ambientali, archeologiche, storiche e urbanistiche che ha pochi simili in Italia.

Ora l’assessore Armao sembra essersi reso conto dell’importanza di completare questo strumento per riordinare il sistema dei beni culturali in Sicilia. “In materia di gestione dei beni culturali e paesaggistici - ha spiegato Armao - deve essere semplificato il rapporto dell’amministrazione pubblica con i cittadini e con le imprese.
Con il provvedimento approvato dalla Giunta, che completa quello relativo alla semplificazione dell’intero apparato amministrativo presentato dall’assessore Chinnici, si punta ad applicare in Sicilia il codice dei beni culturali, eliminando le complessità interpretative”.

Fondamentale per il riordino del settore è  quindi l’approvazione dei piani paesaggistici.
Il ddl prevede infatti che tutti i piani siano approvati entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge. Il territorio siciliano è infatti diviso in 17 ambiti paesaggistici ma, ad oggi, risultano definitivamente approvati quelli di Pantelleria, Ustica e delle Eolie. Sono invece stati adottati ma sono ancora in corso di approvazione quello delle Egadi, il piano dell’ambito 1 del Trapanese; i piani d'ambito 6, 7, 10, 11 e 15 della provincia di Caltanissetta. Iter in corso anche per l’ambito 9 della provincia di Messina.

“Con l’adozione dei piani paesaggistici - ha spiegato Gesualdo Campo, dirigente generale del dipartimento Beni culturali della Regione - si avranno regole certe. I Comuni, nel rispetto di quanto previsto dai Piani, si confronteranno con i cittadini e con le imprese. Fino a oggi, in assenza di questi strumenti, le Soprintendenze sono state costrette ad occuparsi di tante questioni, affrontandole, spesso, caso per caso. Con il ddl invece verrà meno la discrezionalità in favore di procedure chiare e uguali per tutti”.
 


L’approfondimento. All’interno del piano il censimento degli 829 borghi
 
PALERMO - I piani adottano una metodologia che si articola su un doppio binario: le componenti del paesaggio e quello dei paesaggi locali. Componenti del paesaggio attengono al paesaggio fisico, vegetazionale, antropico e insediativo.
Nel sottosistema insediativo del sistema antropico sono considerati i centri storici come componenti del paesaggio. I borghi e nuclei censiti (gli 829 di cui il Quotidiano di Sicilia da anni si batte affinché vengano valorizzati come risorsa turistica, ndr) sono a loro volta divisi in una serie di categorie diverse secondo la giacitura, l’orografia, la collocazione montana, collinare, costiera. Ulteriore difficoltà nella loro realizzazione è che mentre i Piani sono di ambito (le 17 macroaree di cui si è già detto), la competenza è provinciale (la suddivisione non ricalca cioè i confini amministrativi, ma è stata fatta su confini fisici e culturali), ogni provincia (ogni Soprintendenza provinciale che ha la competenza della relazione del piano della provincia) intercetta una varietà di ambiti e frammenti di ambiti condivisi con altri.

Articolo pubblicato il 23 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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I 17 ambiti previsti dal piano paesistico regionale
I 17 ambiti previsti dal piano paesistico regionale