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Quotidiano di Sicilia

Un approccio storico per gestire la cultura
di Chiara Giarrusso

Forum con Gesualdo Campo, dirigente generale dipartimento BB.CC e Identità siciliana

Tags: Gesualdo Campo, Beni Culturali



PALERMO - Dal 1° gennaio 2010, il dipartimento da lei diretto, reca una nuova ragione sociale, una nuova denominazione: dipartimento regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana. Cos’è cambiato?
“Ci troviamo a riorganizzare un dipartimento che prima non esisteva. È cambiata la ragione sociale del dipartimento in un primo momento denominato dei Beni culturali ed ambientali per l’educazione permanente, poi nel gennaio 2009 in seguito all’entrata in vigore della legge 19 del 2008 è divenuto, per un solo anno, dipartimento dei Beni culturali ed Ambientali, dell’educazione permanente, della scrittura e dell’arte contemporanea, e solo dal 1° gennaio 2010 dipartimento dei Beni culturali e dell’ Identità siciliana. Si tratta di una diversa ragione politico, culturale e sociale. Senz’altro diversa la missione che dobbiamo assolvere”.

Quale nuova missione si intende perseguire?
“Con la legge 19 del 2008, entrata in vigore l’8 gennaio 2009, sono stati unificati il dipartimento dei Beni culturali, dell’educazione ambientale e dell’educazione permanente e il dipartimento della scrittura e dell’arte contemporanea.
L’accorpamento e la nuova denominazione attribuita al dipartimento, con la riforma entrata in vigore 1° gennaio 2010, sono stati due passaggi positivi. Mantenere all’interno dello stesso assessorato un dipartimento che si occupava di contemporaneità ed uno che si occupava di storia significava continuare a riflettere l’idea che storia e contemporaneità non interagivano tra loro.
Non è possibile pensare a un passato che non ha sbocco nel presente e nel futuro e un presente che non ha le sue radici nel passato. Non c’è arte senza passato. Per questo motivo non aveva senso mantenere due dipartimenti distinti uno che si occupava di Arte contemporanea ed uno che si occupava di patrimonio storico. Dunque, rinvengo in questi aspetti la ratio del testo legislativo 19 del 2008. Il vero problema sarà cambiare l’atteggiamento mentale. Le soprintendenze sono diventate oltre che le soprintendenze del passato, della polvere e delle pietre anche le soprintendenze dell’architettura e dell’arte contemporanea”.

Perché sono state escluse le sopraintendenze da quest’ambito nel passato?
“Prima del 2006, la Regione siciliana non si era data una norma positiva in materia di architettura e di arte contemporanea.
Secondo il dettato di cui all’art. 97 della Costituzione gli uffici della Pubblica amministrazione devono essere riordinati con legge. Che ci siano delle conquiste culturali è una cosa, che le conquiste culturali diventino legge è un’altra.
Poiché alla fine del percorso, il denaro del contribuente dev’essere speso in modo organizzato, è ovvio che non si può spendere in modo organizzato su di un tema, se lo stesso non viene individuato da una legge. Questi temi, finalmente, sono stati individuati dal legislatore espressamente nel 2006, non con un modello innovativo, ma con un modello vecchio. Il tema dell’architettura e dell’arte contemporanea è stato pensato come una monade. Occorre, invece, capire che anche questo linguaggio, quello dell’architettura ha radicamento nella storia, perché non ci sarebbe arte contemporanea senza la storia dell’arte.
Per molto tempo si è rinunciato a cogliere il rapporto con la storia, e venendo meno la chiave di lettura della continuità, l’arte contemporanea ha corso il rischio di svilirsi. Ma l’unificazione, operata per tutto il 2008, è stata nei fatti solo fittizia, perché le vecchie competenze architettura e arte contemporanea non sono state assegnate alle soprintendenze sul territorio, ma si è continuato a gestirle secondo il modello Darc.
Dopo il mio insediamento, mi sono preoccupato di inviare due atti alle soprintendenze: con il primo comunicavo loro la mia nomina a nuovo direttore, con il secondo le ho invitate espressamente ad occuparsi di arte e architettura contemporanea sul territorio”.
 

 
Efficienza nella spesa dei 164 mln € del Po-Fse 2007- 13 e partenariato pubblico-privato per i fondi Jessica

Quanti  sono le risorse a disposizione del dipartimento?
“La disponibilità finanziaria del Po-Fse è notevole, circa il 70% è già nella disponibilità dei dipartimenti, il restante 30% sarà assegnato in caso di premiali. Per quanto riguarda il nostro dipartimento in cifre, siamo nell’ordine dei 164 milioni di euro da spendere entro il 2013. Ad oggi, per la titolarità abbiamo progettazioni, che in termini quantitativi ed economici superano la disponibilità di 164 mln di euro disponibilità di tutto il settennio. Tuttavia vogliamo lavorare per tranche”.

Al dicembre 2010 le risorse che spendete a quanto ammontano?
“Abbiamo 25 mln per le misure a regia, la premialità del 30%, il pacchetto nell’ordine di 100 mln depositato in Jessica, un meccanismo di partenariato pubblico-privato non a fondo perduto, ma a restituzione con un patto d’onore. Il privato partner può attingere a Jessica, la società pubblica-privata dovrà restituire a Jessica, ma i soldi restituiti, non tornano alle casse dell’Unione, vengono assegnati ai Comuni per nuovi progetti a regia. Si stratta di progetti che la Regione ha garantito al fine di non disperdere risorse europee, attivando un meccanismo che ci permetterà di lavorare in un’ottica di lungo periodo anche dopo il 2013. Si tratta di fondi, quindi, che resteranno in Sicilia due volte: come prestito e come regia. Attraverso il partenariato pubblico-privato i Comuni potranno attivare i Programmi integrati di sviluppo territoriale (Pist) e i Programmi integrati di sviluppo urbano (Pisu)”.

Articolo pubblicato il 24 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Gesualdo Campo, dirigente generale dipartimento BB.CC e Identità siciliana
Gesualdo Campo, dirigente generale dipartimento BB.CC e Identità siciliana