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Quotidiano di Sicilia

Acqua siciliana tra i disservizi e i vari emungitori privati
di Rosario Battiato

L’acqua del sindaco non è ancora h24 ovunque, così gli imbottigliatori puntano sul mercato dell’Isola. Da noi concessionari privilegiati rispetto ad altre regioni: pagano 11 euro per ettaro

Tags: Oro Blu, Regione, Servizi Idrici



PALERMO - Passata la Giornata Mondiale dell’acqua e dopo una settimana intensa di incontri, dibattiti e manifestazioni, è giunto il momento di fare un bilancio che affronta gli svariati fronti che interessano il prezioso oro blu. La privatizzazione della gestione dei servizi idrici è ormai ritenuta improcrastinabile - l’approvazione del dl Ronchi ha semplicemente riguardato il recepimento di una direttiva europea - e i rischi connessi al sistema isolano riguardano la longa manus delle multinazionali che già si sono insediati nei vari ambiti territoriali. Di fatto, il fronte territoriale che ancora si batte per la ripubblicizzazione del servizio prepara da diversi mesi una proposta di legge iniziativa popolare attraverso una raccolta di firme e parallelamente con le delibere dei consigli comunali. I cittadini, intanto, esprimono la loro preoccupazione e manifestano la volontà che l’acqua venga gestita come un bene essenziale per la comunità.

Lo scorso 22 marzo a Palermo in occasione della presentazione della Water Charter gli studenti di diverse scuole d’Europa si sono incontrati per ribadire con ferma convinzione che i governi degli Stati membri debbano mettere la tutela del bene acqua in cima alla loro agenda politica. “Un tema di assoluta attualità - ha spiegato Marco Staiano, 17 anni, studente del liceo palermitano - se si considera che anche nella nostra città si sente parlare di cessione ai privati e alle multinazionali”. In realtà, il problema si pone in termini molto più estesi visto che non è stato sinora possibile evidenziare una netta distinzione tra una gestione pubblica virtuosa e una privata catastrofica, perché è stata proprio la fallimentare gestione del pubblico - tra appalti disastrosi e manutenzione assente - a generare l’attuale situazione. Uno stato di cose che estende le sue influenze anche sul mercato dell’acqua in bottiglia, dal momento che spesso gli emungitori d’acqua sfruttano il cattivo stato dell’acqua del sindaco - in alcune zone dell’agrigentino e del palermitano l’acqua non ha un servizio h24 e la sua qualità appare molto approssimativa - per promuovere l’acqua in bottiglia. A denunciare questo stato di cose ci hanno pensato Legambiente ed Altraeconomia col dossier “Il far west dei canoni di concessione sulle acque minerali” i cui numeri sono abbastanza evidenti: 12,5 miliardi di litri di acqua imbottigliata, consumo procapite doppio rispetto la media europea pari a 194 litri, 189 fonti, giro d’affari di 2,3 miliardi di euro. Le linee guida approvate nel 2006 prevedevano tariffe da 1 a 2,5 euro per metro cubo o frazione di acqua imbottigliata; da 0,5 a 2 euro per metro cubo o frazione di acqua utilizzata o emunta; almeno 30 euro per ettaro o frazione di superficie concessa.
 
Qualche Regione ha provato ad adeguarsi, ma solo 5 hanno effettivamente recepito le linee guida nazionali. La Sicilia si colloca in una zona ancora intermedia perché se è vero che ha previsto il raddoppio del canone sulla superficie della concessione e sui volumi di acqua superiore o uguale a 1 euro a metro cubo, fa ancora pagare appena 11 euro per ettaro. Natale è sempre di casa per l’acqua in bottiglia.

Acque potabili siciliane trascina sul fondo l’azienda madre
 
PALERMO - Tempi duri per Acque Potabili che ha approvato qualche giorno fa il bilancio 2009. Il Gruppo, controllato con quote paritetiche da Iride e Smat, possiede anche Acque Potabili Siciliane Spa, società consolidata a bilancio al 52% e gestore del servizio idrico integrato dell’Ato di Palermo. I dati pubblicati dicono che AP accentua le perdite dell’anno precedente definendo un saldo negativo che passa da 6,5 milioni a 8,3 milioni del 2009. Responsabilità? I vertici del gruppo sono stati abbastanza chiari in merito.

“Il risultato netto dell’esercizio chiuso al 31/12/2009 - si legge in una nota della società - risente principalmente della svalutazione della partecipazione di Acque Potabili Siciliane per 7,056 milioni di euro, a seguito dello squilibrio economico-finanziario in cui la società continua ad operare”. Nel complesso la situazione del gruppo a fine 2009 è negativa per 41,1 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai -43,6milioni di euro dell’anno precedente.

Articolo pubblicato il 27 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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