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Pa “pulita” col codice antimafia
di Lucia Russo

La direttiva del dg del dipartimento Funzione pubblica Giovanni Bologna precede la futura legge. Testo del 4 dicembre elaborato dalla commissione presieduta da Vigna

Tags: Pa, Giovanni Bologna, Codice Antimafia, Pier Luigi Vigna



PALERMO – Applicare subito il Codice antimafia. Con una direttiva indirizzata a tutti i dirigenti generali dei Dipartimenti regionali, l’assessorato delle Autonomie locali e della Funzione pubblica ha dato il via all’applicazione del “Codice antimafia e anticorruzione della pubblica amministrazione”. Questo ancora prima dell’approvazione del disegno di legge, attualmente all’Ars,quello sulla semplificazione, che ha recepito delle norme in materia.

Il testo del Codice - redatto dalla commissione istituita dall’ex assessorato regionale alla Presidenza e presieduta dall’ex procuratore nazionale antimafia, Pier Luigi Vigna - rappresenta un codice comportamentale del dipendente pubblico, per garantire il buon funzionamento dell’amministrazione e, al contempo, l’impermeabilità dai fenomeni mafiosi e corruttivi ed è stato già approvato dalla giunta regionale lo scorso 4 dicembre.

Il disegno di legge sulla semplificazione e trasparenza che contiene una parte dedicata alle norme anti-corruzione è stato presentato dall’assessore delle Autonomie locali e della Funzione pubblica, Caterina Chinnici, ed è in attesa del voto finale in Commissione “Affari istituzionali” dell’Assemblea siciliana.

“Nelle more dell’approvazione e dell’entrata in vigore della legge - afferma l’assessore Chinnici - l’amministrazione regionale ha, comunque, adottato il documento, aderendo con immediatezza al recepimento delle parti per le quali non è necessario un iter legislativo. In questo modo provvediamo a tutelare l’azione amministrativa e gli stessi dipendenti regionali da qualsiasi forma di infiltrazione e collusione mafiosa”.

Nella nota, a firma del dirigente generale del Dipartimento della Funzione pubblica e del personale, Giovanni Bologna, vengono impartite le direttive per l’applicazione del Codice e richiamate le parti salienti: dalla diffusione della cultura della legalità fra i dipendenti regionali, ai controlli di coloro che hanno rapporti con la pubblica amministrazione, dalla nuova carta dei doveri della Regione, alle misure di sicurezza e alla collaborazione con polizia, magistratura e prefettura.

“Il Codice - spiega Bologna - vuole perseguire due obiettivi. Da un lato creare schemi protettivi per difendere la pubblica amministrazione da infiltrazioni mafiose, dall’altro imporsi buone pratiche per creare ulteriori effetti di imitazione ed emulazione”.
Il Codice si compone di 7 parti, suddivise in 24 articoli: appalti, personale, movimentazione di denaro, parte civile, prevenzione e accertamento della corruzione, disposizioni in tema di edilizia e protocolli di legalità. Tra le novità, l’introduzione di clausole per garantire trasparenza nelle gare d’appalto; una più efficace valutazione per la professionalità e affidabilità dei dipendenti regionali, anche attraverso iniziative di formazione; la tracciabilità delle movimentazioni di denaro; una più puntuale previsione dell’obbligo di costituzione di parte civile della regione per reati dei quali siano imputati i dipendenti dell’amministrazione; controlli sulle variazioni urbanistiche, per evitare che la mafia approfitti dei cambiamenti di destinazione d’uso dei terreni.

Per la stesura del documento sono stati presi in considerazione i dati risultanti dal Rapporto 2008 del Servizio Anticorruzione e trasparenza del Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione, da cui è emerso il primato negativo della Sicilia. Ecco alcuni numeri: 878 casi di abuso d’ufficio dei pubblici dipendenti siciliani tra il 2004 ed il 2009; 853 casi di truffa negli stessi anni rilevati dal Servizio anticorruzione e trasparenza (Saet); 81 casi di concussione tra il 2004 ed il 2009; 63 casi di corruzione sempre tra i pubblici dipendenti siciliani.

Articolo pubblicato il 30 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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