Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Sicilia abbandonata, senza incentivi
di Angela Carrubba

In uno studio della Svimez sul prossimo numero della rivista, la conferma dell’assenza di una vera politica industriale. Dal 2007 sono stati fortemente ridotti gli interventi rispetto al periodo che va dal 1950 al 2006

Tags: Svimez, Economia, Industria, Mezzogiorno



CATANIA - In uno studio di Riccardo Padovani e Grazia Servidio dal titolo “La crisi delle politiche industriali del Mezzogiorno” che sarà pubblicato sul prossimo numero della Rivista Economica del Mezzogiorno, trimestrale della Svimez, si affronta l’analisi dei motivi che per un trentennio hanno caratterizzato il fallimento delle scelte di politica economica per il Sud.
Un elemento di fondo di tutto il periodo seguito alla stagione più attiva della politica industriale italiana degli anni tra il ‘60 e il ‘75, è stato quello in cui un uso strategico e non localistico  della politica industriale regionale dell’intervento straordinario rese possibile la nascita nel Mezzogiorno di una moderna industria di base. Dopo di allora, - sostengono gli autori - “il venir meno di un disegno strategico nazionale per il Mezzogiorno ha progressivamente impedito alla politica industriale di intaccare i nodi strutturali di crescita e modernizzazione - del sistema produttivo meridionale.

Tra il 1996 e la metà degli anni 2000, - scrivono gli studiosi - l’“elemento di crisi” può ravvisarsi nel mancato superamento dell’impostazione caratterizzata dal prevalere di interventi ad “assorbimento” dei principali strumenti di incentivazione (legge 488/1992, crediti di imposta, patti territoriali, ecc…)” tale impostazione “dando luogo a risultati non soddisfacenti, ha finito con il favorire un drastico ridimensionamento del ruolo delle politiche industriali specifiche per il Sud”.
La situazione di grave difficoltà in cui versa attualmente la politica industriale per il Meridione, a meno di auspicabili correzioni di tendenza, sembra avviata ad una sostanziale smobilitazione.

Una chiara indicazione della profondità della crisi in atto nella politica di incentivazione per il Mezzogiorno può trarsi anche dalla sola considerazione della forte riduzione, registratasi a partire dal 2007, nella qualità delle  agevolazione messe in campo, rispetto a tutto il precedente periodo che va dal 1950 al 2006. La grande varietà delle misure poste in campo nel periodo tra il 1950 e il 1995 dall’intervento straordinario, per cercare di aggredire su più fronti i nodi strutturali del ritardo dell’industrializzazione meridionale, sono andate dalle agevolazioni finanziarie per le iniziative industriali (1953) alle agevolazioni fiscali (1957), ai Contratti di programma per la localizzazione di grandi impianti e consorzi di Pmi (dal 1986), agli sgravi dei contributivi previdenziali (dal 1968).

La varietà degli interventi di incentivazione industriale si è poi sostanzialmente confermata anche nel decennio 1996-2006, di passaggio all’intervento ordinario per le aree depresse, anche se è stata sempre più disancorata da un disegno strategico di politica regionale per lo sviluppo dell’industria.
Si è così assistito alla messa in atto della Legge 488/1992 (1996-2006), delle agevolazioni per l’autoimpiego “Prestito d’onore” (dal 1996), del Fondo di garanzia per le Pmi dell’obiettivo 1 (1996-2000).

Nel corso del triennio 2007-2009, è seguito, invece, un drastico impoverimento delle misure di incentivazione  con la scomparsa di importanti strumenti, tra i quali, in primo luogo, la legge 488/19922, ma anche di altri, ad essa collegati, finalizzati in particolare al sostegno della R&S e dell’innovazione. Si impone, dunque, una netta inversione di tendenza, con il rapido ripristino di un’efficace sistema di incentivazione di “politica industriale regionale” - concludono gli studiosi - “per evitare che il Sud si presenti disarmato nella fase in cui il sistema delle imprese è chiamato ad affrontare l’impatto della crisi internazionale, crisi che ha colto l’economia meridionale in una fase di particolare fragilità”.
I processi di aggiustamento sono tutt’oggi meno intensi nel Mezzogiorno, area che soffre in misura assai più accentuata delle note debolezze strutturali e di capacità innovativa.
 

 
L’industria siciliana dal 2008 ha perso 16.800 occupati
 
Dal 2008 al settembre 2009 nell’industria meridionale sono stati persi 93mila posti di lavoro, pari al 10% degli occupati industriali, una quota di tre volte superiore al calo del Centro-Nord (del 3,7%). Con forti differenze territoriali. Le regioni più colpite sono Campania e Puglia, con oltre 26mila addetti in meno, seguite da Sicilia (-16.800) e Sardegna (-9.200).
Nel periodo 2000-2007 le agevolazioni concesse per la riduzione degli squilibri territoriali avevano rappresentato al Sud oltre il 79% del totale degli interventi. Dal 2007 però sono stati cancellati i principali strumenti di agevolazione (488/1992 e sostegno a ricerca e innovazione) e non è stata prevista alcuna altra misura di aiuto di entità paragonabile: si è passati da 2,7 miliardi di agevolazioni concesse per la riduzione degli squilibri territoriali del 2004 a 21 milioni di euro nel 2007.

Articolo pubblicato il 31 marzo 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus


´╗┐