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Quotidiano di Sicilia

Direttore Carlo Alberto Tregua



Rivoluzione imprese e taglio di formalitÓ
di Carlo Alberto Tregua

Per iniziare la Comunicazione Unica

Tags: Comunicazione Unica, Renato Brunetta



La L. 102/2009, art. 23, comma 13, ha istituito la Comunicazione Unica. Si tratta della semplificazione introdotta dal vulcanico ministro Renato Brunetta, decisiva per chi voglia iniziare un’attività imprenditoriale.
Com’è noto, in Italia, il lavoro autonomo è stato sempre penalizzato. Come dire che sono stati soggetti a vessazioni tutti coloro che non cercavano il posto fisso, ma volevano andare sul mercato per procurarsi quanto necessario per attivare un’impresa.
Fino a ieri, chi voleva cominciare doveva fare il giro delle sette chiese, per comunicare urbi et orbi la propria voglia d’impresa. Da oggi la situazione viene ribaltata perché il cittadino, che volesse intraprendere  un’attività economica qualsivoglia, ha l’obbligo di effettuare una pratica digitale chiamata Comunicazione Unica e nel file inserire tutte le informazioni richieste, da inviare alla Camera di commercio provinciale. Una semplificazione quasi incredibile per il modo farraginoso di formulare le leggi in Italia.

C’è una carenza, e cioè che il cittadino che voglia iniziare una attività imprenditoriale e chiede la fornitura del servizio di energia elettrica, di quello telefonico, di acqua o di gas, non ha l’obbligo di inserirlo nella Comunicazione Unica. Dall’altra parte, gli enti e le società erogatrici dei servizi richiamati non hanno l’obbligo di effettuare la comunicazione alle Camere di commercio. Si tratta di un pericoloso vuoto, colmato il quale si eviterebbero tanti buchi neri che si trasformano in evasione totale di imposte e contributi. Sembra quasi che l’evasione non si voglia combattere perché non è pensabile che il legislatore non sappia quali siano i vuoti da colmare.
In ogni caso è stato fatto un grosso passo avanti che andrebbe comunicato al mondo economico formato da piccoli potenziali imprenditori, i quali devono essere agevolati e  spinti alle attività economiche alternative al lavoro dipendente. Non agevolare, soprattutto in Sicilia, tale attività è un comportamento irresponsabile d’ascriversi al ceto politico che ha il compito di progettare lo sviluppo dell’Isola.
 
Nell’inchiesta di servizio pubblicata oggi troverete le informazioni necessarie per utilizzare il nuovo canale ed in particolar modo il taglio delle vecchie procedure che da oggi non si devono più adoperare. Intendiamoci, non vogliamo fare una valutazione premiale di questa legge, parzialmente incompleta, però va sottolineata la svolta sottostante alla sua compilazione .
Strana coincidenza, l’entrata in vigore è prevista per oggi, ma vi assicuriamo che non si tratta di un pesce d’aprile, bensì di una nuova opportunità operante in Sicilia, come ci confermano dall’assessorato regionale delle Attività produttive.
Ci risulta che le Camere di commercio siano già abilitate a ricevere in via telematica le richieste, che auguriamo siano copiose, perché la Sicilia ha bisogno di tanti nuovi imprenditori che si consolidino professionalmente. Essi devono crescere con la mira di andare sia verso Nord che verso Sud, in modo particolare verso Tunisia e Marocco, due nazioni in forte sviluppo, nelle quali manca il ceto imprenditoriale siciliano, nonostante si trovino solo a un centinaio di miglia di distanza.

Il piccolo imprenditore va ulteriormente agevolato tagliando tante altre procedure amministrative che servono alla sua attività: regionali e comunali, presso Questura, Asp ed altri enti.
È vero che la Comunicazione Unica assolve una serie di adempimenti nel momento iniziale dell’impresa, ma è anche vero che nel corso della vita della stessa ve ne sono tanti altri che rimangono complicati volutamente, in modo che il richiedente sia costretto a chiedere il favore per ottenere quanto è suo diritto.
In questi decenni, il ceto politico e quello burocratico hanno fatto in modo di diffondere la cultura del favore per ottenerne obbrobriosi vantaggi da chiedere in cambio: il consenso e il voto. Una pratica che deve essere debellata e carcerata perché incivile.

Articolo pubblicato il 01 aprile 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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