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Inni alla Madonna, processioni e cortei le tradizioni nella Sicilia orientale
di Simona D'Urso

Le manifestazioni per l’intera Settimana Santa in città e provincia per ragusani, siracusani, catanesi, ennesi e messinesi. La statua del Cristo risorto insieme a quella di Maria, ma anche di altri Santi, lungo le vie principali

Tags: Pasqua



L’agnello ha un ruolo preponderante nella tavola siciliana durante il periodo pasquale. Non a caso, è tipica la ricetta della “impanata pasquale ragusana”, la focaccia a base di pane conosciuta in Sicilia grazie alla dominazione spagnola.
Nella parte antica di Ragusa Ibla, si svolgono manifestazioni per l’intera Settimana Santa. A partire dallo spostamento delle statue dalle chiese dove sono conservate alla chiesa madre di S. Giorgio ad opera di varie confraternite.

A Modica l’inno alla Madonna ancora in lutto, è simboleggiato da un corteo lungo le vie principali, dove alla fine del percorso s’intravvede la statua del Cristo risorto. Questa festa, dalle origini spagnole, è storicamente datata 1600.
A Vittoria i festeggiamenti iniziano il Giovedì Santo con la processione del “Cristo alla colonna” (rito che si svolge anche a Ispica), il Venerdì si prosegue con la rappresentazione della “Scesa della croce”. A Chiaramonte Gulfi i confratelli di San Vito indossano un saio bianco e un mantello blu e portano il simulacro della Croce di Cristo in processione.

Anche nel siracusano le processioni pasquali uniscono il coinvolgimento popolare alle credenze. In giro per le vie della città di Canicattini Bagni si porta la statua dell’Ecce Homo, realizzata in carta pesta e posta su un fercolo in stile gotico. Le offerte che un tempo erano i frutti della natura ora sono state sostituite da monete e pietre preziose.
“La diavolata” è la tipica rappresentazione medievale che s’inscena la domenica di Pasqua ad Adrano (Ct). Qui cinque diavoli vestiti di rosso escono da una botola accompagnati da Lucifero, la Morte e da un Angelo.
A Palagonia invece, i riti pasquali iniziano il Martedì con i festeggiamenti a S. Febronia, la martire che visse in un monastero ai confini della Siria.

A Caltagirone si venera Gesù Crocefisso nella Chiesa dei Cappuccini. La domenica di Pasqua si ha la processione più imponente: tre statue, quella di S. Pietro, del Cristo risorto e della Madre. Quando si ha l’incontro tra Madre e Figlio, la statua della Madonna è liberata dal manto nero del lutto e scopre quello bianco e celeste, segno di gioia.
Durante la Settimana Santa, le cucine si arricchiscono di sapori e tradizioni. Tipica del periodo è “u sciuscieddu”, la minestra messinese dalle origini francesi, a base di carne e ricotta.
A San Fratello si ha un esempio particolare dell’unione del sacro con il profano: il dolore per la perdita di Cristo e la fastosità tipica del carnevale. I “giudei” con giubbe rosse e gialle, percorrono le vie della città con squilli di trombe e campanacci allo scopo di distogliere l’attenzione dalla morte di Cristo.

Il Giovedì Santo a Barcellona vede 12 uomini - gli apostoli - procedono con la “lavanda dei piedi” e il peregrinare per le chiese e i tabernacoli della città. Il Venerdì Santo si svolge la processione delle statue fastose.
Suggestiva la processione che si svolge a Pietraperzia (En), sin dalle prime ore del Venerdì Santo in cui i fedeli cantano la passione di Cristo. Sarà portato in processione con in testa il fercolo, mosso da almeno 500 fedeli.

Articolo pubblicato il 01 aprile 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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