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Sentenze illegittime della Consulta
di Carlo Alberto Tregua

Riattivare subito l’Alta Corte

Tags: Autonomia, Corte Costituzionale, Statuto Regionale, Alta Corte



Ancora due sentenze illegittime della Corte Costituzionale (n. 115 e 116, depositate lo stesso giorno, il 25 marzo 2010) che bastonano lo Statuto siciliano sulla base di argomentazioni giuridiche che avranno pure la loro validità in qualche misura, ma la cui essenza è quella di violentare ulteriormente la Sicilia.
La responsabilità di sentenze come le due citate non è solo della stessa Consulta, ma è soprattutto del ceto politico siciliano che in questi 64 anni di Autonomia si è comportato in modo vile non facendo tutto quello che avrebbe dovuto:  ottenere a tutti i costi e con piena legittimità il rispetto dello Statuto.
In capo a questa violazione dell’Autonomia esiste una violazione della legge di rango costituzionale che è appunto lo Statuto siciliano, il quale, lo vogliamo ricordare per l’ennesima volta, è frutto di un patto fra il popolo siciliano e il popolo italiano antecedente alla Costituzione stessa.

Il patto ha avuto la funzione di riconoscere la piena Autonomia della Sicilia, che pre-esisteva rispetto alla Repubblica italiana: questo è il punto fondamentale. Dunque, la Sicilia, come entità costituzionale, è precedente alla Repubblica italiana.
La patente violazione consiste nel fatto che, con sentenza n. 38 del 1957, la Corte costituzionale ha assorbito in sè la funzione dell’Alta Corte, con ciò sbilanciando il patto fra i due popoli (siciliano ed italiano), in quanto,  da come risulta all’articolo 24, la composizione dell’Alta Corte è paritetica, con componenti nominati dall’Assemblea e dal Parlamento, mentre quella della Corte Costituzionale è formata da componenti di cui, uno solo, vedi caso, è siciliano.
Da allora (1957), in oltre cinquant’anni, la Corte Costituzionale ha continuato a penalizzare con le sue sentenze la Sicilia, salvo qualche caso eccezionale. Si è dunque istituita una sequenza negativa, ormai divenuta insopportabile, con la quale vengono calpestati giorno per giorno i diritti fondamentali del popolo siciliano.
Se Alessi, Guarino Amella, La Loggia e Aldisio, padri dello Statuto, avessero supposto che con quel patto si sarebbero ficcati in un vicolo cieco,  non lo avrebbero scritto nè firmato.
 
A questo punto, con molto realismo, i siciliani devono affrontare la questione di fondo che è la riattivazione dell’Alta Corte, oggi e non domani. Come fare? Si possono formulare tante ipotesi di iniziative: a) il Governo regionale faccia il ricorso dei ricorsi alla Corte Costituzionale, non tanto sulle singole questioni di diritto quanto contro quella sentenza del 1957 che ha violato il patto, affinchè la Corte, con opportuna resipiscenza, in autotutela, ripristini l’Alta Corte in quanto l’avocazione non rientra appunto nei compiti e nella missione della stessa Consulta; b) tutti i parlamentari siciliani presentino un ordine del giorno nella stessa direzione e cioè che il Parlamento nomini i componenti dell’Alta Corte, nonostante la sentenza della Consulta; c) l’Assemblea regionale proceda alla nomina dei tre componenti di propria competenza all’Alta Corte; d) tutti i partiti politici siciliani promuovano un’iniziativa per la raccolta di firme (2 o 3 milioni) sotto la richiesta di riattivazione dell’Alta Corte e del rispetto dell’intero Statuto. Con quest’iniziativa si va non solo a Roma ma anche a Bruxelles.

Vi è poi un’iniziativa ancora più forte, l’abbiamo scritto più volte, e cioè proporre un’azione giudiziaria dinnanzi alla Corte di giustizia europea affinchè intervenga sulla questione, non già negli affari interni di uno Stato partner, bensì come Tribunale supremo che valuti il patto fra due popoli, firmato nel 1947.
Vi sono altre iniziative da prendere, compresa quella di forzare la mano mediante la convocazione della Polizia dello Stato (ai sensi dell’articolo 31 dello Statuto), la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l’impiego e l’utilizzazione, dal governo regionale. Il presidente della Regione può chiedere l’impiego delle Forze armate dello Stato.
È venuto il momento di togliersi i panni dell’agnello e di indossare quelli di cittadini siciliani consapevoli dei propri diritti. Così ha vinto la Lega nel Nord.

Articolo pubblicato il 02 aprile 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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