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Quotidiano di Sicilia

In Sicilia la capacità fiscale, alla Sicilia anche il gettito
di Lucia Russo

Anche le norme del 1965 di attuazione dello Statuto parlano chiaro. Non importa invece il luogo fisico della riscossione

Tags: Corte Costituzionale, Autonomia, Statuto Regionale, Alta Corte



Nel primo ricorso, difesa dagli avvocati Giandomenico Falcon, Victor Uckmar e Giovanni Pitruzzella, la Regione sollecitava lo Stato a emanare opportune disposizioni per consentirle l’incasso di quattro tipi di imposta diversi, ad una condizione: che il presupposto d’imposta si sia verificato nell’àmbito della Regione siciliana (imposta sulle assicurazioni; imposta sul valore aggiunto; imposta sugli interessi, premi ed altri frutti e proventi che è applicata nei confronti dei titolari di conti correnti o di deposito, con ritenuta da parte dell’Ente poste italiane e dagli istituti di credito che hanno il domicilio fiscale fuori dal territorio regionale; delle ritenute d’acconto operate dalle Amministrazioni dello Stato o da altri Enti pubblici, con sede centrale fuori dal territorio regionale, su stipendi ed altri emolumenti corrisposti in favore di dipendenti o altri soggetti che abbiano espletato stabilmente la propria attività lavorativa nel territorio della regione).
A sostegno la Regione ha richiamato non solo gli articoli 36 e 37 dello Statuto, ma anche gli articoli 2,4 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 1074 del 1965, contenente le norme di attuazione dello Statuto.

In particolare l’art. 2 delle norme di attuazione, precisa la Regione, “va inteso non nel senso che è decisivo il luogo fisico in cui avviene ‘l’operazione contabile’ della riscossione, ma nel senso che va assicurato alla Regione il gettito derivante dalla “capacità fiscale” che si manifesta nel suo territorio, in ragione della residenza fiscale del soggetto produttore del reddito colpito (come nelle imposte sui redditi) o luogo in cui si è verificato il fatto cui si collega il sorgere dell’obbligazione tributaria. Tale interpretazione troverebbe conferma sia nel tenore letterale dell’art. 4 delle stesse norme di attuazione – il quale precisa che nelle entrate spettanti alla Regione ‘sono comprese anche quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell’ambito regionale, affluiscono, per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della Regione’ – sia nella previsione, da parte dell’art. 37 dello statuto e dell’art. 7 delle norme di attuazione”.

Nell’altro ricorso del 20 ottobre 2008, la Regione, difesa dall’avvocato Paolo Chiapparrone, impugnava il provvedimento con il quale lo Stato, ministero dell’Economia e finanze, aveva  rigettato le istanze con le quali la stessa Regione aveva rivendicato a sé la spettanza del gettito derivante dalla tassazione sul consumo di taluni prodotti energetici ed aveva sollecitato “l’emanazione delle opportune disposizioni e l’adozione dei provvedimenti necessari per consentire l’acquisizione al bilancio regionale del gettito relativo”.

Articolo pubblicato il 02 aprile 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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