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Quotidiano di Sicilia

Lontani dalla Lombardia, anche di Puglia e Calabria
di Rosario Battiato

Il rapporto Gse fotografa la produzione di biomasse residuali. La regione settentrionale si distingue con oltre il 22%

Tags: Energia, Biomasse



PALERMO – Le destinazioni alternative a quelle energetiche per le biomasse residuali – che rappresentano sempre il 78% del totale in Sicilia – registrano utilizzi differenti.
Ad esempio, per le 850 mila tonnellate provenienti dalla coltivazione del frumento duro è da escludersi a priori la probabilità di un impiego energetico. “Nelle zone di coltivazione, la paglia – si legge nell’allegato al rapporto Enea - quando viene recuperata, è destinata all’utilizzo zootecnico per lettiera e/o alimento ai fini dell’apporto di fibra grezza, in caso contrario questa viene interrata con la prima lavorazione del terreno oppure bruciata direttamente in campo dopo la raccolta dei cereali. Quando i residui sono destinati al settore zootecnico, le paglie vengono raccolte dopo la mietitrebbiatura e dopo essere state disposte in andane si procede all’imballatura in balle prismatiche del peso medio di 30-40 Kg, oppure in rotoballe ad alta densità dal peso medio di circa 350-400 kg”.

Nel caso dei residui di potatura, invece, la problematica è da riferirsi all’assenza di un mercato di riferimento, una situazione che di fatto non rende favorevoli le operazioni di raccolta della massa legnosa per lo sfruttamento energetico.
Segnali di recupero arrivano invece dal settore delle vinacce, 8,4% della produzione totale di biomasse residuali, e da quello delle sanse che sono quasi esclusivamente utilizzate per fini energetici. Risultato complessivo?
L’ultimo rapporto Gse per le biomasse pone la Lombardia al 22,9%, in Italia centrale il Lazio si colloca al 4,6%, mentre tra le Regioni meridionali si distinguono la Puglia e la Calabria, rispettivamente con il 13,4% ed il 13,2%. Fanalino di coda la Sicilia con un valore pari all’1,3%.

Articolo pubblicato il 07 aprile 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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