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Palermo - Clientele e forniture fantasma, l’onta degli arresti sul “Civico”
di Luca Insalaco

Per i manager Re, Strano e Castorina plurimi episodi di corruzione ipotizzati dalla Procura. Gravi i reati. L’amministrazione ospedaliera avrebbe pagato prodotti mai ricevuti

Tags: Palermo, Ospedale Civico, Giustino Strano, Giuseppe Castorina



PALERMO – Forniture fantasma, tangenti, corruzione. L’onta degli arresti si è allungata sull’Ospedale Civico di Palermo, colpendo alcune delle sue professionalità più note. Se nel 2008 era stato il cardiochirurgo di fama internazionale, Carlo Marcelletti (poi morto suicida), a finire agli arresti domiciliari, qualche giorno fa la stessa misura cautelare è stata applicata a Mario Re, già direttore del Primo Servizio di Anestesia e Rianimazione dell’Arnas, nonché a Giustino Strano, ex responsabile del servizio di Medicina Iperbarica della stessa struttura.

Gravi i reati ipotizzati. Ai due medici sono contestati, in concorso con il manager della sanità Giuseppe Castorina (indagato a piede libero e già tratto in arresto nel marzo dello scorso anno), plurimi episodi di corruzione ed in particolare l’ottenimento di somme di denaro e di altre utilità quali viaggi, partecipazioni a congressi, cene, nonché - nel caso di Mario Re – nell’accollo da parte dell’imprenditore coindagato delle spese per la campagna elettorale organizzata in occasione della candidatura alle elezioni regionali del 2001 nella circoscrizione elettorale di Agrigento, oltre al pagamento di abbonamenti allo stadio in tribuna centralissima e al pagamento del prezzo di un’autovettura di lusso, per un ammontare complessivo stimato che supera i 150 mila euro per Re e di circa 50 mila euro per Strano. Somme date in cambio della falsa attestazione della ricezione di prodotti sanitari, in realtà mai ceduti dalla Med Line Srl di Giuseppe Castorina, ma indebitamente pagati dall’Amministrazione ospedaliera.

Gli arresti domiciliari sono stati disposti dal Gip Seminara, su richiesta dei sostituti procuratori Demontis, Malagoli e Luise, coordinati dal procuratore aggiunto Agueci, e applicati dalla Squadra Mobile della Questura e del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, nell’ambito delle indagini avviate nel 2008, che hanno svelato l’esistenza, all’interno del nosocomio, di un ramificato sistema clientelare basato sulla connivenza di numerosi soggetti.
Nella primavera del 2009, i due medici erano già stati sospesi dai pubblici uffici ricoperti, ed a Re era stato fatto divieto di dimora nella provincia di Palermo, visto che dalle indagini era emerso che il medico, nel periodo di interdizione, aveva di fatto continuato ad esercitare le sue funzioni presso l’Arnas.
 


All’Ars Caputo chiede una commissione di indagine
 
PALERMO – “Mi chiedo come mai in questi due anni di Governo non vi sia stato un controllo sulla legalità da parte di chi vi é preposto. Vi sono precise responsabilità che il Parlamento deve conoscere e prendere posizione”.
È questa l’accusa di Salvino Caputo, presidente della Commissione Legislativa Attività produttive dell’Ars, che ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere la nomina di una commissione di indagine, sia sullo scandalo esploso al Civico di Palermo che sulla gestione del 118.
“È chiaro – ha aggiunto il deputato monrealese - che l’esplosione dello scandalo tangenti al Civico ed il rischio della paralisi del servizio del 118 sono questioni che devono essere affrontate, non solo dalla Magistratura e dalle Forze dell’Ordine, ma devono investire la cognizione della Regione Siciliana. Mi stupisce il silenzio della Regione ed in particolare dell’Assessorato alla Salute. come se lo scandalo ed il sistema di tangenti avesse investito un soggetto privato e non una delle strutture ospedaliere pubbliche più grandi ed importanti del meridione”.

Articolo pubblicato il 09 aprile 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Lospedale Civico di Palermo
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