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Quotidiano di Sicilia

Occupazione dei giovani appena laureati, cifre importanti per il settore dei servizi
di Alessandro Petralia

Qualche complicazione soprattutto per le donne, che studiano in maggior numero ma trovano lavoro con più difficoltà. Il percorso dei siciliani da poco usciti dall’Università a confronto con quello del resto d’Italia

Tags: Formazione



CATANIA - Occupazione post laurea in Sicilia? Molto terziario e pochi giovani. I dati raccolti per il 2009 da Almalaurea, il servizio di interfaccia tra laureati e aziende, fotografa una Sicilia più “pubblica”, ma meno dinamica rispetto al resto del Paese. Ad Almalaurea  non hanno aderito le Università di Palermo ed Enna, per le quali dunque non si dispone di dati così aggiornati.
Ma qual è dunque la capacita delle università siciliane, in confronto al resto del Paese, di favorire l’inserimento lavorativo dei propri laureati?

Il primo dato interessante è dato dall’età in cui gli studenti conseguono il titolo di laurea: a Catania l’età media è 27,5 anni, a Messina si registra un 26,4 in linea con la media del Paese che è 26,5, mentre fa meglio un ateneo come quello di Bologna (città simile per numero di abitanti alle due siciliane) che laurea all’età media di 25,5 anni. Più alti i voti di laurea degli atenei siciliani: a Catania la media è di 105,8, a Messina 104,8, contro i 103,4 della media italiana e il 102,4 di Bologna.
Ma chi si laurea? Donne nella stragrande maggioranza. A Catania il 60,3%, a Messina addirittura il 65,8%, in Italia il 60,1%, a Bologna il 58,3%.
Sono tuttavia i dati occupazionali a presentare le maggiori differenze tra Sicilia e resto del Paese: a Catania lavora il 40,5% dei laureati, a Messina solo il 37,9% con uno scarto di oltre dieci punti rispetto alla media nazionale che si attesta al 48,7%. Bologna fa registrare una percentuale superiore ai 50 punti.

Non lavorano e hanno smesso di cercare lavoro il 26,4% dei laureati a Catania, il 27,7% a Messina, il 29,4% in Italia, il 33,3% a Bologna. Più alta la percentuale di studenti siciliani che non ha ancora trovato lavoro ma lo cerca: a Catania sono il 33,1% dei laureati, a Messina il 34,3%, contro una media nazionale del 21,9% e quella bolognese del 16,7%.
Ma chi entra nel mondo del lavoro e con quale tipo di inquadramento? Particolarmente penalizzate le donne siciliane che, come abbiamo visto, studiano in maggior numero, ma trovano meno lavoro: lavorano solo il 37,5% del totale a Catania, il 35,1% a Messina, molto al di sotto della media nazionale, che si attesta al 48,1%, e Bolognese (50,9%).

Maggiore sicurezza invece per i lavoratori: il 47,6% a Catania e il 43,5% a Messina hanno infatti un lavoro stabile, contro il 39,3% della media nazionale e il 32,1% bolognese. Dato spiegabile in considerazione del fatto che il pubblico accoglie ancora molto di più in Sicilia che altrove: 33,9% e 33,8% i laureati catanesi e messinesi che vi hanno trovato impiego, contro il 26,8% della media nazionale e il 19,4% di Bologna.

Impiega nettamente di più il settore dei servizi: 87,9% a Catania, 92,8% a Messina, 85,8% in Italia, 82,8% a Bologna. Poco accogliente il settore industriale isolano; 9,5% a Catania, 5,6% a Messina, 12,5% in Italia, addirittura 14,9% a Bologna.
Trasversale al Paese, infine, la differenza di genere nei guadagni, con gli uomini che ottengono anche più di 1.200 euro mensili e le donne che non vanno oltre i 945 euro.

Articolo pubblicato il 15 aprile 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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