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Federalismo alle porte, Regione in crisi con oltre 2 miliardi di deficit
di Salvatore Sacco

L’avvio del nuovo sistema può coincidere tra 7 anni con l’esaurimento dei Fondi Ue per coprire i divari. L. 42/09 non ha fissato i termini per applicare i costi standard nelle Regioni Speciali

Tags: Regione Siciliana, Federalismo



PALERMO - Dopo le recenti elezioni regionali l’iter che dovrebbe portare al federalismo fiscale sembra destinato ad una sensibile accelerazione; ciò impone alla Sicilia di attrezzarsi per tempo al fine di non farsi trovare impreparata nel momento in cui la riforma avrà attuazione. Finora molti  esponenti della nostra classe dirigente hanno ritenuto che il federalismo non avrebbe mai visto la luce se non in proclami di massima, sostanzialmente, inefficaci. Per la Sicilia vi era, infatti, l’ulteriore ostacolo dello Statuto speciale, aspetto su cui l’ impianto normativo sul federalismo finora approvato è estremamente carente: lo statuto Regionale dovrebbe  essere modificato con  legge costituzionale, ma la legge n. 3 del 2001 che ha riformato il titolo V della Costituzione, non ha toccato gli Statuti speciali, mentre la legge delega n. 42 del 2009, ha aggirato il problema con una serie di rinvii; anche per quanto riguarda i tempi necessari per l’applicazione del criterio dei costi standard alle spese essenziali (sanità, assistenza sociale ed istruzione) è stato fissato il termine di cinque anni per le regioni ordinarie ma non è stato determinato nulla per quelle a statuto speciale.

Altri aspetti rilevanti potrebbero aggiungersi, ma non è questa la sede per affrontarli, quel che interessa è capire quali potrebbero essere le conseguenze dell’attuazione del federalismo e come prepararsi adeguatamente a tale trasformazione. Va detto con chiarezza che nel medio periodo i rischi appaiono maggiori dei vantaggi conseguibili, in quanto questi ultimi potranno determinarsi solo nel lungo periodo.  Tali rischi sono di duplice natura: il ridimensionamento delle risorse disponibili a livello locale e l’ aggravamento del gap di competitività fra il nostro sistema regione ed i competitors nazionali e mondiali.

Quanto al primo punto, il meccanismo dei costi standard e dei fabbisogni essenziali, comporterà inevitabilmente una riduzione delle risorse disponibili (in atto la quota di tributi propri regionali non supera il 20% del totale, mentre il restante 80% è devoluto dallo Stato); peraltro, se sono fondate le affermazioni del ministro dell’ Economia circa l’applicazione della riforma in 5-7 anni, gli effetti di tale ridimensionamento potrebbero esplicarsi a pieno proprio in concomitanza con l’esaurirsi dei fondi europei per il riassorbimento dei divari. Il tutto in una situazione in cui la Regione è già in uno stato di sostanziale dissesto finanziario, con  un deficit strutturale di bilancio superiore ai 2 miliardi di euro, aggravato dall’ altrettanto pesante e sostanziale dissesto di moltissimi enti locali: 6 province su 9 e 308 comuni su 390 (circa l’80%) non in grado di approvare i consuntivi 2008, con i due grandi centri candidati a province metropolitane (Palermo e Catania) in stato di semi decozione.

L’altro punto è quello della competitività: il sistema federale è un sistema competitivo che funziona solo se riesce effettivamente a premiare chi utilizza in modo più efficiente le risorse disponibili. Dunque la Sicilia dovrebbe confrontarsi non solo con il resto del mondo ma anche con le altre regioni italiane. Sotto questo aspetto, le prove date sono abbastanza negative ed il finto autonomismo a piè di lista finora vissuto ha creato sacche di inefficienze difficili da recuperare; peraltro  la progressiva riduzione delle risorse disponibili limiterà ulteriormente l’ efficacia delle scelte di investimento, anche laddove queste fossero ottimali, cosa di per sé già difficile perché comporterebbe il superamento dei vizi peculiari delle nostre classi governative.
Bisogna convincersi che il federalismo, lo si voglia o meno, è ormai una via obbligata per il nostro Paese, esso potrebbe essere foriero anche di aspetti molto positivi, ma va affrontato in modo adeguato per evitare che  nell’ immediato comporti seri problemi per il contesto regionale.

Articolo pubblicato il 17 aprile 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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