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Quotidiano di Sicilia

Valle del Mela, un’altra bomba
di Rosario Battiato

Ambiente. Cosa lasciano i grandi impianti industriali.
Lo stato. La Raffineria di Milazzo (Eni e Kuwait petroleum) opera in regime di proroga, perché non ha ancora ottenuto l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Il 60% degli impianti risale agli anni ‘60/’70.
L’allarme. Nell’area, come spiegano esperti istituzionali, si registra una totale assenza di comunicazione dei gestori, “rendendo potenzialmente vano ogni attività emergenziale”.

Tags: Milazzo, Raffineria, Arpa, Antonio Marchese, Pippo Ruggeri, Legambiente



MILAZZO (ME) - L’industria pesante dell’Isola sembra allo stremo. La strategia dei petrolieri del polo siracusano è ormai indirizzata verso il gas, e la vicenda rigassificatore, caldamente stimolata dai fratelli Garrone, è stata infatti emblematica in tal senso.
Anche a Milazzo la situazione non sembra affatto migliore con la centrale termoelettrica Edipower che rischia di essere tagliata fuori dal mercato nel 2014 e la Raffineria che mantiene impianti antidiluviani. La Ram non ha infatti ottenuto l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) nella conferenza dei servizi a Roma ed entro 24 mesi dovrà aggiornare i suoi impianti. Su tutto incombe la questione delle centraline, in attesa del decreto assessoriale che riordini il sistema.
 
Il sistema delle raffinerie siciliane vive uno stato di pesante deficit strutturale rispetto quelle che sono le esigenze ambientali del territorio. I poli di Siracusa, Gela e Milazzo latitano in strutture che in alcuni casi risalgono ad almeno quattro decenni fa e adesso anche le autorizzazioni ambientali faticano ad arrivare. L’ultima bocciatura in ordine di tempo ha riguardato la Raffineria di Milazzo, joint venture paritaria tra Eni e Kuwait petroleum con 171 milioni di euro di capitale sociale, che non ha ottenuto l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) in sede di conferenza dei servizi a Roma, anche se sono stati concessi 24 mesi per aggiornare l’impianto. Basteranno? Dovranno essere investiti 250 milioni di euro se la Raffineria – che produce qualcosa come 20,4 tonnellate annue di benzine lavorate, per 10 miliardi di euro – vorrà continuare a lavorare nei prossimi 8 anni. Intanto dalla Regione si attende sempre il decreto che metterà ordine nella gestione delle centraline.

“Dire che la Raffineria incide sulla qualità dell’aria di Milazzo appare una cosa assolutamente ovvia”. Una constatazione di fatto, quella enunciata da Antonio Marchese, direttore Arpa di Messina, che riguarda qualsiasi impianto similare a quello del centro messinese. I dati sulle emissioni della Raffineria sono stati diffusi nell’ambito della documentazione Aia dal gruppo Rm e dicono che nel 2008 sono state scaricate in atmosfera 2.363 tonnellate di ossidi azoto, 5.124 di diossido di zolfo, 201 di polveri e 607 di monossido di carbonio. Valori al ribasso visto che sono stati registrati nello stesso anno in cui si è verificata la fermata quadriennale degli impianti di conversione e la diminuzione della quantità totale di greggio lavorato, per cui “il quadro emissivo finale risulta atipico ed assai inferiore a quello riscontrato negli anni precedenti”.

Secondo alcune associazioni locali sono cifre esorbitanti che minacciano la salute dei cittadini dell’intero comprensorio, frutto di una impiantistica che per il 60% risale agli anni ‘60/’70. “In sede di conferenza dei servizi per il rilascio dell’Aia – ha spiegato Pippo Ruggeri, responsabile Legambiente Milazzo - alla Raffineria è stato concesso un periodo di 24 mesi per modernizzare la struttura e abbattere le emissioni nocive per l’uomo”. Appena due anni per modernizzare un sistema che lascia perplessi gli addetti ai lavori.
“È probabile che tecnicamente si riesca quantomeno ad iniziare il processo di modernizzazione – ha dichiarato Giuseppe Falliti, responsabile aree a rischio Wwf Sicilia - ma quello che è risultato carente è stato il processo di informazione ai cittadini, che non ha consentito di avanzare le giuste e necessarie proposte di adeguamento degli impianti”.

Tuttavia l’apparato industriale necessita, così come previsto dalle prescrizioni del gruppo istruttorio Ippc (Ministero dell’Ambiente), misure urgenti per contenere le emissioni. “Esiste un parco serbatoi da modificare – ha precisato il direttore dell’Arpa di Messina – in quanto i tetti sono vecchi E devono migliorare questi sistemi di contenimento altrimenti non reggono bene i composti volatili che si scaricano in atmosfera”  La presenza dell’industria pesante nell’area – nel comprensorio del Mela esiste l’altro mostro inquinante come la centrale termoelettrica Edipower – ha di fatto stroncato alla base una realtà sociale che forse avrebbe potuto sognare un futuro differente, dal momento che la solita solfa del ricatto occupazionale ha cristallizzato decenni di promesse politiche.

“In generale l’economia attiva – ha precisato Ruggeri - presenta problemi. Secondo l’ultimo studio dell’Università di Messina, redatto in combinata allo screening sullo stato di salute dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) per i bambini, nell’area del Mela si verificano una bassa scolarizzazione ed un Pil molto basso, rispetto ai comuni fuori dell’area industriale”. Anche sugli incidenti ci troviamo di fronte ad un capitolo difficile, come denunciato in una recente inchiesta del Qds. “Per gli incidenti analizzati- afferma l’architetto Biagio Bellassai, Servizio rischi ambientali di Siracusa - abbiamo riscontrato dei ritardi anche di ore, o persino una totale assenza di comunicazioni ufficiali da parte dei gestori, soprattutto nelle aree di Milazzo e Gela, rendendo potenzialmente vano qualsiasi tipo di attività emergenziale”.
 


Chi inquina non paga. Delle bonifiche nemmeno l’ombra
 
MILAZZO (ME) - Le bonifiche? “Neanche a parlarne. Non solo – ha spiegato Ruggeri - ma esiste una questione di individuazione delle aree da bonificare. La caratterizzazione richiesta alle singole aziende è contro il principio dettato dalla C.E. di chi inquina paga”. Il solito problema del “chi ha inquinato prima paga”, per cui se le aziende non si muovono se hanno ereditato un ambiente già degradato.
Attualmente sulla questione è in corso un dibattito all’Ars. Del resto proprio l’ad dell’Eni Scaroni, in una recente audizione alla Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo e i rifiuti, aveva dichiarato che sul 45% dei Sin (Siti di Interesse Nazionale) italiani era già stata effettuata la bonifica. Forse Milazzo non è Italia o è una città molto sfortunata. “Non ci saranno mai bonifiche nel Comprensorio – ha spiegato Giuseppe Falliti, responsabile Wwf aree inquinate - fino a quando la politica andrà a compromessi con le industrie piuttosto che mettersi dalla parte dei cittadini. La politica ha barattato ormai ufficialmente la salute dei cittadini con il ricatto occupazionale”.

Articolo pubblicato il 17 aprile 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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