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Messina - Il lupo perde il pelo, non il vizio la corsa al cemento non si ferma
di Francesco Torre

Non si tiene conto del Piano paesaggistico regionale e dei problemi legati al dissesto idrogeologico. Dopo la pausa post-Giampilieri, presentati 140 mln di progetti da finanziare

Tags: Messina, Nubifragio, Giuseppe Buzzanca, Gianfranco Scoglio



MESSINA - Ci sono 8 milioni di euro per il ripristino della galleria di Via Santa Marta. 8.5 mln per la realizzazione di un parcheggio pubblico nel quartiere Tirone. 10 mln per il porticciolo turistico “Marina Guardia”.
Questi ed altri i progetti e le proposte di finanziamento presentati nei giorni scorsi dal sindaco Buzzanca, l’assessore comunale ai Lavori pubblici Gianfranco Scoglio, l’assessore provinciale alla Pianificazione e alla programmazione Michele Bisignano e il sindaco di Fiumedinisi Cateno De Luca. 140 milioni in tutto, suddivisi tra Piano Integrato di Sviluppo Territoriale e Piano Integrato di Sviluppo Urbano, con fondi a valere sull’Asse 6 del PO-Fesr 2007/2013, “Sviluppo Urbano Sostenibile”.

Dopo l’ipocrita stasi dovuta alla tragedia di Giampilieri, ricomincia, insomma, come se niente fosse la corsa al cemento, alla costruzione massiva su tutto il territorio, all’accaparramento di fondi pubblici a fini privati. Inutile dire che nei progetti non c’è il minimo accenno ai vari dissesti idrogeologici, alla messa in sicurezza dei quartieri cittadini, anche quelli maggiormente residenziali come l’Annunziata. Ci sembra scontato. Così come scontata è la piccata presa di posizione dell’assessore Scoglio in relazione al Piano Paesaggistico della Regione che rischia di bloccare numerosi progetti già pianificati. “Non ce l’ho con il Piano paesaggistico – ha commentato il componente della Giunta – ma contiene restrizioni eccessive che ingessano tutto, con le quali non si è tenuto conto dei piani comunali”. Come si permettono, insomma, sembra dire Scoglio, questi signori della Regione a guastarci la festa quando noi avevamo già pronta la torta? Inammissibile, proprio!

E difatti (lo avevamo già detto parlando della “Mortelle – Tono”) il Comune sta predisponendo un documento di opposizione al Piano, con numerose osservazioni per la Soprintendenza. Alcune delle quali saranno anche sensate, non abbiamo dubbio, ma è mai possibile che ai nostri amministratori non venga mai il dubbio – soprattutto dopo la distruzione degli ultimi mesi, i morti, il pericolo incombente sulla quasi totalità del territorio – che il loro modello di sviluppo, oltre che immorale, è fallimentare?
Il Ponte qui non c’entra, è una favola, una chimera. Lo dimostra il fatto che non è nemmeno menzionato dai Piani Paesaggistici, nemmeno preso in considerazione. Altri sono i punti nevralgici, altri gli obiettivi. A partire dalla Zona Falcata, su cui si prospetta la più grande speculazione edilizia mai vista dai tempi della ricostruzione post-bellica.
 


La proposta. Nuove edificazioni nelle zone a rischio
 
MESSINA - “Basta un poco di geologo e la pillola va giù”. In assenza di chiare disposizioni dalla Regione, la Giunta comunale fa da sé e trasmette al Consiglio una proposta a firma del sindaco Buzzanca e dell’assessore alle politiche del territorio Giuseppe Corvaja per disciplinare le nuove edificazioni nelle zone a rischio idrogeologico? Nuove edificazioni? Ma è insensato, pericoloso, immorale, dice l’uomo della strada. Non a Palazzo Zanca, dove tutto sommato per le aree segnalate dal PAI a rischio R1 e R2 e a pericolosità P1 e P2 basterà allegare una relazione geologica all’istanza. E le più severe prescrizioni previste dal PAI? Solo per le aree definite a rischio R3 e R4 e pericolosità P3 e P4. Per tutto il resto del territorio, via libera ai piani di lottizzazione, alle concessioni, ovviamente alle sanatorie, e dimentichiamoci quello che è successo l’1 ottobre, è storia vecchia. Prepariamoci piuttosto a quello che succederà nel prossimo autunno, considerato che il dissesto non è stato arginato per nulla.

Articolo pubblicato il 22 aprile 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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